Editoriale
Credo che ormai non ci siano più dubbi sull’aggressione russa alla repubblica ucraina: 60 chilometri di carri armati sulla via di Kiev sono la dimostrazione agghiacciante di ciò che Vladimir Putin, classificabile ormai come grande criminale di guerra (responsabile di decine di omicidi mirati in patria e all’estero), intende fare agli ucraini e al loro stato.
Nel nostro ‘bel Paese’, peraltro, albergano vari malpancisti, che prospettano ‘distinguo’ e indicano le responsabilità dell’Occidente per avere sostenuto e simpatizzato per l’Ucraina in danno della Russia.
Due sole considerazioni in proposito: è stata la Russia il 18 marzo del 2014 a occupare la Crimea e Sebastopoli, ad annetterseli e a imporre la separazione del Donbass. Eventi, questi, che hanno naturalmente indotto Kiev a guardare a Occidente, soprattutto all’Unione europea (ieri il Parlamento europeo s’è espresso a favore dell’ingresso).
Ed è vero che Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Slovacchia, Ungheria e Romania sono entrate nella Nato. Questi paesi confinano tutti con la Russia e tutti hanno provato il peso e l’intollerabile privazione della libertà provocata dall’occupazione russa e dalla satellizzazione. Ora, alla luce di quanto sta accadendo, Svezia e Finlandia, sin qui neutrali, si sono avvicinate alla Nato e intendono entrare nell’Alleanza a tutela della propria indipendenza.
L’art. 5 del Trattato Nato stabilisce, tra l’altro: «… un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o in America settentrionale, deve essere considerato come un attacco contro tutte…»
Un testo stringente e chiaramente, indiscutibilmente difensivo.
È quindi difficile sostenere che la situazione attuale sia stata causata da un atteggiamento aggressivo dell’Occidente.
La Nato, come abbiamo visto, è un’alleanza difensiva e se la Russia la ritiene pericolosa significa che l’alleanza è capace e idonea a contrastare il neoimperialismo insediato nel Kremlino. Un neoimperialismo che s’è saldato con la Cina e le sue aspirazioni di dominio. Esso deve essere combattuto con lo strumento principe di cui dispone la democrazia: la libertà, la cui forza è formidabile e rivoluzionaria.
Si tratta di un dovere morale, prima che civile, un obbligo nei confronti di noi stessi, dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Un obbligo che compete anche ai pacifisti: oggi non basta chiedere che le armi cessino di sparare. Il pacifista deve prima di tutto affermare le responsabilità di Caino nei confronti di Abele e del lupo nei confronti dell’agnello e chiedere che egli, Caino o lupo, cessi l’aggressione nei confronti degli ucraini.
La lotta che si profila casa per casa a Kiev non è l’inutile strage. È la feroce strage messa in opera dalle armate di Putin nei confronti di un popolo eroico, un popolo molto simile al russo ma che ha assaggiato e apprezzato il profumo e il sapore della libertà. Se i russi non si fermeranno, Kiev non diventerà città aperta e le vittime non saranno disarmate.
Sono proprio gli ucraini ad avere diritto a difendere se stessi e le loro città.
E Putin non potrà sostenere a lungo questa inutile, criminale strage degli innocenti.
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