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Inchiesta

Ghiaia, il Conad sotto assedio

Ghiaia, il Conad sotto assedio

15 Gennaio 2023, 03:01

«Quante persone fermiamo ogni giorno perché hanno rubato qualcosa? In media tre-quattro». Chi parla è Stefano Munari, direttore del Conad della Ghiaia. È uno dei fulcri della storica piazza, ma anche terra di frontiera, come ormai tutti i supermercati e i centri commerciali, spesso teatro di furti che degenerano in rapine improprie. Ma non solo. La zona del Conad è, specie il sabato pomeriggio, il «punto caldo» della piazza ed è, com'è accaduto anche ieri, marcata stretta dalle forze dell'ordine. Ormai tradizionale osservata speciale la scalinata che da viale Mariotti porta alla piazza dove è costante l'andirivieni di giovani e giovanissimi.

Tornando al Conad, l'ultimo furto si è consumato venerdì, giorno di Sant'Ilario, intorno alle 16. Un 26enne marocchino, irregolare in Italia, si è appropriato di diverse bottiglie di superalcolici, le ha nascoste e ha provato a uscire. Usando le maniere forti con l'addetto alla sicurezza. Il direttore ha chiamato il 112 e in Ghiaia è arrivata subito una pattuglia dei carabinieri della stazione di Parma Centro. È finita con il 26enne arrestato per rapina impropria.

«Un brutto episodio - commenta Munari -, ma a cui purtroppo siamo abituati. Ringrazio i carabinieri per la celerità». Dentro e fuori dal negozio c'era un sacco di gente (tra cui molti turisti), che ha assistito alla scena. Non un bel biglietto da visita. «Qui al Conad i clienti non mancano - puntualizza - e, almeno dal punto di vista commerciale, siamo molto soddisfatti». Ma grande è anche il lavoro degli addetti alla sicurezza, dal momento che gli episodi di microcriminalità sono all'ordine del giorno. Munari, reggiano d'origine e ottimo comunicatore, offre molti spunti. Un altro episodio piuttosto brutto, ma fortunatamente senza conseguenze, è andato in scena appena qualche ora dopo l'arresto del 26enne. Verso l'ora di chiusura «un tipo è entrato con una borsa di un altro negozio. Gli ho spiegato che avrebbe dovuto lasciarla all'ingresso e lui mi ha minacciato dicendo che mi avrebbe piantato un coltello nella pancia». Poi Munari, con grande esperienza, lo ha convinto a stare alle regole. È andata, però, peggio a un suo collega che «qualche tempo fa è stato morso da una tossicodipendente che voleva rubare». I ladri, spiega, si dividono in tre categorie: «I minorenni, che di solito arraffano cioccolata, Coca-Cola, Red Bull e patatine; i tossicodipendenti e gli stranieri». I secondi e i terzi sono «specializzati» «in alcolici e superalcolici, formaggi e salumi». Merce che forse provano a rivendere.

Colti sul fatto, non tutti vengono denunciati. «Ad esempio quando prendi un ragazzino - confida Munari - a volte ti basta che restituisca il maltolto e lo paghi». E le cosiddette baby gang, uno dei nervi scoperti della Ghiaia? «Stanno fuori e, specialmente, sulle scale - riprende -. Al sabato la gente fa fatica a scendere perché ci sono loro che bivaccano e giustamente si lamenta». E i controlli? «Le forze dell'ordine sono presenti - conclude - e le cose vanno meglio rispetto al passato».

In giro ora ci sono anche gli street tutor. «Fanno un lavoro positivo - raccontano in borgo della Cavallerizza -. Più di una volta hanno “spento” delle risse tra stranieri avvertendo le forze dell'ordine». Ma i giovanissimi «terribili» non hanno certo ammainato le vele e, fanno notare alcuni commercianti, continuano a rappresentare un problema, specie il sabato pomeriggio. Osserva Dario Di Dio del bar Botanic: «Le forze dell'ordine li marcano stretti ed è da un po' di tempo - fa riferimento a brutti episodi del passato - che da viale Mariotti non piovono più biciclette e lattine piene».

Miglioramento riscontrato anche da Ruggero Gallinella, edicolante della Ghiaia, un altro che ha il polso della situazione. «I controlli ci sono e devono proseguire - dichiara - specie al sabato pomeriggio che rimane quello più “caldo”». «La Ghiaia, in generale, va meglio - chiude Domenico Maisto della libreria Mondadori -. Diversa è invece la cosiddetta zona Conad. Una situazione non facile».

Michele Ceparano

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