UN ANNO DOPO L'INCIDENTE
Langhirano - Una lettera a quasi un anno di distanza dall’incidente in cui hanno perso la vita Martina Karakach, Josef Venturini e Renat Tonu, quelli che lei chiama «i ragazzi della Badia».
Parole dure
Parole dure e cariche di dolore quelle di Gina Lupo, la nonna di Martina, che anche a seguito di un altro tragico episodio lungo quella strada, in cui ha perso la vita Tiziana Sani, nei giorni scorsi ha lanciato il suo grido per scuotere enti ed istituzioni perché intervengano.
Speranze tradite
«È trascorso un anno, sono state fatte tante “chiacchiere”, giuste e sbagliate, ma tali sono rimaste. Si sperava in qualcosa di più concreto da parte delle amministrazioni (comunali, provinciali, regionali) ma l’unica cosa ottenuta è una segnaletica all'incrocio che sa tanto di presa per i fondelli, perché di fatto inesistente visto che nessuno la rispetta e, tanto meno, nessuno fa in modo che venga rispettata. Abbiamo capito nostro malgrado che la maggior parte delle persone se ne frega delle regole, dei limiti di velocità (vedi anche l’ultimo incidente dove è deceduta una signora nel rettilineo Cascinapiano /Torrechiara), anzi qualcuno ti dice anche: ma chi non la fa quella strada in velocita? Vuoi perché hai fretta, perché è dritta, c’è visibilità… Ecco - prosegue la donna -, io mi rivolgo a chi ha il potere per fare qualcosa: la gente gira con auto che diventano proiettili vaganti, magari pensando di essere esenti da pericoli per se stessi e soprattutto per gli altri. Se da soli non capiscono, bisogna mettere paletti, nel vero senso della parola. Una strada non può essere un cimitero e io come cittadina voglio essere tutelata. Le amministrazioni preposte ormai sono responsabili di questi “omicidi stradali” tanto quanto chi li provoca, perché non stanno facendo nulla per cambiare le cose! Non possiamo essere solo noi famigliari a bussare alle porte per farci ascoltare: a noi la determinazione dovuta da tanto dolore non manca».
Il confronto
Gina Lupo confronta poi la situazione sulla Massese con la vicina Parma-Mantova, «che quando diventa «lombarda» è piena di incroci con rotonde, semafori ed autovelox che funzionano (non finti). È forse un colore politico che cambia le leggi della strada? Spero di no, se così fosse mi vergognerei di abitare in Emilia. Mi auguro per questo 2023 che la morte di tutte queste persone sulla Massese abbia giustizia anche da parte dei “signori delle scrivanie” - conclude – e che, in onore dei nostri cari, la strada sia messa davvero in sicurezza».
M.C.P.
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