«Dice le stesse cose di Renzi e Prodi». E’ un Salvini fuori dalla grazia di Dio quello che per astiosa ripicca accomuna il Cavaliere al leader di ‘Italia viva’ ma soprattutto a Romano Prodi. Salvini sa che questo paragone con l’ex presidente ulivista del Consiglio suona come un insulto alle orecchie di Berlusconi.
Da un paio di settimane il signore delle tre tv e del ‘’Giornale’’ ha progressivamente attuato una manovra di sganciamento dall’alleanza del cetro-destra. Ha schierato Forza Italia in una posizione distinta e autonoma: spingendo il premier Conte a cambiare l’atteggiamento di rifiuto dei 36 miliardi offerti dal Mes. E garantendogli il soccorso nel caso in cui il Movimento 5 stelle arrivasse a provocare la crisi votando contro il governo. Altra mossa di smarcamento è quella di non firmare la richiesta da parte di Salvini e della Meloni di dimissioni del ministro alle Finanze. Tutto vuole Berlusconi in questo momento tranne che provocare una crisi di governo. Quel che gli preme è riconquistare il centro politico, diventare determinante e convincere gli italiani dell’assoluta necessità di premiare la sua moderazione costruttiva ben lontana, secondo Berlusconi, dall’inaffidabilità di un Salvini ormai incapace di attuare una linea politica che non sia di quotidiana virulenza nihilista. Il Matteo milanese incomincia del resto ad avere problemi interni al partito e nel contempo un appannamento di immagine certificato dagli ultimi sondaggi, questa irrealtà che guida le scelte del nostro ceto politico. Problemi interni: Salvini ha portato la Lega con le insegne di sé stesso sì dal 4 al 30 per cento ma nelle elezioni Europee. Alle Politiche del 2018 aveva incamerato il 14 per cento dei voti: ma pur di conquistare il potere si era alleato con Di Maio capo dei Pentastellati, dopo averne detto di tutti i colori in campagna elettorale, e a costo di rompere con Berlusconi. Poco più di un anno dopo eccolo far saltare il governo presieduto da Conte, fino a un mese prima osannato insieme a Di Maio, quest’ultimo da lui definito un giorno sì e l’altro pure valentissima e affabile persona. Ma Salvini era convinto che la crisi avrebbe portato a elezioni anticipate nelle quali tramutare l’oro farlocco dei sondaggi in un consenso reale pari al 30 percento dei voti. Errore fatale. Niente elezioni. Lui tenta la carta della disperazione: offre il posto di premier a Di Maio pur di rifare l’alleanza. Fallimento totale. Il Matteo sovraesposto su giornali tv e social conduce la Lega alla traversata del deserto. Promette tutto e il contrario di tutto. Si scaglia contro l’Europa affamatrice del popolo italiano, grida che occorre abbandonare quella crudele matrigna. Un impressionante dispendio di energia, di quotidiane continue polemiche. Risultati? Zero. A lungo andare il continuo acchiappare il vento non può che produrre frustrazioni e nevrosi. E infatti dentro la Lega serpeggia un evidente malumore per gli errori del leader massimo che ha sbagliato più di una mossa. Anche le antenne che captano l’illusoria irrealtà degli Dei sondaggisti incominciano a dare responsi deludenti. Nel bel mezzo di questa immane tragedia che ci schiaccia in un’umiliante terribile angoscia, al di là degli isterismi accusatori, c’è bisogno di concordia e moderazione. E infatti aumenta la fiducia in chi si sta dando da fare concretamente: il premier Conte, il Partito democratico, Forza Italia. La Lega Salvini arretrerebbe di un buon cinque per cento. Di questo passo sarà probabilmente destinata a perdere consensi.Anche perché è ormai evidente che anche nel caso si aprisse una crisi di governo innescata da parte del Movimento 5, non si andrebbe certo a votare anticipatamente. Nel contesto terribile dell’oggi e del domani sarebbe una follia.