L'appello
«Non abbiamo un posto dove stare, né un luogo dove lavarci. Per favore, aiutateci». Shazad è nato nel 2003 e viene da Gujjrat, in Pakistan. È arrivato a Parma tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate. L’Italia l’ha raggiunta a piedi, tramite la rotta balcanica e da circa 12 giorni, insieme a una decina di connazionali, staziona davanti alla sede di Ciac, in strada Cavestro, con l’intento di mostrare una «protesta pacifica e silenziosa» alla cittadinanza.
«Con questo gesto, vogliono essere visibili e noi esprimiamo loro nostra solidarietà, visto che chiedono solo il riconoscimento dei propri diritti – ha spiegato Marcello Volta, responsabile della comunicazione del Ciac -. Nei mesi, hanno effettuato la procedura legale per avere i documenti, andando in questura, ma per ultimare la richiesta d’asilo è necessario eleggere un domicilio, che dovrebbe essere dato dalla prefettura nelle strutture preposte, cioè i Centri d’accoglienza straordinaria, dove probabilmente non ci sono posti. Se la prefettura attivasse l’inserimento al loro interno e desse loro un domicilio, potrebbero avere i documenti e tutto il necessario per il percorso di integrazione».
Secondo quanto riferito da Ciac, sarebbero oltre 60 le persone in città nelle stesse condizioni dei giovani che stanno protestando, costretti a dormire per strada. «Siamo alle prese con le ripetute assegnazioni che ci vengono date dal ministero dell’Interno per effetto degli sbarchi e degli arrivi della rotta balcanica. Nell’ambito di un sistema nazionale dobbiamo provvedere all’accoglienza e su quelli non si può transigere. Noi abbiamo la priorità delle assegnazioni costanti, che rientrano nell’ambito di un circuito nazionale, a cui queste persone si sono sottratte, arrivando alla spicciolata e non dichiarandosi all’atto di entrare alla frontiera. Nel momento in cui uno straniero entra nel territorio deve presentarsi al primo posto di polizia – ha chiarito il prefetto, Antonio Garufi -. Queste persone, che hanno sicuramente bisogno, non hanno adempiuto a ciò che fanno i migranti che sbarcano, che vengono identificati e trasferiti nell’ambito di una programmazione nazionale, che tiene conto delle esigenze su tutto il territorio italiano».
Come confermato dalla prefettura, nei prossimi giorni (forse già domani) è prevista una riunione con Ciac e il sindaco per cercare di risolvere la situazione che, per circostanze diverse, tiene «in sospeso» le vite di questi migranti, che dal Pakistan hanno attraversato l’Iran, la Turchia, la Grecia, la Macedonia, la Serbia e la Bosnia, su mezzi diversi, per arrivare a piedi qui, subendo spesso violenze e abusi.
«La prefettura non intende sottrarsi, e il prefetto prima di tutti, ma abbiamo priorità impellenti – ha concluso Garufi -. Avevamo pubblicato questo bando speditivo, in cui chiedevamo la disponibilità a enti o associazioni con determinati requisiti di prestare fino a un massimo di 200 posti, ma a questa nostra richiesta non c’è stata alcuna offerta e siamo riusciti comunque a soddisfare le varie esigenze».
Giovanna Pavesi
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