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GRANBLUE FANTASY VERSUS: RISING (Cygames, per Pc e Playstation)

BANG-ON BALLS: CHRONICLES (Untold Tales, per Pc e console)
Lo studio indie polacco Exit Plane, formato da veterani con alle spalle tanta esperienza in grandi produzioni, per voltare pagina inaugurando la nuova carriera da sviluppatori indipendenti ha pensato a cosa rendesse magici certi titoli degli anni ’90, come Super Mario 64, Sonic o Crash Bandicoot, La risposta è affidata al loro sfavillante esordio, Bang-On Balls: Chronicles, un platform 3D che recupera anche il senso del vagare tranquillamente negli scenari per far incetta, come nei migliori collectathon, del maggiore numero possibile di collezionabili. Il mondo è popolato di creature tondeggianti, i Bob, liberamente ispirate alla travolgente simpatia di Katamari, tra le quali deve farsi strada il protagonista, saltellando o rotolando allegramente, da solo o in co-op online (fino a quattro giocatori) o in due amici con lo schermo diviso, negli scenari artisticamente disegnati, a racchiudere ciascuno epoche del passato, ricostruite con diverse licenze poetiche, ma sempre con una raffinatezza stilistica che non tralascia ai fini dell’espressività i più piccoli dettagli. Immaginando di trovarsi in una sequenza dei set cinematografici di Bobbywood, ecco il nostro Bob catapultato tra i Vichinghi alla conquista delle Isole Britanniche, in una riproposizione dove convivono le rovine romane, gli echi delle gesta di mago Merlino e divinità norrene equipaggiate però con un arsenale tecnologicamente rimodernato. Divertente e spassoso, il viaggio del prode Bob continua nella corsa allo spazio in piena guerra fredda, con il Check Point Charlie a segnare la demarcazione tra il programma scientifico americano e quello sovietico. Scelto lo schieramento da appoggiare, comincia l’impresa di trovare i pezzi per far decollare per primo il razzo dei nostri alleati. Favolosa l’età dell’oro della pirateria, che trasporta in un arcipelago dei Caraibi, sulle tracce di un terribile Kraken, per raggiungere il quale ci si dovrà inoltrare tra nascondigli di losche bande, fortezze spagnole, eserciti di scheletri, alla ricerca di un antico tesoro. Poi, un nome un programma per l’isola chiamata Kaiju, proprio come i mostri delle pellicole di fantascienza nipponica degli anni Cinquanta, da Godzilla in avanti. Bob si muove agevolmente da un periodo all’altro della storia del Giappone, all’assalto delle minacce di ieri e di oggi, in una rievocazione incantevole e attenta ai particolari in grado di caratterizzare le diverse società, dai castelli dei signori feudali ai concerti j-pop e agli arcade in voga negli anni Novanta.

LODDLENAUT (Secret Mode, per Pc e Mac)
Le profondità aliene esplorate in Subnautica e quelle intrise della verità dei miti antichi in cui immergeva Abzu, ma anche la sollecitudine per il benessere degli animaletti digitali racchiusi nel Tamagochi o ancora i possibili futuri da offrire alle creaturine Chao in Sonic Adventure 2, senza dimenticare gli scenari fascinosi dei fondali del film di animazione Ponyo, capolavoro di Hayao Miyazaki: suggestioni che si ritrovano, elaborate in modo originale, in Loddlenaut, nato inizialmente come progetto per il corso di studi di due amici alla New York University e diventato il videogame di esordio dello studio texano Moon Lagoon. Un survival che è anche una simulazione in cui batte forte un cuore ecologista, mantenendo l’atmosfera tranquilla e rilassata con la quale si entra in punta di piedi in un luogo d’incanto. Il custode interstellare protagonista, agli ordini di un supervisore, nuota infatti nelle acque dell’oceano, traboccante però dei rifiuti ereditati dall’attività di una multinazionale che smaltiva ogni cosa nel sesto continente di un pianeta alieno. Il compito è pulire e capire come mai queste distese un tempo splendide si siano ridotte così e, nel mentre, volendo, aiutare a crescere i loddles, esserini acquatici che si sviluppano in modo diverso in base al cibo somministrato. Il loro aspetto richiama una meraviglia della natura a rischio di estinzione, la salamandra messicana axolotl. Se rendere di nuovo respirabili e trasparenti le aree oceaniche è indispensabile per la sopravvivenza dei biomi marini che le compongono, prendersi cura dei loddles è facoltativo, ma aumenta il senso di urgenza per eliminare al più presto la spazzatura dispersa nell’acqua affinché abbiano una casa accogliente. Un’operazione che oltretutto non può essere compiuta per sempre, poiché le scorie ritornano e ci si deve rimettere all’opera per provare la soddisfazione di riconquistare alla bellezza ciò che in passato appariva incontaminato, continuando a indagare, trovare, raccogliere e riciclare nella nostra base i pezzi ridotti a immondizia inutile e dannosa, adottando finalmente comportamenti responsabili.

