EDITORIALE
Sono passati cinque mesi esatti dalla batosta elettorale del 25 settembre. E domani il Partito democratico avrà un nuovo segretario, che uscirà dalle primarie. Come noto, la scelta è fra il governatore dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini e la deputata Elly Schlein, che fino a qualche mese fa era la sua vice in Regione. A dire il vero, i tesserati del partito, con il voto nei circoli delle scorse settimane, avrebbero già scelto Bonaccini. Ma le regole Dem prevedono che il segretario debba essere eletto attraverso il voto delle primarie aperte a tutti, anche ai non iscritti, ai semplici elettori o simpatizzanti. E l’esito non è per nulla scontato. I sondaggi danno in testa Bonaccini, ma, per ammissione degli stessi sondaggisti, si tratta di previsioni complicate. E, grazie al voto dei non iscritti, soprattutto nelle grandi città, non è esclusa una rimonta della Schlein, che fino alla vigilia del congresso non aveva nemmeno lei la tessera Pd.
Ancor prima del nome del nuovo segretario, domani, si vedrà la partecipazione ai gazebo. Nessuno, dentro il partito, si fa molte illusioni. Di certo, sono tramontati i tempi d’oro delle primarie di coalizione del centrosinistra, quelle che scelsero Prodi nel 2006 e dove votarono oltre quattro milioni di persone.
Ma sono lontani anche i tempi di Veltroni o delle sfide fra Renzi e Bersani. E pure il milione e mezzo di elettori delle ultime primarie, quelle che elessero segretario Nicola Zingaretti, sembra un obiettivo impossibile per il Pd di questi tempi. C’è chi fra i vertici Dem, domani, si accontenterebbe di un milione di elettori. Forse anche ottocentomila. E tutti guardano preoccupati le previsioni meteo sperando che il tempo regga. Il numero di votanti non è un fatto secondario. Una partecipazione molto bassa sarebbe un pessimo segnale per un partito che è uscito malconcio non solo dalle Politiche, ma anche da questi primi mesi di opposizione al governo Meloni. Certo, ai Dem va riconosciuto il merito di una scelta del segretario davvero democratica. Talmente democratica, fa notare qualche vecchio iscritto, da «far eleggere il segretario anche a chi magari poi alle elezioni nemmeno ci vota». Ma, al di là di questo, è evidente che il Pd attraversa una crisi profonda e sembra avere perso da tempo la sua identità. Fra luoghi comuni e vecchi slogan, il partito pare sempre affetto da quello che qualcuno definisce «elitismo» e qualcun altro snobismo radical chic. Quel che è certo è che da tempo il Pd non riesce a elaborare proposte convincenti sui temi concreti che interessano il Paese: dalla sicurezza al lavoro. Le non scelte di Enrico Letta hanno, se possibile, peggiorato la situazione, ponendo il partito in un limbo che lo sta lacerando.
Bonaccini e Schlein sono rappresentanti di due distinte idee di sinistra. Idee che in certi momenti fanno fatica a convivere. Sono espressione di mondi diversi, con sensibilità differenti. Bonaccini è il classico amministratore cresciuto nella tradizione emiliano romagnola, attenta ai temi sociali e allo sviluppo economico. Schlein è l’attivista impegnata sui diritti civili, su quelli delle minoranze, attenta ai movimenti eco-pacifisti. E probabilmente sbaglia chi sostiene che le due segreterie sarebbero in fondo simili.
Di certo, chiunque vinca, avrà di fronte la sfida titanica di trasformare il partito e ridare verve a un centrosinistra in evidente difficoltà, dove il Pd fatica a esercitare il ruolo di guida. C’è il tema delle alleanze, ovviamente, come hanno dimostrato le ultime regionali. Ma, prima ancora, per il nuovo segretario c’è la necessità di trasformare un partito che negli ultimi anni ha governato con tutti e il contrario di tutti. Dai Cinque stelle alla Lega e a Forza Italia. Che ha governato anche se perdeva regolarmente le elezioni, anche quando gli sarebbe convenuto restarsene all’opposizione. Certo – come si difendono i Dem – spesso il Pd ha dimostrato senso di responsabilità istituzionale. Ma troppe volte è sembrato un poltronificio, con leader sempre in cerca di un posto e per nulla disponibili a mettersi in discussione.
Vista la velocità con cui si sposta il consenso elettorale, il nuovo segretario (o la nuova segretaria) avranno tutto il tempo per provare a rimettere in carreggiata il partito. Il primo appuntamento elettorale è quello delle europee del 2024 che si svolgono con il sistema proporzionale e quindi senza la necessità di costruire alleanze. Poi, in un modo o nell’altro, anche quella questione andrà affrontata.
E non sarà semplice. La galassia del centrosinistra è, come sempre, frammentata e litigiosa. Ancor più da quando c’è da fare i conti pure con il Movimento 5 stelle.
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata