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Editoriale

L'Ucraina e la Cina

L'Ucraina  e la Cina

08 Maggio 2022, 12:10

L’economia della Cina è entrata in una fase critica. La crescita, attorno al 4%, è rallentata a livello di guardia (per lo standard cinese), il più basso degli ultimi trent’anni. La ragione ufficiale è la politica di lockdown nei confronti del Covid, che ormai copre un quarto della popolazione. Per un leader - Xi Jinping - che nel marzo 2020 aveva dichiarato che «il successo della Cina nella politica di contenimento della pandemia (lockdown più vaccino), stava a dimostrare la superiorità del sistema cinese rispetto a quello occidentale». A distanza di 2 anni, questo lockdown non sembra davvero un bel risultato, soprattutto in vista dell’autunno, quando Xi potrebbe essere rieletto per un terzo mandato.

Mentre il lockdown finirà, ben diverse peraltro saranno le conseguenze di lungo periodo della guerra in Ucraina, comunque vada a finire. Xi è molto più in difficoltà per l’alleanza con la Russia che non per il Covid. Nei confronti della quale, sempre Xi, aveva dichiarato, forse con troppa fretta, che quella con la Russia era “più forte di un’alleanza”.
Xi è in difficoltà anche sul piano personale: aveva saputo dell’invasione russa in Ucraina nell’incontro del 4 febbraio con Putin? E se sapeva, come mai non ha valutato, con la tradizionale lungimiranza cinese, le implicazioni di più lungo periodo? Se invece non sapeva, in primis perché Xi non ha preso atto della slealtà dei russi, ma soprattutto perché l’intelligence cinese non ha capito cosa stava accadendo? Un’incompetenza inaccettabile per chi aspira alla leadership mondiale.
C’è poi un enorme impatto reputazionale. Con quale credibilità Xi Jinping si presenta al mondo con assicurazioni di equità e rispetto per tutti i paesi (come nei progetti per la Via della Seta), quando mantiene un’alleanza stretta con un paese aggressore e responsabile di crimini di guerra? La presente fuga degli investitori esteri dalla Cina ne rappresenta un primo elemento significativo.
Un’alleanza, quella con la Russia, comprensibile in tempi normali, che diventa controproducente in queste condizioni. La Cina scambia con la Russia 147 miliardi di dollari, con l’Unione Europea 828 miliardi e con gli Stati Uniti 756. Usa e UE per l’economia cinese valgono 11 volte di più del rapporto con l’economia russa.
Ma sono le conseguenze della guerra che comportano costi elevati anche per la Cina. L’aumento dei prezzi per l’energia e per i prodotti agricoli vale anche per la Cina. La Cina importa il 70% dei propri consumi di petrolio (è il maggior importatore al mondo), il 40% del gas.
Ma è sulle importazioni alimentari che la Cina rischia maggiormente. A causa delle forti piogge, il raccolto di grano è il peggiore di sempre. Le importazioni di grano dovranno essere maggiori del 50% rispetto a quelli dell’ultimo triennio, naturalmente ai nuovi prezzi di mercato. Perché anche gli alleati russi (per ora) non fanno sconti.
Sul piano geopolitico la Cina paga il prezzo maggiore della sua alleanza con la Russia. La strategia cinese è sempre stata il «dividi et impera», alternando proposte di alleanze commerciali con velate minacce di ritorsioni. Ma il risultato oggi è stato esattamente l’opposto: l’aggressione russa ha rafforzato la Nato, ricompattando l’alleanza. Persino la neutralista Germania ha deciso d’investire 100 miliardi in nuovi armamenti. E si prospetta pure una Nato del Pacifico con il riarmo del Giappone, la nuova base militare in Australia (8 miliardi di dollari d’investimento), oltre al rafforzamento dei tradizionali alleati Corea del Sud e Tailandia. Magari con l’aggiunta del Vietnam, storico nemico della Cina.
In merito alla guerra, la Cina ha finora tenuto un basso profilo, anche per il timore di nuove sanzioni americane ed europee che penalizzerebbe l’economia cinese in una fase difficile. Si dice a Pechino: «La guerra in Ucraina non è nell’interesse della Cina». (Non è nemmeno nell’interesse della Russia, ma questo è un altro discorso).
La Cina può recuperare il tempo perso, intervenendo subito per bloccare l’aggressione russa, imponendo un immediato cessate il fuoco, ed avvio delle trattative per una pace di compromesso.
Subito però, perché un intervento in ritardo sarebbe valutato come mero opportunismo di convenienza, inaccettabile (e forse risibile) per la comunità internazionale.

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