EDITORIALE
Putin ha - tra gli altri- un problema di economia interna, che è la svalutazione del rublo dopo l’invasione russa della Ucraina con le conseguenti sanzione dei paesi occidentali. Una svalutazione è un grande problema per un paese perché porta ad un aumento dell’inflazione (proporzionale all’inflazione). Questo porta ad un aumento degli squilibri sociali, dal momento che l’inflazione arricchisce chi è già ricco (perché aumenta il valore degli asset), e impoverisce chi non lo è, perché riduce il valore reale dei salari e la corrispondente capacità di spesa.
Chi importa dalla Russia dovrà prima acquistare rubli (contro cessione di euro o dollari), e questo farà risalire il valore del rublo. Poi procederà al pagamento delle importazioni direttamente in rubli. Cambia la modalità di pagamento, ma per il resto non cambia nulla. Perché la Russia acquisisce valuta forte (euro e dollari) al momento del cambio di euro e dollari in rubli. Poi si riprende i suoi rubli contro la cessione di materie prime. Nel concreto con questo sistema di pagamento, la Russia acquisisce valute forti e rubli, peccato che questi rubli siano la valuta interna della Russia, e per questo non valgono nulla. Se la Russia potesse pagare le proprie importazioni con rubli, allora il discorso sarebbe diverso perché vorrebbe dire che il rublo è una valuta con un suo valore internazionalmente riconosciuto, cosa che oggi non è. Nemmeno la Cina che, come Pil, è il secondo paese al mondo, è oggi in grado di pagare le proprie importazioni in renmimbi, immaginiamoci la Russia (che ha un Pil come quello italiano).
La ragione è molto semplice. In un mondo in cui la moneta è “carta”, perché non è convertibile in un bene reale (ad esempio l’oro), il suo valore dipende esclusivamente dalla fiducia che si ripone nello stato che la emette, perché offre convincenti garanzie a chi la detiene, che quello stato emittente negli anni ne tutelerà il valore. Al momento al mondo non ci sono stati che offrano maggiori garanzie degli Stati Uniti (con il dollaro) e dell’Unione Europea (con l’euro).
Ora supponiamo che Russia e Cina decidano di rendere convertibili in oro rublo e renmimbi. Siamo sicuri che questo basti per far accettare ai risparmiatori ed alla finanza mondiale rubli e renmimbi come moneta che “incorpora valore” (store of value)? E’ ragionevole avanzare forti dubbi. Infatti, di che garanzie dispongono i detentori di rubli e renmimbi che davvero quelle monete saranno poi convertibili in oro? Se non lo fossero (per un qualsiasi motivo), a quale tribunale ci si dovrebbe rivolgere per vedere tutelati i propri diritti? In Russia o Cina?
Come si insegna e si ripete, la moneta è anzitutto una questione di fiducia che quel pezzo di carta abbia un valore intrinseco. Che la firma stampata su quella carta-moneta offra una garanzia durevole di onorabilità.
Putin con l’aggressione all’Ucraina in violazione del diritto internazionale, oltre all’enorme dolore per la perdita di vite umane e alla distruzione di beni comuni come case, fabbriche, scuole e strutture socio-sanitarie, ha affossato non solo la fiducia in lui stesso (di per sé di nessuna rilevanza), ma soprattutto la fiducia nel sistema Russia.
Putin lascerà in eredità ai Russi un malinteso senso dell’orgoglio nazionale, nessuna prospettiva di sviluppo, tanta inflazione e ingiustizia sociale. In una parola tanta sofferenza.
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata