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Terenzo, gli scolari vanno a mangiare all'osteria

Terenzo, gli scolari vanno a mangiare all'osteria

18 Ottobre 2022, 03:01

Terenzo La mensa è all’osteria. Non nei sogni, ma a Selva Castello di Terenzo, in quell’isola felice che è nata attorno alla scuola elementare: «L’unica del nostro Comune - dice Emiliano Caraboni, vicesindaco e assessore a scuola e sanità - su cui investiamo molto per strutture e trasporti: i bambini sono il futuro, meritano il nostro massimo sforzo».

Qui, in pochi anni, si è passati da 5 agli attuali 26 alunni: l’edificio è in sassi, ospita due pluriclassi (prima-terza e quarta-quinta) in aule bianche e azzurre piene di luce. Come tutti i martedì e i giovedì quando c’è scuola anche al pomeriggio, è ora di pranzo: riordinato il banco, tutti in fila a lavarsi le mani. A controllare, con sguardo materno, la bidella Susanna, burbera benefica che si è trasferita qui vicino per amore della scuola. Guidano e chiudono la fila i più grandi e la maestra Sulena, che abita a due passi e ha frequentato da alunna questa scuola, e la maestra Annamaria, che viene da Trapani dove torna solo d’estate.

Si attraversa la strada e si è all’Osteria: «Questa è la nostra fortuna - dice il preside Giacomo Vescovini -, perché fare arrivare i pasti quassù sarebbe stato un problema che abbiamo invece risolto grazie alla generosa disponibilità dell’osteria Restori che non fa certo affari con noi ma che, dal 2014, dimostra amore per il territorio e col cibo educa e fa cultura insieme alla scuola».

Si entra: nella grande sala tre file di tavoli, bambini piccoli e grandi mischiati e questi ultimi a capotavola: sono i responsabili dell’acqua, aprono le bottigliette e la versano ai più piccoli; poi alla fine, mentre tutti sparecchiano, raccoglieranno le plastiche, i tappini, il pane avanzato. Le maestre stanno a parte, la bidella Susanna in mezzo ai “suoi” bambini. Oggi il menu prevede pasta al pesto, scaloppine di lonza al limone, hamburger di pollo per chi non mangia maiale. La frutta (mela e uva) è stata data come colazione al mattino. Ha deciso così il medico Nicola Bolsi della Asl di Parma che ha approvato e validato quanto proposto da Alessandra, Giada, Giovanni e Alessandro Restori che conducono l’Osteria. Prodotti del territorio, freschi e di stagione, carne, pesce, sempre verdure seguendo le ricette tipiche della tradizione e della zona, cucinate con tutta la maestria delle cuoche Alessandra e Giada. E allora gnocchi, tortelli d’erbetta, risotto, scaloppine, hamburger di tacchino, filetto di halibut. Col pollo arrosto è un’apoteosi, davanti al passato di verdure o ai finocchi lessati c’è chi storce il naso: allora Giovanni Restori (l’altro burbero benefico della situazione) “minaccia” di non dare più le patate arrosto o, altro trionfo, la pizza quando sarà il momento - e così tutti mangiano le verdure seguendo la regola del “buon appetito, piatto pulitò”.

«I Restori - ricorda l’assessore Caraboni - sono formidabili, hanno come adottato i bambini che, da parte loro, li adorano: qui fanno le feste per i compleanni, festeggiano i nonni, il Carnevale. I Restori sono sempre disponibili, hanno insegnato ai bambini a mangiare fuori casa, ad aiutarsi. I genitori sono contenti e non ho mai avuto lamentele, i bambini sono rapidamente aumentati di numero e oggi abbiamo alunni che vengono anche da Comuni non vicini dove potrebbero frequentare le loro scuole. Il merito è soprattutto delle maestre (con Sulena e Annamaria, anche Daniela, Sabrina, Federica, Manuele), ma di certo i Restori e questa mensa fanno la loro parte».

Intanto Giovanni Restori è arrivato con la pentola per il bis di pasta: «Chi ne vuole ancora?” e il giro riparte per tutti. Poi le maestre taglieranno le scaloppine ai più piccoli e a fine pranzo ci sarà un caffè per gli adulti. Tutti in fila, ora si torna in classe sotto lo sguardo sorridente di preside e assessore, fieri della “loro” mensa.

Per dovere di cronaca le farfalle al pesto erano leggere e profumate, le scaloppine tenerissime - e, come tutti, il vostro cronista, tornato per un giorno a scuola, ha fatto il bis.

Chichibio

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