ASTRONIMO (Thunderful, per Pc)
Tutti per uno, uno per tutti, perché la missione - tornare sulla Terra, dopo essere rimasti intrappolati su un pianeta lontano - non è delle più semplici e per riuscire nell’intento Astronimo punta anche sull’anima co-op del videogame, fino a quattro giocatori, online o in locale. Ci si può comunque divertire pure in solitaria, viaggiando per lande inesplorate che sono però stranamente popolate di edifici e di strani marchingegni da attivare per provare a raggiungere la nostra meta, trovando il modo di aggiustare le navicelle spaziali, rifornendole adeguatamente dell’indispensabile fonte di alimentazione. Del resto, è possibile modellare questa porzione di galassia a proprio piacimento, introducendo pianeti da personalizzare in ogni loro aspetto. Il titolo sviluppato dallo studio inglese Coatsink - affascinati dalle dinamiche introdotte da videogame come Little big planet e Factorio - è essenzialmente un platform, ma sui generis: richiede infatti di risolvere enigmi e in particolare di costruire ingegnosi macchinari, lanciati in una coloratissima versione cartoon di un sistema solare da indagare passo dopo passo, dove i pianeti alternano distese completamente ghiacciate alle dune di deserti di sabbia, degli infidi terreni paludosi alle idilliache pianure lussureggianti, in una rivisitazione dei principali biomi. L’accento posto sulla collaborazione tra gli astronauti è confermato dalla possibilità di condividere le proprie realizzazioni pensate per i diversi pianeti, senza porre limiti alla fantasia. E magari scoprire che anche nello spazio più remoto per ritrovare il buon umore possono bastare due passi di danza, le note emesse da una tromba, il concertino di una band.
IREM COLLECTION VOLUME 1 (Inin, per Playstation, Switch e Xbox)
L’Ininvasion, l’evento che segna l’arrivo anche su Xbox di numerosi titoli dell’etichetta europea impegnata nella riscoperta di perle videoludiche del passato, non poteva che partire con una delle tipiche raccolte in stile Inin. Nello specifico si tratta della Irem Collection Volume 1, che permette di compiere un excursus nella produzione della celebre casa nipponica considerata tra i maestri degli stg, gli sparatutto del Made in Japan, protagonisti durante degli anni ‘80 e ‘90 del secolo scorso dell’epoca eroica delle sale giochi. Per il debutto sono stati selezionati i tre classici della serie Image Fight, nome forse oggi meno noto di R-Type, un’altra storica hit firmata in quel periodo da Irem, ma non meno influente. Molti autori la citano ancora tra i loro cult e uno dei maggiori successi del genere, Radiant Silvergun, per ammissione del suo stesso creatore Hiroshi Iuchi è stato ispirato in particolar modo proprio dal primo Image Fight del 1988. Insieme a quel capolavoro d’altri tempi, nella Irem Collection Volume 1 si ritrovano il sequel Image Fight II: Operation Deepstriker del 1992 e lo spin-off X-Multiply del 1989. Non è facile riproporre uscite così vecchie, ma Inin è conosciuta per la cura riservata ai risvolti più tecnici delle riedizioni. Con accesso a diverse opzioni grafiche e funzionali, dal rewind al rallenty, nella Irem Collection Volume 1 vengono emulate perfettamente le versioni arcade, Nes e Pc Engine di Image Fight, arcade di X-Multiply e Pc Engine Super Cd-Rom di Image Fight II. In comune i videogame hanno l’idea delle fantasiose combinazioni di armi e astronavi che consentono di sparare in più direzioni; negli Image Fight attraverso le dinamiche degli shmup a scorrimento verticale, in X-Multiply spostandosi lungo l’asse orizzontale. Lo spirito vintage viene trasmesso anche dall’approccio al tema della difficoltà (seppure adesso non manchino gli