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La Garante dei detenuti

«In carcere assistenza sanitaria impossibile e organico ai minimi»

«In carcere assistenza sanitaria impossibile e organico ai minimi»

27 Marzo 2023, 03:01

C'è la questione dell'assistenza sanitaria specializzata, che nel penitenziario di Parma dovrebbe essere peculiarità «ma di fatto non viene garantita».

C'è poi «l'invivibile e davvero poco dignitosa sezione “Z”», quella destinata ai collaboratori di giustizia e loro familiari. Ci sono i numeri impietosi di un organico di polizia penitenziaria e dell'area giuridico-educativa ridotto ai minimi termini, rendendo la vita più difficile a tutti e lontano l'obbiettivo - la rieducazione - pilastro dell'articolo 27 della Costituzione.

Eccole le tre criticità a tema carcere uscite dal Tavolo istituzionale riunito in municipio. Oltre all'assessore Ettore Brianti, la garante dei detenuti Veronica Valenti, il direttore generale dell'Azienda Ospedaliero universitaria Massimo Fabi, i rappresentanti della Camera Penale di Parma e dei sindacati di Polizia penitenziaria. «Abbiamo condiviso - si fa portavoce Valenti - una posizione comune in cui emerge l'urgenza di migliorare rapidamente l'organizzazione interna». E sarà oggetto di una lettera indirizzata al sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove.

Le difficoltà sono supportate dalla concretezza di numeri e logistica. «Parma è sede di un Sai, un Servizio assistenza intensificata che dovrebbe garantire cure specialistiche ma non è in condizioni di farlo- sottolinea la Garante -. I posti letto sono 36 a fronte di 250 persone bisognose di terapie». Proprio per la presenza del Sai, detenuti malati vengano trasferiti temporaneamente «d'imperio» in via Burla da altri istituti penitenziari. «Restano in attesa di visite che non avvengono per carenza di specialisti interni, finiscono a farle al Maggiore e nel mentre perdono la prenotazione attiva negli ospedali più vicini al loro carcere d'origine e ai familiari che potrebbero assisterli - spiega - E i ri-trasferimenti hanno tempi biblici. In generale, poi, molti malati sono in sezioni non compatibili con la loro situazione: persone in carrozzina in celle con barriere architettoniche e ascensori non funzionanti a fronte di tanti carcerati con disabilità».

Tra l'altro in via Burla gli ultra 60enni sono 200, tra cui 49 over 75: il 22% della popolazione del carcere rispetto all'8% nazionale, con esigenze maggiori per patologie croniche. «Non aiutano nemmeno l'umidità in diverse celle, la mancanza frequente di riscaldamento e acqua calda, le infiltrazioni d'acqua nel Centro diagnostico: anche la salute del personale medico - già sottoposto a un carico di lavoro non più sostenibile - non ne beneficia. Ma si interviene solo tappando buchi».

E in quest'ottica preoccupa il destino di due ex sezioni di Media sicurezza chiuse dopo l'apertura del nuovo padiglione. «La Direzione ha dato una risposta ambigua: sarebbero destinate a chi nell'Alta sicurezza avrebbe bisogno “di una maggiore e più qualificata assistenza sanitaria” che già ora non viene erogata», continua Valenti. Per il Tavolo, si tratta di sezioni ordinarie, con stanze comuni, barriere architettoniche, mancanza di spazio per gli ambulatori e di un impianto per le apparecchiature per l'ossigeno, ascensore che non può trasportare barelle. «La nostra proposta? Incrementare il personale sanitario e in quegli spazi realizzare le celle singole disposte dopo la class action di alcuni detenuti, anche per non costringere gli anziani a salire sulla scala del letto a castello».

E' invece piccola per numeri ma grande per problemi la «sezione Z»: «Ospita i collaboratori di giustizia e i familiari in quanto categoria protetta. Sono 5 celle con la finestra che dà sul muro, un passeggio dove non filtra luce naturale, docce esterne. Un conto è passarci qualche giorno, altro restarci a lungo, ossia la norma: non ci sono condizioni igieniche e di vivibilità».

Infine, ma non certo l'ultimo dei problemi, anzi, l'organico a disposizione. Da tabella ufficiale, il carcere di Parma dovrebbe avere tre direttori, di cui due vice. Qui ce n'è uno solo. Uno anche il commissario su 4 previsti. E poi 23 ispettori su 65 richiesti, 7 sovrintendenti e non 76. Gli agenti sono invece 341 rispetto ai 317 a tabella. Una buona notizia? «No. Il conteggio si riferisce ai poliziotti necessari prima dell'apertura del nuovo padiglione e dei nuovi arrivi. Nei mesi scorsi ci sono state diverse aggressioni e gli agenti hanno il sacrosanto diritto di lavorare in sicurezza. Evitiamo però la contrapposizione tra buoni e cattivi: c'è un enorme problema organizzativo che ha conseguenze importanti e a pagarle sono soprattutto i detenuti. Tante volte viene sospesa l'attività culturale, scolastica, universitaria per mancanza di organico. Ma sono attività essenziali per il futuro reinserimento sociale». Così come l'altro tema immenso e fortemente al centro del Tavolo: il lavoro. «Perché più si abbatte il pericolo di recidiva e più garantiamo società sicure»

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