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Tommy, la città non dimentica

Tommy, la città non dimentica

03 Marzo 2016, 07:43

Margherita Portelli

Al momento del segno di pace il suono delle campane di San Prospero invade la chiesa. Ci si porge garbatamente la mano, ma verrebbe quasi da abbracciarsi tutti, perché ognuno dei presenti - ciascuno a suo modo - ha perso Tommy quel maledetto giorno di dieci anni fa, e perché tutti, al ricordo di quel mese di marzo 2006, ancora rabbrividiscono. Sono passati più di tremila giorni dal drammatico episodio che sconvolse Parma, ma la città non ha dimenticato e ieri, nella chiesetta che si affaccia sulla via Emilia, nel cuore della frazione a una manciata di chilometri da Casalbaroncolo, tanti cittadini si sono ritrovati per pregare insieme e ricordare il piccolo Tommaso Onofri, il bimbo che il 2 marzo del 2006 fu strappato con violenza inaccettabile dalla sua famiglia e poi ucciso.

Ognuno ricorda perfettamente la sensazione di impotenza e incredulità di quelle settimane, fino all’assurdo epilogo che a un mese di distanza tolse respiro e voce a chi già aveva perso le parole, ma ancora conservava la speranza: Tommaso era morto, ucciso dalla malvagità senza nome di chi lo aveva rapito. A celebrare la funzione in suo ricordo, ieri, è stato il vescovo di Parma, monsignor Enrico Solmi, affiancato da don Giovanni Coruzzi, arciprete di San Prospero e Martorano. Insieme a mamma Paola e al fratello Sebastiano, c’erano i molti amici che in questi anni non hanno fatto mancare la loro vicinanza alla famiglia, ma anche tante persone comuni: semplici cittadini che ancora portano Tommy nel cuore.

Fra loro, anche il sindaco Federico Pizzarotti, che ha presenziato alla funzione e ha portato il proprio saluto alla famiglia. «Questa sera siamo qui a pregare non tanto per Tommy, quanto per noi – ha sottolineato monsignor Solmi -. Lui è lassù, ci vede dal balcone del paradiso; dobbiamo pregare per noi, pregare che il Signore ravvivi la nostra forza, la nostra fede. Dobbiamo pregare soprattutto per la sua famiglia, per il suo papà, per tutti i bambini del mondo che soffrono, che subiscono le atrocità della guerra, che non hanno la possibilità di crescere». Poche parole, una cerimonia semplice e il calore vero di una comunità che nel dolore si riscopre una grande famiglia. «Tante persone dieci anni fa hanno sofferto e pianto. Un grande dolore, tale da lasciarci senza parole, ci pervase tutti – ha aggiunto il vescovo -. C’è una legge di Dio nel cuore dell’uomo che se negata porta alla distruzione, ma se la ascoltiamo è in grado di guidarci: pensiamo a tutte le azioni di generosità che sono state realizzate nel nome del piccolo Tommy».

Procedendo nella sua omelia, Solmi ha ricordato come anche Gesù venne al mondo dovendo sfuggire la crudeltà di chi per ucciderlo aveva ordinato la strage degli innocenti. «Eppure il male non ce l’ha fatta a vincere – ha sottolineato -. Lui è morto in croce, ma poi è risorto. Ha patito il male, ma lo ha anche vinto. E ora, lassù, gioca con Tommy e con gli altri bambini».

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