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il ristorante

La fatica dell'oste: la buona semplicità ma solo nel fine settimana

La buona semplicità  e la tradizione ma solo nel fine settimana

Il nome può apparire, e di certo è, bizzarro. Poi si scopre che questo è il secondo lavoro per l'oste che di giorno ne fa un altro ed ecco dunque «la fatica» che spiega e giustifica l'apertura solo nel fine settimana, mentre per le altre sere occorre prenotare. Di certo questo impegno è assunto volentieri, perché l'oste è cortese e sorridente e dalle parole con cui illustra i piatti traspare passione e gusto per il mestiere. Tutta la famiglia è all'opera tra cucina e sala, per preparare piatti semplici e di tradizione con qua e là qualche tocco personale. Solo due salette, una appena dopo l'ingresso l'altra al piano di sopra, e arredi semplici con sedie impagliate, la credenza dipinta di bianco, pavimento in cotto, pareti con sassi stuccati. Controllo della certificazione verde e subito menu e carta dei vini, quest'ultima con una selezione del territorio, poche etichette nazionali, vino della casa in caraffa come nella tradizione delle osterie.

La cucina, i piatti
La bruschetta dell'oste, la polenta fritta con lardo, gola o Gorgonzola, insieme ai salumi del territorio, compongono il capitolo degli antipasti: nell'attesa ecco, come benvenuto della cucina, due crocchette di patate, asciutte e con l'anima cremosa, accompagnate da un aperitivo arancia e vodka (ma anche analcolico per chi preferisce) gentilmente offerto. La focaccina schiacciata accompagna la spalla cotta calda, di quelle tonde e molto speziata, un buon prosciutto di lunga stagionatura (30 mesi), coppa piacentina e salame discreti.
Tra i primi, anolini in brodo di cappone; tortelli di erbetta e tortelli di patate questi ultimi col tocco personale del burro all'essenza di rosmarino, mentre quelli di zucca sono conditi con salvia e granella di amaretto. Ancora salvia a profumare la pasta delle sode pappardelle con farina macinata a pietra e un ragù di coniglio molto acquoso. Fuori menu, buoni tortelli col ripieno di castagne, mostarda, frutta secca e pinoli, anch'essi con la pasta soda. E ancora gnocchetti alla boscaiola, tagliatelle col ragù di cinghiale.
Tra i secondi, c'è la mariola con purée, la punta di vitello ripiena al forno; la trippa è servita in tazza, brodosa e dolce, morbida e ben cotta, da mangiarsi col cucchiaio cercando di resistere alla tentazione della scarpetta. Molto teneri e leggeri nel loro ghiotto sugo i guancialini di maiale brasati e con polenta fritta. Completano il quadro la faraona ripiena al forno, il brasato di cavallo, la tagliata di Angus argentino, lo stinco di maiale arrosto, le costolette di agnello alla griglia, l'hamburger di Angus irlandese, varie focacce farcite.

Per finire
Il tiramisù è, leggero e dolce, un vanto dell'osteria sempre in menu. Variano invece le altre proposte: la torta cioccolatina, la torta sbrisolona, la panna cotta, il tortino di cioccolato col cuore fondente. I prezzi: coperto 2 euro; antipasti 5,50-8 (15 tagliere e schiacciata); primi 8,50; secondi 10,50-16; dolci 4,50. Menu degustazione a 20 (con salumi e schiacciata) e 25 euro (di tradizione). Menu non esposto, ingresso e bagni comodi, parcheggio nei dintorni.
Non mancate
Tortelli di castagne

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