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L'eterno scontro fra Berlusconi e i magistrati

L'eterno scontro fra Berlusconi e i magistrati

02 Luglio 2020, 09:28

«Di Pietro mi disse: ‘Vado io in dibattimento perché quello io lo sfascio’». Così Francesco Saverio Borrelli, il 26 novembre 1996, interrogato come testimone. «Quello» è Silvio Berlusconi, diventato presidente del Consiglio nel ‘94 dopo la vittoria di Forza Italia alle elezioni. Il  21 novembre del 1994, il premier è a Napoli a presiedere un summit mondiale sulla sicurezza. Borrelli autorizza Di Pietro e il pool Mani Pulite a consegnare  al Cavaliere un invito a comparire. Un atto dovuto, a difesa dell’indagato, che noi giornalisti di allora consideravamo già una mezza condanna. Il momento scelto per recapitarlo a Berlusconi già di per sé indica che la strategia della Procura sarà una guerra totale, comprese azioni per screditare il premier. La notizia è uno scoop del Corriere della Sera firmato da Buccini  e Di Feo, bravissimi cronisti gestiti dal caporedattore Alessandro Sallusti e dal direttore Paolo Mieli. Inviato di Repubblica a Napoli, alle sei del mattino sento la notizia e rischio un coccolone. Immagino il mio direttore Eugenio Scalfari  che sta meditando il mio licenziamento e quello dei colleghi della cronaca giudiziaria. Provo a chiamare una guardia del corpo, sicuro che saranno già tutti in piedi. Infatti. Berlusconi: «L’avrei chiamata tra poco per ringraziare lei e il suo giornale per non esservi prestati a questa infame manovra di magistrati politicizzati contro un leader eletto dal voto degli italiani. E’ la fine della democrazia! L’avete finalmente capito anche voi di Repubblica.Vorrei darne atto anche e soprattutto a Scalfari. Gli mando un fax di complimenti».

Mi sono dilungato su questo episodio non per protagonismo, ma perché quella mossa della Procura segnò l’inizio di un’epoca devastante, sconosciuta agli altri Paesi occidentali. Un’epoca nella quale il potere politico viene vivisezionato dall’ordinamento giudiziario. E sarà una continua battaglia, soltanto tutta italiana: il leader politico  viene indagato su tutti i fronti, accusato di tangenti, condannato a risarcire De Benedetti con 560 miliardi per il Lodo Mondadori. Una tempesta continua: appropriazione indebita e frode fiscale, rivelazione di segreto d’ ufficio, corruzione, falso in bilancio, contatti con la mafia, mandante degli attentati di Villa Reale a Milano e ai Georgofili a Firenze.
 E altro ancora. All’inizio del ’95, a Roma pranzo da ‘Fortunato’ al Pantheon. Nel tavolo accanto, ascolto con le mie orecchie un parlamentare del centrodestra e un direttore di giornale  - non mi conoscono, parlano a voce chiara - scambiarsi valutazioni sulla tenuta del primo governo Berlusconi. Uno dice: «Non dura, stanno arrivando da Lugano dei documenti che dimostrano come Berlusconi usi le sue aziende come lavanderia dei soldi sporchi della mafia». Pochi mesi e Bossi fa cadere il governo e ordina al giornale la Padania di sferrare un attacco frontale al Cavaliere. Pagine e pagine nelle quali lo si accusa senza mezzi termini di far parte della mafia, lo sfidano a rivelare la fonte dei miliardi ricevuti, Bossi lo definisce un «mafioso mandato a Milano per fregare il Nord». Gli attacchi continuano anche nel ’97, anno nel quale Matteo Salvini diventa redattore del giornale che ancora nel ’98 e nel ’99 accuserà Berlusconi di ogni nefandezza. Poi la pace, il Cavaliere ritira le querele, si torna amici come prima più di prima. I sostituti Procuratori sono scatenati, incominciano i processi, a decine. Molti finiscono in prescrizione, altri per intervenuta amnistia. L’unica condanna passata in giudicato è quella del Processo Mediaset: 4 anni di detenzione, dei quali 3 beneficiati dall’indulto. Berlusconi sconta la condanna con un anno di lavori sociali - dal 9 maggio 2014 al 6 marzo del 2015, nella clinica Sacra Famiglia di Cesano Boscone. Ma risulta «pregiudicato» e per la nuova «legge Severino» incandidabile, interdetto ma con diritto di voto. Gli tolgono anche il titolo di Cavaliere della Repubblica.  Successivamente la Corte dei diritti di Strasburgo accetta la richiesta di riabilitazione. Torna Cavaliere candidabile. Nel frattempo accade una cosa stupefacente. Berlusconi in questi 26 anni da leader politico con sul groppone accuse e sospetti terribili e un centinaio di processi riesce a presiedere quattro governi stabilendo il record di durata. Anche adesso per il Cavaliere sarà una corsa a ostacoli. Processo escort, inchiesta Ruby ter, figlia del processo Ruby (la famosa nipote di Mubarak) che ha originato ben 7 distinti procedimenti con accuse di induzione alla prostituzione. Non c’è categoria di reati che non siano addebitati al Cavaliere, tranne quello di omicidio, ma in compenso lo si sospetta di concorso in strage insieme a Dell’Utri, condannato per partecipazione esterna a Cosa Nostra.  Qui non si scappa: o siamo un Paese di ciechi o più probabilmente  Berlusconi piace ancora a molti italiani e chi lo ha combattuto e odiato non è riuscito a sconfiggerlo, il Berlusconismo ha attecchito anche da quelle parti. Perché ogni Paese ha i politici, e i magistrati, che si merita

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