È di Banksy, il «Naufrago bambino», graffito comparso a metà maggio su un muro a filo d’acqua nel canale di Ca’ Foscari a Venezia, in zona San Pantalon. Fin da subito era nato il giallo sulla sua paternità (guarda). la conferma o, meglio, la paternità arriva dallo stesso autore, con un post sul profilo ufficiale Instagram dell'artista. Un piccolo migrante in piedi, mentre regge una torcia che emette una nuvola di fumo rosso cangiante. E, visti i prezzi che hanno le sue opere d'arte, l’agenzia immobiliare (specializzata in casa di lusso) Engel&Volkers, ha diramato una nota per specificare che «questa volta l’artista ha scelto Venezia come teatro per la sua nuova opera, e in particolare un palazzetto storico , in vendita da noi». Il prezzo? Quattro milioni e mezzo di euro. Ma l'agenzia dice che «la palazzina è in vendita già da alcuni mesi e, almeno per ora, il costo non ha subito variazioni». Proprio qualche giorno fa è un video (anche questo rivendicato via Instagram - Guarda il video) di "Venice in oil", nove quadri che, come un puzzle, compongono l’immagine di una grande nave. Nel video si vede anche quando i vigili gli impongono di andarsene perchè privo di autorizzazioni. Giallo nel giallo: nel video si vede un anziano con il cappello. In una foto scattata da una residente si vede un secondo uomo intento a sistemare l’installazione. Chi è dei due misterioso artista? Sono due complici? In tanti hanno riconosciuto, nei due, un professore in pensione, Ivo Papadia, 81 anni, apparso in diversi film girati a Venezia. Lui nega: «Non sono io. Magari Banksy mi avesse chiesto una mano... Lui è un genio assoluto. È tutto il giorno che mi chiedono se sono il complice. Ammetto che quel tizio mi somiglia, anche se forse è più giovane». Poi si tradisce: «Comunque, è una foto di profilo e non mi si vede bene». Allora è lei: «Macché, m’è solo scappato un “mi” di troppo. Voi giornalisti, con tutte queste domande, mi confondete...».
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