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IL MASSACRO DI NATALE

Gabriela e Kelly, cinque anni fa l'orrore: dalla condanna di Turco ai mancati risarcimenti

Gabriela e Kelly, cinque anni fa l'orrore: dalla condanna di Turco ai mancati risarcimenti

di Georgia Azzali

28 Dicembre 2021, 03:01

Il sorriso solare di Gabriela. E Kelly, con la battuta sempre pronta a disarmare chiunque tentasse di offenderla. Sono passati cinque anni dalla brutalità di quella notte nel privé a luci rosse. I loro corpi martoriati da decine di coltellate tra il 25 e il 26 dicembre 2016 all'Angelica Vip Club di San Prospero erano stati scoperti 24 ore dopo: Samuele Turco, l'ex di Gabriela Altamirano, uno dei due assassini, l'ideatore del massacro, aveva lanciato l'allarme indicando il casolare.

Era preoccupato perché non sentiva più da un giorno e mezzo la sua Gabriela, così aveva detto ai poliziotti. E così era cominciata la macabra recita: poche ore, però, perché il castello di falsità e alibi raffazzonati era miseramente crollato. Era crollato per primo Alessio, il figlio di Turco, vent'anni bruciati in quella spedizione di morte. Affascinato dalla figura del padre, «educato al cinismo e alla violenza», come hanno scritto i giudici d'appello nella sentenza del 6 dicembre 2018 che l'ha condannato a 20 anni (con rito abbreviato) e ormai definitiva, perché la procura generale non ha fatto ricorso in Cassazione. Il padre non ha mai varcato la porta dell'aula del processo: si è ucciso il 25 luglio 2017 nella sua cella, appendendosi a un lenzuolo.

Non un gregario, un protagonista di quella notte d'orrore, Alessio, ma in appello i giudici hanno spazzato via l'ergastolo del primo grado, ottenuto dal pm Emanuela Podda, concedendogli le attenuanti generiche. La Corte ha messo in evidenza il fatto che Alessio avesse fatto ritrovare il coltello, ma soprattutto i suoi limiti cognitivi e la mitizzazione del padre. «E' ancora a Reggio Emilia. Lavora un po' in carcere facendo le pulizie o in lavanderia, ma - spiega il difensore, Elisa Furia - frequenta anche la scuola interna: un corso di un istituto professionale. L'obiettivo è quello di conseguire il diploma, visto che aveva interrotto gli studi. Ma, considerando la sua giovane età, sarebbe fondamentale che potesse portare a termine un percorso vero di riabilitazione».

E le figlie di Gabriela? Ventiquattro anni la più grande, mentre la sorella era ancora minorenne quando la madre è stata uccisa, e per lei si era costituito parte civile il padre. Avrebbero diritto a 616.040 euro, secondo quanto stabilito già dalla sentenza di primo grado, ma non hanno mai avuto nulla da Turco e famiglia. Così come nessun risarcimento, nonostante i 200mila euro riconosciuti, è andato ai familiari di Luca Manici (conosciuto da tutti come Kelly), assistiti dall'avvocato Aniello Schettino. «L'unica cosa che siamo riusciti ad ottenere è un indennizzo, di alcune migliaia di euro, dal Fondo vittime istituito dalla Regione», spiega l'avvocato Matteo Manici, che ha difeso i familiari di Gabriela insieme alla collega Federica Folli.

Poi c'è ancora quell'episodio che riaffiora dal passato: Samuele Turco era stato denunciato un mese prima di quella notte perché aveva mandato in giro una serie di foto osé di Gabriela. Non si è ritenuto, in quel momento, ci fossero elementi tali per poterlo arrestare. Ma quel ricordo resta. Sale su una ferita aperta.

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