LA STORIA
«Si è sempre sentito un bersagliere più che un ardito, e di quell’esperienza non si è mai vantato né pentito». Paolo Cavalieri ricorda così suo padre Adelmo - nato nell’ottobre del 1900 e scomparso nel settembre del 1973 - che, giovanissimo, il 3 novembre del 1918, entrò a Trieste alla vigilia dell’armistizio di Villa Giusti. Ma a ricordare la sua vita appassionata, è soprattutto Ivo Ferraguti, collezionista (e premio Sant’Ilario nel 2022), libraio e storico collaboratore dell’azienda omonima di trasporti che Cavalieri, nato e cresciuto a Modena, fondò a Parma nel 1937. «Faceva parte del 39° battaglione del 7° reggimento e sbarcò dal cacciatorpediniere Audace sul molo che, da quel momento, prese proprio quel nome», ricostruisce Ferraguti, che in un quaderno chiamato «capriccio» raccoglie foto e prime pagine di giornale che raccontano non solo la vita di Cavalieri, ma anche della sua storica azienda.
«Cosa spinse mio padre a partecipare alla prima guerra mondiale? Credo che per lui fosse una liberazione da casa sua: la necessità di lasciare la famiglia, diventando così indipendente - spiega il figlio Paolo -. Quando mio nonno, che era un socialista, lo vide tornare vestito da ardito, in linea di massimo, tutti un po’ fascisti, fu uno choc e non gli parlò per un anno (sorride, ndr). Mio padre ebbe la fortuna di fare solo l’arrivo a Trieste come militare, per lui fu come un’avventura. Lì conobbe diverse persone con cui mantenne dei rapporti nella sua vita».
Come ricordato da Ferraguti, «il carattere di Adelmo, già da giovane, mostrava e confermava i suoi sogni da protagonista, ricco di iniziativa». Rientrato nella vita civile, dopo quell’esperienza nella prima guerra mondiale, iniziò a collaborare con aziende leader nazionali nei trasporti e quando, nel 1937, gli si presentò l’occasione di mettersi in proprio, fondò la Cavalieri Adelmo Trasporti, specializzandosi nel campo degli alimentari (e nei trasporti refrigerati), come richiedeva il territorio, già nascente patria della food valley italiana. Il signor Adelmo si svegliò una mattina e si presentò al mercato dei formaggi a Cremona con due autotreni frigoriferi: in quella circostanza, li mise in moto e mostrò ai produttori locali come i loro prodotti potessero raggiungere i vari mercati con la massima cura e conservazione. Il suo successo, interrotto durante gli anni della seconda guerra mondiale (il figlio Paolo ricorda come i tedeschi gli sequestrarono alcuni mezzi, ndr), è durato nel tempo. «Mio padre, l’azienda venne a farla qui perché Parma era una città che contava per quello che riguardava i prosciutti e i formaggi - aggiunge il figlio Paolo -. Se penso all’eredità morale che mi ha lasciato, mi torna in mente una sua frase: male non fare, paura non avere. Mi ha insegnato l’onestà, in assoluto, e il coraggio. L’azienda (che ha lasciato 12 anni fa e che oggi si chiama Stef Italia, ndr) è sempre stata come un famiglia, e questo atteggiamento è rimasto in tanti collaboratori. Ivo, importantissimo per la nostra realtà (rimase dieci anni a Napoli per la Cavalieri), è stato il primo con cui abbiamo mantenuto questo splendido rapporto».
Se si chiede, invece, a Ferraguti quale sia il legame che ancora lo avvicina a Cavalieri non ha dubbi: «La riconoscenza: iniziai a lavorare nella sua azienda quando avevo 14 anni, perché a casa non si mangiava. La voglia di recuperare era tanta e il signor Adelmo mi aveva dato questa possibilità; mi venne anche a trovare, insieme alla moglie, mentre ero a militare a Spoleto. Non oso dirlo, ma è stato quasi un legame familiare».
G.P.
© Riproduzione riservata
Contenuto sponsorizzato da Relisir Parrucchieri Srl
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata