Editoriale
È la prima volta dalla fondazione della Repubblica che gli elettori italiani vanno alle urne con la guerra alle porte: dal 24 febbraio è in corso l’invasione di una nazione europea, l’Ucraina, da parte della Russia che nega il suo diritto di esistere e sta operando sistematicamente per desertificarne intere città, distruggerne le fabbriche, le università, ogni infrastruttura civile. Tra i partiti politici italiani ci sono – a sinistra e a destra – quelli che denunciano senza incertezze questo vero e proprio crimine contro l’umanità, violazione gravissima del diritto internazionale, e quelli che invece propendono per l’assunzione di una posizione neutrale fra aggressore e aggredito, quando non simpatizzano addirittura per l’aggressore. Il tempo in cui gli italiani vanno alle urne è anche quello nel quale l’Unione Europea sta decidendo il proprio futuro. La scelta è tra il restare quello che è, ovvero una associazione di Stati legati tra loro soltanto dall’interesse al mercato comune del lavoro e delle merci, oppure trasformarsi in una federazione capace di esercitare la sovranità, oltre che in materia monetaria, anche in politica estera, difesa, ecologia, governo dei flussi migratori. Tra i partiti politici italiani ci sono – a sinistra come a destra – quelli che scelgono senza incertezze di operare perché l’Italia svolga un ruolo da protagonista nel processo di integrazione europea, e quelli che dichiaratamente optano per il mantenimento dell’assetto confederale attuale dell’UE, ovvero per la difesa della sovranità degli Stati membri.
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