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C’era una volta la vecchia Sega, quella che tra gli anni ‘80 e ‘90 del secolo scorso si combatteva il dominio del digital entertainment, in un match tutto giapponese con Nintendo, un po’ i Beatles e i Rolling Stones dell’età dell’oro dei videogame. Che significava anche diverse filosofie e ciascuno le proprie console, fino allo sconvolgente addio di Sega alla scena hardware nei primi anni Duemila, coincisi con il canto del cigno del Dreamcast. Sega non ha comunque mai abbandonato i fan e, anzi, mentre molte case storiche cadevano sotto i colpi delle acquisizioni, trasformandosi nell’ombra di se stesse, l’azienda nipponica è stata protagonista di un sensazionale comeback, concentrandosi su ciò che le riesce meglio: i titoli. Nel frattempo ha spostato lo sguardo sempre più a occidente, dove nascono alcune delle sue principali hit odierne, dai Football Manager di Sports Interactive ai Total War di Creative Assembly, il team inglese che per la gioia degli appassionati delle avventure cinematografiche ha annunciato di essere oggi al lavoro pure sul sequel del cult Alien Isolation, uscito dieci anni fa. Ma al cuore non si comanda e quello continua a battere in estremo oriente. Le ultime produzioni di Sega come Like a Dragon rimangono un unicum nel panorama, tra le massime espressioni del Made in Japan per chi cerca una full immersion nel Paese del Sol Levante. La saga, che ha preso in un certo senso il posto di un’altra serie memorabile squisitamente nipponica, cioè Shenmue, ma facendo alla sua maniera il verso anche al fenomeno Gta e raccogliendo l’eredità di praticamente tutto lo scibile giapponese, dai film ai videogame, ormai è un vero e proprio kolossal, tanti sono i capitoli che la compongono, uno più fantastico dell’altro. Il prossimo, Like a Dragon: Pirate Yakuza in Hawaii, è atteso in febbraio con il suo immancabile carico di arti marziali ed eccentricità.
Non si può tuttavia parlare di Sega senza pensare a Sonic, assurto a mascotte della compagnia nel 1991 all’epoca del Mega Drive, quando il genere dei platform andava per la maggiore e il velocissimo porcospino blu si divideva le luci della ribalta con il baffuto idraulico Super Mario di Nintendo (poi sono diventati amici, inaugurando addirittura la fortunata collaborazione dei Mario & Sonic ai Giochi Olimpici). Sonic sta attraversando una stagione di assoluto revival, complice l’arrivo al cinema nel giro di poco di ben tre film, i cui successi si riflettono anche nel digital entertainment dei videogame. Su computer e console si assiste così al ritorno di Sonic X Shadow Generations, sorta di director’s cut, rimasterizzata ed estesa, del gioco realizzato originariamente per celebrare il ventennale della serie, nel 2011. Adesso si aggiunge un’intera sezione dedicata a Shadow, la nemesi di Sonic che tra qualche giorno si incontrerà anche nel nuovo lungometraggio, Sonic the Hedgehog 3, in proiezione per Natale.
Proprio i momenti incentrati su Shadow, oltre a rappresentare l’inedito del pacchetto Sonic X Shadow Generations, sono il pezzo forte di un’incessante ricerca del virtuosismo che non si è ancora fermata e che rende i Sonic entusiasmanti sinfonie rock. Se i Super Mario Bros. appaiono magari figli di un perfezionismo composto al pianoforte, Sonic è un’esibizione straripante di riff di chitarra e assoli fulminei che scorrono potenti lasciando a bocca aperta. E quando si intercetta il giusto flow sembra quasi di rileggere le ardite corse del porcospino direttamente sullo spartito. Sonic X Shadow Generations è una suite perfetta per (ri)scoprire l’arte del Sonic Team. Con un escamotage narrativo (perché anche se è un platform tutta azione, non mancano trama e personaggi da cartone animato), si passa in rassegna l’evoluzione della serie, saltando letteralmente tra 2D e 3D, reinterpretando con spirito fresco, ma filologicamente attento, le diverse incarnazioni di Sonic lungo i decenni, dai primissimi Sonic the Hedgehog (1991-1994) ai Sonic Adventure (1998-2001) e fino allo stile più moderno inaugurato da Sonic Unleashed (2008). È sorprendentemente emozionante (ri)affrontare livelli iconici riconsegnati in una chiave più contemporanea che in Sonic X Shadow Generations tocca anche vette tecniche in grado di elevare ulteriormente l’esperienza, coloratissima, per tutta la famiglia. Sulle console attuali il restauro in 4K a 60 fotogrammi al secondo d’altronde costituisce una manna dal cielo per farsi catturare dal turbino psichedelico della caccia alle prestazioni, un anello dopo l’altro, qui equivalente delle classiche monetine.
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