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Reggio Emilia

Sentenza Bibbiano, "i servizi sociali non volevano ingannare i giudici"

Lo sostiene il tribunale di Reggio Emilia

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Il tribunale di Reggio Emilia

06 Febbraio 2026, 12:18

I servizi sociali non volevano ingannare i giudici minorili attraverso le relazioni sui bambini di cui si stava valutando l’affido. Lo sostiene il tribunale di Reggio Emilia, in un passaggio della sentenza 'Angeli e Demonì, contrastando anche su questo punto l’impostazione accusatoria.

L’istruttoria, si legge nel provvedimento, ha dimostrato come operatori dei servizi «abbiano sempre agito su specifico mandato del Tribunale per i minorenni, che rendeva quindi doverosa la loro azione (come per gli allontanamenti e le successive collocazioni etero-familiari), oppure nell’ambito di quanto dallo stesso Tribunale loro delegato (come di prassi si prevedeva per l’avvio e la gestione degli incontri protetti)».
«A ciò si aggiunga che, nel farlo, gli stessi hanno sempre, costantemente, aggiornato l’Autorità giudiziaria», cioé i giudici minorili che, in ipotesi d’accusa, avrebbero voluto ingannare, tramite le proprie relazioni. «Sebbene molte di queste siano state tacciate di falsità, non ci si può esimere dal rilevare come anche tali contestazioni risultino smentite, o comunque indimostrate, all’esito della complessa istruttoria svolta». Dunque, sia le decisioni che l’operato del Servizio sociale, «non erano mossi da alcun fine di inganno ma si basavano, a ben vedere, su valutazioni tecnico-professionali, di competenza propria degli operatori, di cui non si è provata né l'abnormità né l’erroneità, così come neppure si è dimostrata la falsità dei dati di fatto su cui si fondavano». (ANSA).

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