aiuti). Per esempio per provare a sconfiggere l’invasione aliena al centro della fase principale di Image Fight bisogna prima superare i livelli introduttivi, che rappresentano una simulazione di addestramento in una sorta di metanarrazione ante litteram, ottenendo un punteggio superiore a 90%. Image Fight II espande la formula spingendo su un aspetto da anime, accompagnato da veri e propri filmati, grazie alle capacità multimediali offerte allora dagli albori dei cd-rom, di cui si avvantaggia anche l’acclamata colonna sonora di Takushi Hiyamuta. Se l’estetica degli Image Fight si inserisce a grandi linee nel solco di famose space opera, X-Multiply esplora una fantascienza più weird, per mezzo di una rilettura squisitamente giapponese di Viaggio allucinante. Anche nello shoot ‘em up di Irem, che con X-Multiply mette in mostra uno dei più folli immaginari della sua carriera, si pilota una navicella miniaturizzata per combattere dentro un corpo umano dove si riverberano gli echi mutanti di HR Giger.
POCKY & ROCKY RESHRINED (Inin, per Playstation, Switch e Xbox)
Arriva anche su Xbox lo sparatutto a scorrimento multidirezionale Pocky & Rocky reshrined, un po’ remake in alta definizione, un po’ sequel del secondo titolo della longeva serie con protagonista la giovanissima sacerdotessa Pocky e il fido procione Rocky, nelle loro avventure calate in un Giappone feudale, ricco di echi del folclore del Paese del sol levante. La formula adottata viene incontro sia alla curiosità di chi non conosce la saga, sia alla nostalgia dei fan, che magari la seguono dal debutto, avvenuto in patria nel 1986 con lo shot’em up arcade Kiki Kakai di Taito. Al 1992 risale il videogame all’origine di Pocky & Rocky reshrined all’epoca uscito su Super nes. Che Pocky sia una miko lo si capisce subito dall’abbigliamento, la hakama rossa, sorta di tradizionale gonna-pantalone, e il kosode bianco, una specie di kimono a manica corta. Le miko nel tempio scintoista compiono un percorso di apprendimento, dedicandosi ad azioni come la pulizia rituale e la danza cerimoniale Kagura. Nel videogame l’eroina ha la missione ben più impegnativa di salvare il mondo, contro la minaccia di uno stregone, dalla misteriosa identità, che ha lanciato un maleficio sugli amici yokai del duo. Ricomincia così quello che è anche un appassionante viaggio tra le creature delle leggende orientali, nelle quali gli stessi procioni (tanuki) sono presenti fin dalla notte dei tempi, camaleontici e pronti allo scherzo, non del tutto affidabili. Tra Pocky e Rocky l’amicizia è invece salda, cementata da quanto la ragazzina, quintessenza dello stile chibi, deliziosamente grazioso, è riuscita a realizzare per aiutare la comunità di cui lo stesso Rocky è parte. Strada facendo, Pocky e Rocky allargano la cerchia dei loro alleati, procedendo in ambientazioni ancora una volta costellate di riferimenti al Giappone del periodo Edo. Se di vittoria in vittoria ci si avvicina di più alla verità, non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze delle atmosfere fiabesche e dalle situazioni divertenti in cui si incappa: l’impresa di Pocky e Rocky non sarà facile. I nemici da combattere non hanno scrupoli e dispongono di frecce nel loro arco da non sottovalutare. Se l’avvio di Pocky & Rocky reshrined ricalca Pocky & Rocky, più si va avanti e più emergono cambiamenti, si fraternizza con nuovi personaggi, il tono diventa più cupo, ma resta intatto il fascino che ha reso questo titolo a 16-bit un classico senza tempo. Al timone non a caso, ieri come oggi, c’è Tengo project, sviluppatore del primo Pocky & Rocky, e alla plancia di comando si ritrovano Shunichi Taniguchi, Toshiyasu Miyabe, Hiroyuki Iwatsuki.

