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Truffa del catalogo, non mettete quella firma

Truffa del catalogo, non mettete quella firma

di Roberto Longoni

14 Aprile 2023, 03:01

Non aprite quella porta. Se poi capitasse, non firmate quella carta. Ma comunque, se proprio doveste cadere anche nel secondo errore, sappiate che non è «fatale»: una via d’uscita esiste, come dimostrato da Konsumer Parma. Nel campo minato delle frodi quotidiane la truffa del catalogo merita un allarme particolare. Non di soli clic vive (sulle spalle altrui) il popolo dei furbi: si può finire nella loro rete anche al di fuori della Rete, ormai d’antonomasia, di internet. Questo è un raggiro all’antica, eseguito di persona, con lo stordimento verbale e il colpo di grazia dell’impietosimento. Può costare 20mila euro (a rate), se non si decide di reagire.

Vittima, ma per breve tempo, è stata una parmigiana al cui campanello tempo fa suonò un venditore di prodotti per la casa a prezzi a suo dire stracciati. Per educazione, la signora lo fece entrare e l’ascoltò, nonostante avesse espresso fin da subito il totale disinteresse alle sue proposte. Elegante ed educato, il promotore alla fine si arrese, chiedendo però una gentilezza. «Può almeno firmarmi questo modulo, perché io possa dimostrare che comunque sono passato da lei?» domandò sconsolato. La mancata cliente, sentendosi quasi in colpa, acconsentì senza studiare le righe del foglio, anche perché pensava che l'altro di tempo ne avesse già perso abbastanza.

Che in quel momento fosse scattata la trappola, la donna se ne accorse superati i 14 giorni lavorativi oltre i quali scade il diritto di recesso. Questa volta, a suonare alla porta fu un venditore dai modi ben più sbrigativi. Il tizio spiegò alla signora che da lei in realtà era stato firmato un contratto vero e proprio. In soldoni, si era impegnata - a sua insaputa - a comprare prodotti per 3970 euro ogni anno per un lustro. Sentendosi con le spalle al muro, la donna si vide costretta a scegliere un tosaerba, due piumoni e un piano cottura: merce per lei inutile e comunque dal valore ben inferiore ai quattromila euro del totale. La signora firmò l’ordine e consegnò i 500 euro d’anticipo pretesi dal venditore. Non sarebbe finita lì, però: presto, sarebbe partito il contrattacco.

La vittima decise di rivolgersi a Konsumer, per cercare una via d’uscita dalla trappola. «E in effetti - spiega l’avvocato Giovanni Franchi, che di Konsumer Emilia-Romagna è presidente - ci è bastata una lettera, per risolvere il problema». Il legale ha puntato su due articoli del Codice civile: il 1346 e il 1418. Il primo richiede che il contratto tra i requisiti abbia la determinatezza; l’altro stabilisce che una delle cause di nullità dell’accordo sia proprio la mancanza nell’oggetto dei requisiti stabiliti dall’articolo 1346. Una sorta di convergenza matematica, di fronte alla quale la controparte non è riuscita a ribattere. «Nullo il primo contratto - sottolinea Franchi - lo era di conseguenza anche il secondo». La signora non solo non ha più dovuto pagare i 3470 euro «in sospeso», ma si è vista rimborsare i 500 euro anticipati. Be', dopo un paio di lettere di sollecito...

«Importante - prosegue l’avvocato - è che le persone alle quali sono capitati eventi di questo tipo abbiano il coraggio di rivolgersi ad associazioni che tutelano i consumatori. Troppo spesso accade che invece tacciano, spesso per vergogna. Ignorano che a cascarci sono anche giovani o individui all’apparenza corazzati rispetto a questi rischi: basta abbassare un attimo la guardia. Oppure non sanno che a certe situazioni può esserci rimedio. A questa signora, è bastato versare la quota di iscrizione all'associazione, per vedersi risolto il problema». Tra i vari oggetti per la casa proposti, c'era anche un’agile porta d’uscita, alla faccia di chi il catalogo pensava di averlo sigillato a doppia mandata.

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