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Mercanteinfiera torna con i marmi dell'antica Luni e il "passato remoto" del giocattolo

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A proposito di Roma, l'imperatore Augusto diceva: “Ho trovato una città di mattoni e la lascio di marmo”. Quel marmo, capace di concentrare in un respiro di magnificenza sacro e profano, proveniva da Luna (oggi Luni). Fondata nel 177 a.C come avamposto romano, la città ligure fu decantata persino da Dante Alighieri, nella Divina Commedia (Paradiso, XVI, 73-79).

Ed è proprio il marmo lunense (l’attuale marmo di Carrara) uno dei protagonisti della 25° edizione di Mercanteinfiera, la kermesse internazionale dedicata all'antiquariato, modernariato e collezionismo vintage ( circa 1000 espositori) che aprirà i battenti sabato 2 marzo alle Fiere di Parma, per concludersi domenica 10.  

Mercanteinfiera tra l'altro compie gli anni e per celebrare le sue 25 primavere, domenica 3 marzo dalle 11 alle 17 Poste italiane presenterà in fiera l'annullo filatelico della “cartolina di Mercanteinfiera”.

La mostra collaterale (pad.4) dal titolo “Storie della città di Luna. Frammenti di vita all’ombra di Roma”, realizzata in collaborazione con il Polo Museale della Liguria,evidenzia attraverso una serie di straordinari reperti, quanto fosse diffuso, nel periodo imperiale, il marmo, utilizzato come elemento decorativo ed architettonico, per la realizzazione di oggetti di uso quotidiano, dai mortai ai pesi per bilance oppure in ambito religioso. 

Accanto ai disegni inediti tratteggiati da Carlo Promis nel 1857 sugli scavi condotti sul sito di Luna a partire dal 1800, negli spazi di Fiere di Parma sarà esposta la testa di Eros, figlio di Ares (dio della guerra) e di Afrodite (dea della bellezza). Risalente al III secolo a.C, la scultura faceva parte, con ogni probabilità, di un gruppo che raffigurava il celebre mito di Amore e Psyche, costituendo un eccezionale esempio di scultura classica. E ancora, il mosaico con la testa di Medusa, il mosaico con la testa di Sileno (da un lato uomo barbuto e dall'altra un volto maschile dalla ricca capigliatura) il mosaico Oceano e una dellefiaccole bronzee che completavano la statua della dea Luna. Rara poichè molto fragile e di difficile conservazione, la fiaccola è stata eccezionalmente restituita dagli scavi.

Interessante anche  un peso, dotato di inclinazione ponderale pari a venti libbre e di iscrizione incisa con la tecnica a punti, mai esposto al pubblico fino ad ora.  La scritta allude a una riforma delle misure ordinata nel 47 d.C. dall’imperatore Claudio e mandata a compimento dagli edili  per la realizzazione delle c.d “copie conformi” da trasmettere alle comunità locali perchè anche queste si conformassero nello stile ad un unicum, Roma.

Le opere, provenienti dal museo di Luni, saranno esposte al fianco della sua arte nascosta, opere cioè che giacciono all'interno del deposito museale quindi, ad oggi, invisibili al pubblico.

Se è vero che “l’archeologia piace” - musei, aree e parchi, monumenti  hanno attirato in Italia quasi 27 milioni di visitatori, il 24% del totale (fonte TCI su dati Istat 2015) -  è altrettanto vero che, nel nostro Paese, tendenzialmente, la percentuale di beni conservata in deposito rispetto alla totalità della dotazione dei musei archeologici è superiore al 50% (fonte Brunella Muttillo, Le risorse invisibili). 

Circa l'arte “nascosta”, precisa Antonella Traverso Direttore del Museo di Luni:  “Credo non sia mai un problema di quantità di opere sottratte al pubblico godimento, ma sia invece un dovere di chi lavora nei musei rendere veramente visibile, nel senso di intellettualmente accessibile, quello che si sceglie di esporre. Potrei scaricare nelle vetrine migliaia di frammenti marmo ma se non rendo realmente comprensibile l'eccezionalità del centro commerciale di Luna dal quale si imbarcavano le tonnellate di pietra, non ho fatto comunque bene il mio lavoro”.
Attualmente il Museo Archeologico di Luni espone 200 oggetti circa ma sono decine di migliaia quelli nei deposti. 

Fra le suggestioni di eleganti mobili settecenteschi di epoca napoleonica, statue sumere e oggetti iconici del design - firmati tra gli altri da Gio Ponti, Joe Colombo e Albini  -, passando dal collezionismo vintage griffato Chanel, LV e Jimmy Choo,  Mercanteinfiera racconta un'altra storia con “Let’s play: come giocavamo. Giochi e giocattoli della collezione privata di Gianni Marangoni” (Pad.4).

Si tratta della seconda collaterale in programma che proietta il visitatore nel passato remoto. Una dimensione lontana, fatta di ricordi e sensazioni. Antica magia che sopravvive al tempo, il giocattolo. E che rivive in una carrellata di cimeli: bambole, vestitini e macchine per cucire, - qui, per Marangoni, è come “giocare in casa” vista la tradizione familiare (il padre Giulio, nel 1935 fondò l'Istituto Marangoni, importante nome della moda italiana) – fino a improbabili treni, navi, auto ed aeroplani.

Tra i giochi presenti spiccano i “Marinaretti” decorati da Attilio Mussino, noto per le sue illustrazioni de “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi, e le marionette in cartapesta, con tanto di abiti originali, risalenti agli anni '20. Ed ancora uno Snoopy americano degli anni '30 e, dello stesso periodo, una serie di dischi fascicolati contenenti immagini in cartone, che potevano essere ritagliate per costruire vere scenografie. 

“Giocattoli , archeologia sono modi diversi per raccontare l’ identità culturale del nostro paese che è tra gli obiettivi del salone - conclude Ilaria Dazzi, Brand Manager di Mercanteinfiera - In questa edizione, in particolare, abbiamo scelto l’archeologia perchè narra connessioni e legami tra popoli rappresentando uno straordinario collante di civiltà. Un’operazione audace, ma è proprio l’audacia che nel tempo ci ha permesso di fidelizzare oltre 5000 buyer internazionali che vivono il salone di Parma come un mix di business e cultura”.

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