COTTON 100% (Inin, per Playstation, Switch e Xbox)
È arrivato anche su Xbox il classico Cotton 100%, secondo titolo della longeva serie di shoot ‘em up creata da Success nel 1991 e inizialmente riservata ai mangiamonetine delle sale giochi giapponesi, dove ci si poteva divertire ad aiutare la protagonista di Cotton: Fantastic night dreams a raggiungere il suo gustoso traguardo. Tre anni dopo, con una sorta di sequel-riscrittura, appunto Cotton 100%, il videogame entrava nel salotto delle case nipponiche, grazie al debutto sulla console Snes di Nintendo, senza comunque ancora uscire dai confini della madrepatria. Intanto in occidente i fan degli sparatutto a scorrimento orizzontale cominciavano a incuriosirsi e a desiderare di confrontarsi direttamente con questa declinazione per tanti versi originale del loro genere preferito. All’epoca appariva tutti’altro che scontata anche solo la scelta dell’eroina da cui prende il nome, così diversa dai tipici personaggi bellicosi in grado di combattere orde di formidabili nemici, lanciandosi in fughe frenetiche, dal ritmo inarrestabile. Nata de Cotton è una streghetta dai capelli rossi che incarna la quintessenza del kawai, dall’immagine dunque carina, graziosa. Al suo esordio aveva stupito anche per il ruolo di primo piano attribuito a una ragazzina, in un cast molto femminile. Cotton ha infatti al suo fianco la fatina Silk, intenzionata a salvare il mondo dall’oscurità, e ad aggiungere un ulteriore tono surreale c’è la stessa missione con la quale ottenere il coinvolgimento della piccola strega, golosissima di un dolcetto. A cavallo della scopa di ordinanza è disposta a sobbarcarsi mille fatiche pur di arrivare alla meta e farsene una scorpacciata, risolvendo i problemi di Silk, legati alla magica leccornia. Cotton è insomma una peperina, ma così adorabile da aver contribuito alla nascita del sottogeneri dei cute ‘em up. Dal 2021 per l’intera serie, dopo un silenzio di diciotto anni, ha preso avvio un’operazione rinascita che sta portando in tutto il mondo sulle nuove console questi cult. Cotton 100% è così approdata su Playstation 4 e Switch, adesso su Xbox, pronta a incontrare nuovi appassionati e a ritrovare i vecchi estimatori, in una colorata trasposizione fedelissima all’originale, dove ogni livello si rivela uno spassoso viaggio in un immaginario deliziosamente pop.

