Editoriale
Sessant’anni fa, nel 1962, prendeva avvio a Roma il Concilio Vaticano Secondo, che durerà tre anni. Il più grande «incontro» nel ventesimo secolo dei Cattolici (un miliardo di fedeli nel mondo), che portò a Roma 3 mila vescovi provenienti da oltre 100 paesi. Nel triennio successivo vennero approvati 16 documenti fondamentali sui temi più sensibile per la Chiesa. Quelli sul dialogo con le altre religioni, in particolare con quella ebraica, l’adesione a principi di libertà religiosa, ed a quelli delle democrazie liberali (ben distinti dal capitalismo). Per la pratica religiosa venne abbandonato l’uso del latino, con l’uso delle lingue locali ed altre forme di religiosità più semplice. Allora, come oggi, il Concilio si divise in due visioni. Quella che chiameremmo liberale, nell’ottica di una destrutturazione del potere autoritario della Chiesa (a partire dall’internazionalizza- zione della Curia romana), con una maggiore aderenza alla quotidianità della vita del popolo cattolico. La visione conservatrice si muoveva nella direzione opposta.
Il Concilio doveva prepararsi ad un mondo post-cristiano, in cui i valori cristiani sarebbero evaporati dalle stanze del potere. Per questo il Concilio doveva ribadire un impegno rafforzato nella difesa dei valori cristiani. Gli anni successivi, in parallelo all’evoluzione burrascosa del mondo, riveleranno questa differenza. I successori Papa Giovanni Paolo II e Benedetto XVI manterranno lo spirito del Concilio, nel senso della consapevolezza del secolarismo che avanza, e della necessità di una contro-proposta. Per contro Papa Francesco si è impegnato a rinnovare lo spirito innovatore di Papa Giovanni XXIII, che avviò il Concilio dopo una vita al servizio alla Chiesa. Papa Francesco inviterà i rappresentanti della Chiesa locale dell’America latina, incluso le donne. Io ricordo l’incontro del 1962 per un’introduzione al Concilio, in Seminario maggiore, con Monsignor Cavazzini, e la presentazione del Professor Giuseppe Lazzati, Rettore della Università cattolica, intellettuale di punta del laicato cattolico. Imparai che il Concilio voleva essere una grande riflessione sulla presenza della Chiesa in un mondo che stava cambiando. Allora come oggi.
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