VITTORIO ROTOLO
La serie A l’ha assaggiata a Monza, da vice di una certa Serena Ortolani. Ma è negli Stati Uniti che il suo talento pallavolistico, purissimo, è esploso. Rachele Rastelli, 20enne parmigiana, ruolo opposto, dalla scorsa stagione è entrata a far parte della Red Storm, la rappresentativa della St. John’s University, nel Queens, a New York. Oltre 35 partite disputate nella Division 1 del campionato Ncaa, tutte da titolare inamovibile e con la soddisfazione di un terzo posto raggiunto nella Big East Conference, miglior risultato di sempre nella storia pallavolistica del college newyorkese.
«È successo un po’ tutto in fretta: ormai prossima al diploma, avevo voglia di vivere un’esperienza di studio all’estero. Ad aprile dello scorso anno, ho così avviato le pratiche. E, una volta superati gli esami di idoneità, alla vigilia di Ferragosto mi sono imbarcata su un volo con destinazione Usa» - racconta la Rastelli che, proprio in queste settimane, sta trascorrendo un periodo di vacanza a Parma. Vacanza, si fa per dire. «Perché a me, dovete sapere, non piace affatto stare ferma. Ho bisogno continuamente di mettermi alla prova, di sperimentare cose nuove. Al mattino – dice - mi alleno in palestra, in modo da presentarmi in perfette condizioni al via della nuova stagione. Al pomeriggio, invece, lavoro in un bar del centro».
Chi entra in quel locale per consumare un veloce spuntino o un aperitivo, si ritrova di fronte una ragazza di 192 centimetri, solare e disponibile come poche. E, forse, non immagina nemmeno che si tratta di uno dei prospetti più interessanti e futuribili della pallavolo italiana. «In realtà – sorride Rachele – qualcuno mi riconosce, anche se magari sul momento resta un po’ sorpreso...». Cresciuta fra le fila della Energy Volley, la Rastelli ha lasciato Parma molto presto. A metterci lo zampino, un certo Claudio Galli: icona della «generazione di fenomeni», uno che con la Maxicono e la Nazionale italiana ha vinto tutto quello che c’era da vincere. «Claudio è il compagno di mia mamma – rivela la giovane pallavolista -: era andato a Casalmaggiore, per commentare una partita fra le padrone di casa ed il Novara. Scambiando due chiacchiere con l’allora tecnico delle piemontesi, Luciano Pedullà, ha segnalato il mio nome. Quell’anno avevo iniziato a frequentare il Liceo linguistico Marconi e, nella pallavolo, l’unica esperienza di un certo rilievo era stato il Trofeo delle Regioni. Sono andata a Novara per un allenamento di prova: dal punto di vista tecnico, naturalmente, ero ancora abbastanza grezza. Ma la società decise di darmi fiducia».
A Novara la Rastelli resta per due stagioni, accumulando esperienza nelle giovanili così come in serie C ed in B/1. Ma cominciando soprattutto a respirare l’aria della pallavolo che conta. «Qui ho avuto la fortuna di trovare Stefano Colombo, un allenatore che cura nel dettaglio ogni minimo particolare e che, con me, ha insistito tantissimo sui fondamentali: il senso della posizione, la ricezione, la battuta».
Il passaggio alla Vero Volley Monza, per Rachele, rappresenta un ulteriore salto di qualità. In Brianza, la giovane parmigiana brucia le tappe: una stagione in B/1, poi la chiamata fra le «grandi», nel roster della Saugella che si accinge ad affrontare il massimo campionato.
Per un curioso scherzo del destino l’allenatore di Monza è Pedullà, colui che qualche anno prima l’aveva «consigliata» al Novara. «In realtà, siamo arrivati a Monza seguendo due percorsi differenti» fa notare la Rastelli. «L’impatto con la serie A è stato inizialmente condizionato da un’infiammazione alla spalla, che mi ha tenuta praticamente ferma per diverse settimane. Il recupero è risultato più semplice grazie all’eccellente lavoro dei fisioterapisti ed all’incoraggiamento delle compagne, prima fra tutte proprio la Ortolani. Una grandissima giocatrice, Serena. Ma soprattutto una persona speciale: a Monza, è stata il mio punto di riferimento».
L’esordio in serie A, per Rachele è arrivato subito. Già nelle prime giornate di campionato, in casa contro Legnano. «Quando il coach mi ha chiamata in campo, ero incredula. Mi è sorto il dubbio che non stesse parlando con me» scherza. «Entrata in campo, ho avvertito subito una scarica di adrenalina incredibile: non ho inciso granché in quella partita, ma l’emozione è stata fortissima e indimenticabile».
A New York, la Rastelli ha trovato una connazionale, la palleggiatrice milanese Erica Di Maulo, ed una allenatrice di origini italiane, Joanne Persico. «La nostra lingua, la parla poco. Ma, in compenso, ha grinta ed energia da vendere» dice Rachele, a proposito della Persico. I ritmi del campionato, sono frenetici: «Si gioca da agosto e novembre, fino a tre partite alla settimana e con lunghe trasferte da affrontare in aereo» - spiega. Al St. John’s College, la Rastelli studia Pubbliche relazioni e Comunicazione. «In America – chiarisce – la figura dello studente-atleta è molto considerata: tutto viene organizzato sulla base delle sue esigenze. Ho scelto di vivere tale esperienza anche per questo motivo: cercavo infatti un equilibrio che mi desse la possibilità di costruirmi un futuro attraverso lo studio, ma parallelamente di vivere anche il presente sportivo, in un ambiente competitivo e stimolante. Siamo una squadra universitaria, eppure giochiamo in una Arena. In Italia, una cosa del genere sarebbe impensabile».
Ha due sogni nel cassetto, Rachele Rastelli: «Vincere il campionato universitario statunitense e, completati gli studi, fra tre anni, tornare in Italia. Stavolta, però, per viverla da protagonista, la serie A». Le qualità le ha tutte, Rachele. Orgoglio parmigiano.
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