PANORAMA COTTON (Inin, per Playstation, Switch e Xbox)
La piccola strega Nata de Cotton ha vissuto molte vite, aggiornandosi di volta in volta per farsi trovare preparata, in forma smagliante, a misura delle console che ne hanno ospitato negli anni le avventure. Con Panorama Cotton la sfida, sperimentata brillantemente già all’esordio nel 1994 in Giappone su Mega drive, era provare a muoversi in una specie di spazio tridimensionale, dove adesso continua a sfrecciare a cavalcioni della scopa nella nuova versione per Xbox, dopo l’arrivo nel 2021 su Playstation 4 e Switch che hanno allargato la platea al pubblico occidentale. Ispirato alle dinamiche di Space harrier (1985), lo sparatutto su rotaia di Sega sviluppato dal celebre Yu Suzuki, Panorama Cotton vede l’eroina alle prese con un dramma di cui solo lei riesce a comprendere l’esatta portata: qualcuno sta lasciando bruciare i suoi dolcetti preferiti chiamati willow, dalle magiche proprietà, e lei, costi quel che costi, deve fermare questo abominio, a colpi di incantesimi da potenziare raccogliendo cristalli, cercando di migliorare le abilità ricominciando daccapo, per arrivare a sconfiggere facilmente pure i boss più cattivi. La nuova versione ricalca fedelmente l’originale, a favore di una riproposizione dal pieno gusto rétro, pur con alcuni extra che permettono di modificare interessanti opzioni. All’interno della serie di sparatutto 2D di Success, Panorama Cotton costituisce un po’ un’eccezione, pur confermando quell’universo vario e vibrante, surreale e scintillante di colori, che caratterizza da sempre le divertenti avventure di Cotton.

ULTRACORE (Inin, per Playstation, Switch e Xbox)
Anche se mantiene il grosso del focus sul Made in Japan, l’etichetta Inin, che nasce in Germania, nel tempo non ha mancato di rivolgere lo sguardo alle produzioni europee, come nel caso delle raccolte dedicate a Turrican, un mito dell’Amiga. In questo solco si inserisce Ultracore, uno dei titoli della Ininvasion appena sbarcati su Xbox dalle vicende più particolari. Pur risalendo agli anni ‘90, non era mai stato pubblicato prima. Lo sviluppo del videogame venne interrotto infatti poco prima del lancio e Ultracore non raggiunse più i negozi, nonostante sulle riviste dell’epoca si parlasse con toni entusiasti del gioco, allora conosciuto come Hardcore e dato in dirittura di arrivo per Amiga e Mega Drive nel 1994. Poi l’irrompere sulla scena di Playstation e della grafica 3D cambiò improvvisamente le priorità, portando molte compagnie a riconsiderare i propri impegni, abbandonando le vecchie console in favore della nuova generazione dell’entertainment e dei suoi linguaggi. Hardcore/Ultracore fu una vittima eccellente, considerato anche che dietro all’action game c’era lo studio svedese Digital Illusions, o Dice, oggi famoso per il first-person shooter bestseller Battlefield. Venticinque anni dopo il progetto è stato completato da un piccolo team di ex Dice guidati dal cofondatore Fredrik Liljegren, all’opera sul development kit originale, cui hanno fatto seguito le conversioni per le piattaforme attuali. Un vero tuffo nel vintage per uno sparatutto 2D dal design elaborato dove si respira l’eredità di Turrican.

CLOCKWORK AQUARIO (Inin, per Playstation, Switch e Xbox)
Anche il retrogaming ha le sue belle scoperte. Titoli dimenticati che non avrebbero mai visto la luce se non fosse cresciuta una nutrita schiera di appassionati, un po’ storici, un po’ archeologi del digitale. Con il restauro di Clockwork Aquario, Inin porta all’attenzione anche del pubblico Xbox la vasta produzione della compianta Westone, leggendaria compagnia giapponese particolarmente attiva tra gli anni ‘80 e ‘90 cui si deve la popolare serie Wonder Boy/Monster World. Clockwork Aquario - al quale il cofondatore di Westone, Ryuichi Nishizawa, iniziò a lavorare nel 1991 - è stato una vittima illustre degli sconvolgimenti tecnologici che, periodicamente, attraversano i videogame. Praticamente pronto per il lancio in sala giochi, allora un mercato di riferimento, l’uscita venne cancellata perché nel frattempo il panorama era cambiato. Da un lato la svolta della grafica 3D, dall’altro l’ascesa dei picchiaduro, non lasciarono molto spazio a titoli dall’impostazione classica come Clockwork Aquario, action platform che puntava su bizzarri boss e una colorata pixel art che invece oggi è tornata di gran moda. Un piccola rivincita per chi all’epoca si era dedicato anima e corpo al progetto, che può contare anche sulle musiche del veterano Shinichi Sakamoto.
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