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INTERVISTA

Zangrillo: «Meno burocrazia nella Pa e più assunzioni di giovani»

Quasi cinquecento norme semplificate, concorsi più rapidi e valorizzazione del merito per attrarre i giovani

Zangrillo: «Meno burocrazia nella Pa e più assunzioni di giovani»

03 Marzo 2026, 03:01

Quasi cinquecento norme semplificate, riduzione dei tempi dei concorsi pubblici, valorizzazione del merito e una rinnovata attrattività della pubblica amministrazione verso i giovani.

Oggi sarà a Parma Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione, per l'evento «Prossima - La Pa di nuova generazione». Sarà l'occasione per riflettere sul futuro della pubblica amministrazione.

Ministro Zangrillo, come pensate di aumentare il numero di giovani all'interno della Pa?
«L'attenzione verso i giovani rappresenta una priorità per ogni organizzazione, ma soprattutto per la pubblica amministrazione, dato che abbiamo in corso un importante programma di modernizzazione. A questo si aggiunge il fatto che da qui al 2032 avremo un milione di dipendenti pubblici che andrà in pensione. Dobbiamo quindi essere fortemente attrattivi verso i giovani, anche ripensando il nostro modo di operare e aprendoci maggiormente alle nuove tecnologie. Il mio obiettivo è vivere questo tournover non come una emergenza, ma come una opportunità. L'evento in programma a Parma rientra nel modello di attrattività che abbiamo messo in campo e

serve proprio ad avvicinare i giovani alla Pa. Spesso infatti, c'è una visione distorta della pubblica amministrazione che rappresenta invece il più importante datore di lavoro del Paese. Il nostro dovere è cercare di migliorarci ed essere sempre più vicini alle aspettative degli utenti: i giovani possono giocare un ruolo decisivo in questo senso».

Ma quindi come si può rendere la Pa più attrattiva?
«Per rendere la pubblica amministrazione più attrattiva abbiamo lavorato sulle tempistiche di reclutamento. Quando sono arrivato, i tempi dei concorsi erano molto lunghi, basti pensare che a fine 2021 la durata era solitamente superiore ai due anni. Difficile poter essere attrattivi con tali tempistiche. Con la digitalizzazione delle procedure, ora il tempo medio della durata di un concorso si è ridotta a 4-5 mesi. Questo ci ha consentito, nel giro di tre anni, di assumere 614mila persone. Nel 60 per cento dei casi si tratta di uomini e donne con meno di 40 anni. Così facendo l'età media della pubblica amministrazione è scesa dai 52 anni di fine 2021 agli attuali 48. Abbiamo lavorato molto anche sulla formazione, leva strategica fondamentale che deve essere considerata come qualcosa di irrinunciabile per aggiornare le proprie competenze».

Giusto valorizzare le competenze. E il merito?
«Dobbiamo essere capaci di valorizzare i talenti dando alla pubblica amministrazione gli strumenti per premiare i più meritevoli. Ho trovato una Pa in cui il cento per cento dei dipendenti veniva premiato come eccellente. Ho lavorato molto in questa direzione e presentato un disegno di legge che è appena passato alla Camera e che arriverà in Senato ad aprile, per introdurre strumenti che consentano di premiare i più meritevoli. Il ragionamento è semplice: quando hai tanti dipendenti e tratti quello cattivo come quello più capace, il rischio è che quest'ultimo si sieda o vada altrove».

Anche la burocrazia è uno dei mali che attanaglia la Pa. Come state lavorando in questa direzione?
«Semplificare il rapporto con cittadini e imprese è un altro obiettivo prioritario. Attraverso il Pnrr, ci siamo impegnati a semplificare centinaia di norme, portando in consiglio dei ministri quasi cinquecento semplificazioni che toccano cittadini e imprese. Importante anche il metodo con cui abbiamo portato avanti questo lavoro: non abbiamo semplificato le norme stando chiusi dentro a un ufficio, ma avviando il percorso “Facciamo semplice l'Italia”, incontrando amministrazioni territoriali, mondo dell'impresa e associazioni di categoria. Le semplificazioni sono frutto di tavoli di lavoro condiviso. È stato un grande lavoro di squadra».

Il referendum sulla giustizia si avvicina. Lei è tra i sostenitori di questa riforma.
«Il tema va affrontato con serietà, evitando slogan e semplificazioni, ma concentrandosi sul merito. Il nostro intento, attraverso questa riforma, è quello di garantire un giudice equidistante da accusa e difesa. Non è corretto che giudice e pm facciano parte della stessa “famiglia” professionale. La riforma garantisce una reale separazione delle carriere. In queste settimane ho sentito tante castronerie, anche da parte di persone che rivestono un ruolo rilevante nella magistratura. Quando ho sentito Gratteri dichiarare che votano “sì” la massoneria, i delinquenti e gli indagati ho pensato che fosse qualcosa di inventato con l'AI. Penso invece che chi vota “sì” desideri che in un'aula di tribunale ci sia una vera equidistanza tra le parti. Questo è il solo modo per garantire, come vuole la nostra Costituzione, un giudice “terzo”».

Luca Molinari

© Riproduzione riservata

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