×
×
☰ MENU

Infrastruttura strategica

«Aeroporto Verdi, risorsa preziosa a cui non rinunciare»

«Aeroporto Verdi, risorsa preziosa a cui non rinunciare»

11 Settembre 2022, 03:01

Per qualcuno è una grande risorsa. Per altri è un pericolo per la città. Per molti un oggetto un po' misterioso di cui si sente parlare da tanto tempo. Ma che, in fondo, non si conosce. E di cui non si sa cosa pensare.

Stiamo parlando del «Verdi» - o se preferite, come lo chiamano gli addetti ai lavori, di «Parma PMF»- l'aeroporto della nostra città che, curiosamente, nella recente campagna elettorale è diventato l'oggetto del contendere, la materia spinosa su cui si è scatenata una guerra all'ultimo volo. Per conquistare ogni singolo voto.

Eppure, basta aprire internet per scoprirlo, ogni città di una certa dimensione ed ambizione in Europa e nel mondo ha un proprio scalo che, ovunque, viene percepito come un volano di ricchezza. A cui nessuno vorrebbe rinunciare.

«E mi pare assurdo che Parma non se ne renda conto – spiega Antonio Montepara, professore ordinario di Strade, Ferrovie e Aeroporti nella nostro Ateneo. - L'aeroporto è infatti uno strumento che crea collegamenti e che produce una positiva ricaduta. Dopo aver già perso la fermata in linea sulla Alta Velocità la città non può permettersi di vedere svanire anche questa altra infrastruttura».

Eppure l'ostilità verso ciò che decolla dalla sua pista continua e la rigida opposizione al piano industriale di sviluppo dello scalo - un piano approvato da più di un Ministero -potrebbe determinare a breve termine un conto salato: dall'esclusione dal Piano nazionale degli aeroporti fino, addirittura, alla chiusura del «Verdi».

«Una potenzialità assai pericolosa – prosegue Montepara. - Parma è al centro della Food Valley e questo significa industria, lavoro e turismo. L'aeroporto è uno strumento necessario per questi comparti».

Già, ma gli strumenti tecnici complessi come questo hanno bisogno di manutenzione e di una corretta gestione. Proprio come sta scritto nel piano.

«Occorre tenere conto di alcuni aspetti. Un aeroporto ha precise esigenze di carattere geometrico e strutturale. Il primo aspetto riguarda la lunghezza della pista: una pista più lunga può accogliere aerei più grandi e quindi attrarre compagnie più importanti che certamente non hanno interesse ad operare in scali limitati. Il secondo aspetto invece riguarda le caratteristiche della pista che deve poter reggere il peso degli apparecchi in fase di atterraggio. Qualcosa è già stato fatto in passato ma servono interventi di consolidamento. Oltre che di allungamento della pista».

Ma, come detto, il progetto che ormai da alcuni anni si sta sviluppando viene avversato con forza. E quindi il futuro di «Parma PMF» rischia di ricordare il profilo di volo di un aereo in stallo: per un po' si regge in aria. Poi è destinato a cadere.

«E questo provocherebbe un danno evidente al territorio - prosegue il professore che è presidente del Consiglio del corso di laurea di Ingegneria Civile.- Un dettaglio fondamentale che non deve essere dimenticato è che non è lo scalo in se, semplicemente, a determinare il beneficio ma il contesto che sta intorno. C'è un indotto importante dato dal lavoro che ne deriva ma anche la ricaduta sul turismo, sulle strutture ricettive, su molti aspetti della vita produttiva del territorio. E non si può pensare che tutto questo venga garantito solo dal collegamento ferroviario che, tra l'altro, per quanto riguarda la fermata dell'Alta velocità in zona Fiera, è ancora lontana dall'essere realizzata».

Lo abbiamo detto: qualcuno continua a sperare nel decollo, altri, invece, incrociano le dita perché da Parma si smetta di volare. In mezzo tutto gli altri guardano con scarsa passione. Senza forse cogliere che quanto accaduto con la Mediopadana potrebbe accadere di nuovo. La prima volta può essere stato per caso. La seconda no. E il prezzo poi lo si paga tutti quanti.

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI