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Vini e dintorni

Vinitaly, l'Emilia e Parma: Intervista ad Alessio Mammi

L'assessore regionale all'Agricoltura: "La strada migliore è quella di creare sinergie"

Vinitaly, l'Emilia e Parma

Il padiglione 1 di Vinitaly dove storicamente si trovano gli stand dell'Emilia Romagna

11 Aprile 2026, 22:00

Ci siamo: Vinitaly è alle porte. C'è tutto il mondo del vino italiano (e non solo), c'è un padiglione (l'uno) interamente dedicato all'Emilia-Romagna e all'interno di questo padiglione c'è lo stand del consorzio Vini di Parma. Un momento importante per questo comparto e per quelli collegati, dall'agricoltura al turismo oltre che all'enogastronomia. Ne abbiamo parlato con l'assessore regionale all'agricoltura e all'agroalimentare Alessio Mammi.

Alessio Mammi assessore regionale all'agricoltura 

L'Emilia-Romagna sta avendo un crescente successo anche nel settore vitivinicolo. Cosa si aspetta dal futuro di questo comparto?

«Con la vendemmia 2025 sono stati raccolti in Emilia-Romagna poco meno di 8 milioni di quintali di uva. Il comparto vitivinicolo regionale conta più di 14.000 imprese. Sicuramente il settore vitivinicolo dell’Emilia-Romagna rappresenta un modello fondato su qualità produttiva, coesione e apertura ai mercati internazionali. Ha due anime profonde: quella legata alla cooperazione e ai grandi numeri produttivi e quella delle cantine indipendenti, in forte crescita sia come capacità di affermare la qualità dei propri prodotti sia nel trovare nuovi stimoli promozionali e commerciali. È indubbio che questa per il vino è una fase complicata: dobbiamo avere la forza per continuare a consolidare questo straordinario patrimonio, al quale la Regione non farà mai mancare il proprio sostegno».

A Vinitaly il padiglione Emilia-Romagna, che domina proprio l'ingresso della fiera, è uno dei più visitati. Questo muove anche molti settori collegati al territorio. Cosa ne pensa?

«Anche per l’edizione 2026 l’Emilia-Romagna dimostra di saper fare squadra e si presenta con un padiglione ricco di novità a partire dalla nuova veste grafica e dalla straordinaria presenza del ristorante di Carlo Cracco, che produrrà piatti di grande livello e piadine gourmet con le 45 Dop e Igp regionali, rinsaldando la proposta sinergica food&wine. Abbiamo scelto ancora una volta la strada della coesione grazie all’impegno di Enoteca Regionale, dei Consorzi e di APT Servizi. Un ringraziamento speciale va a tutto il sistema produttivo e delle cantine che si uniscono per rilanciare un comparto che è identità, cultura, valore economico e posti di lavoro».

Anche per l’edizione 2026 l’Emilia-Romagna dimostra di saper fare squadra e si presenta con un padiglione ricco di novità.

C'è una sinergia crescente tra il settore vitivinicolo e gli altri comparti. Si pensi alla gastronomia, si pensi alla presenza degli altri consorzi (come il Parmigiano Reggiano), tra l'altro posizionato nello stesso padiglione. La sinergia è la carta vincente?

«Con i suoi 45 prodotti Dop e Igp, l'Emilia-Romagna si conferma Food Valley d’Italia. Un patrimonio che vale 3,9 miliardi di euro per la sola Dop Economy. Nel complesso il comparto agroalimentare regionale genera un valore alla produzione di 37 miliardi di euro, con quasi 10 miliardi di export agroalimentare, prima regione italiana. È una ricchezza unica. Nel biennio 2025-2026 abbiamo messo a disposizione come Regione 25 milioni di euro per la promozione dei prodotti a indicazione geografica, in Italia e in tutto il mondo. Il legame tra vino e cibo è certamente la carta vincente per la valorizzazione enogastronomica e alimentare dell’Emilia-Romagna: è un nostro tratto distintivo».

Parma è presente con il suo consorzio Vini di Parma, un consorzio in netto ringiovanimento non solo nelle persone ma anche nella comunicazione. Un consorzio che sta cercando di agganciare le altre eccellenze alimentari. Quale futuro potrà avere il vino di Parma?

«La strada migliore per tutti i prodotti del nostro territorio è quella di creare sinergie. Parma vanta un cibo di eccellenza mondiale, è il cuore della food valley dell’Emilia-Romagna. La proposta vitivinicola di Parma è di grande valore e ha bisogno al contempo di farsi conoscere e apprezzare. Il Consorzio ha capito che questa valorizzazione funziona, e che la ricerca delle alleanze territoriali è la migliore strada per presentarsi sul mercato domestico e su quelli internazionali con un’identità territoriale, economica e culturale forte, capace di fare dei numeri».

 La proposta vitivinicola di Parma è di grande valore e ha bisogno al contempo di farsi conoscere e apprezzare.

Turismo enogastronomico e vino: come possono incastrarsi le due cose? L'agricoltura può essere un'attrattiva del nostro territorio?

«A fine marzo Qualivita ha pubblicato il secondo rapporto italiano del Turismo Dop: l’Emilia-Romagna è classificata in terza posizione, con un indice di valore al 57,5%, dopo Veneto e Toscana. Tutti gli indicatori analizzati sono in crescita. I fattori decisivi si confermano la presenza di filiere produttive solide, un’attrattività turistica consolidata e, soprattutto, Consorzi di tutela strutturati e riconosciuti capaci di svolgere un ruolo attivo di governance territoriale. Peraltro il panel intervistato riconosce il ruolo dei Consorzi come “garanti” dell’autenticità dei prodotti a indicazione geografica, conferendo molto valore al turismo esperienziale».

L'agricoltura, il settore vitivinicolo in particolare, come può spiegare la propria unicità, in termini di sostenibilità, impatto ambientale e salubrità? E quanto può essere utile Vinitaly per lanciare questi messaggi?

«Per supportare e rilanciare la campagna vitivinicola 2026-2027 abbiamo messo a disposizione tramite l'Organizzazione Comune di Mercato (OCM) oltre 26 milioni di euro, per investimenti negli impianti enologici di trasformazione, la promozione dei mercati dei Paesi terzi, la sostenibilità dei vigneti. Proprio in questi giorni abbiamo pubblicato un bando da 50 milioni di euro per sostenere le aziende agricole nelle aree montane e con svantaggi naturali. In questo modo sosteniamo concretamente le aziende che operano nei territori fragili, dove fare agricoltura è difficile ma serve a garantire presidio, tutela del paesaggio, manutenzione del territorio e qualità ambientale. Il vino non è soltanto un elemento identitario della nostra cultura e dei nostri territori, ma rappresenta anche una componente fondamentale dell’economia agricola e sociale delle aree rurali e interne».

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