Violenze
I numeri sono costanti e da oltre 10 anni non parlano di alcuna flessione: 400 casi in media all'anno di accessi al Pronto soccorso del Maggiore per lesioni provocate da terzi. E anche se non sempre - anzi, raramente - sono dichiarate dalle vittime, molte vanno catalogate nell'ambito della violenza domestica.
Ci sono stati solo due anni che fanno eccezione: «Quelli delle chiusure per Covid, in cui sappiamo che gli episodi sono aumentati ma era molto più difficile trovare vie di fuga e arrivare a chiedere aiuto», sottolinea Emilia Solinas, cardiologa, presidente del Comitato unico di Garanzia del Maggiore e una delle coordinatrici su Parma del progetto europeo Viprom. «Il 30% circa sono donne straniere - spiega -. Ed è un dato in proporzione molto elevato perché la popolazione straniera rappresenta il 10% di chi vive sul territorio». Resta l'enorme sommerso, quello che non rende possibile un vero identikit di una violenza che - questo è certo - è molto «democratica» per età, studi alle spalle, ceto sociale. Democratica - appunto - anche «la tendenza a coprire il fenomeno, a non raccontare e spesso gli operatori sanitari - prosegue Solinas - devono rifarsi a dati intermedi: gli accessi plurimi in ospedale per contusioni altamente sospette, lesioni in faccia o alla bocca. Oppure al collo, che a maggior ragione parla di una possibile escalation di violenza dagli esiti anche drammatici e che richiede una valutazione del rischio».
Costante pure il numero delle violenze sessuali: tra i 5 e i 15 casi all’anno su Parma «e anche qui purtroppo non sempre arrivano all’ospedale. La mancanza di evidenti lesioni fisiche non significa che la violenza sessuale non vada monitorata dal punto di vista sanitario, sia per il rischio di infezioni di vario tipo e di gravidanze, sia per il trauma psicologico».
Un aumento importante e preoccupante riguarda invece la violenza sessuale dopo la somministrazione della droga dello stupro. «Abbiamo già casi datati 2023- afferma Solinas - Arrivano a cluster, probabilmente legati ai flussi di spaccio in città di questa sostanza. È qualcosa di molto recente e su cui stiamo concentrando la nostra attenzione. Prima rilevavamo un'intossicazione da farmaci o assunzione di droghe note, qui invece si tratta di sostanze inodori e insapori che danno un completo black-out e che richiedono un formazione specifica del personale sanitario ma anche una attività di informazione a livello di società e di scuole. Stiamo lavorando in modalità integrata perché ci sia un lavoro di prevenzione. Senza generare fobie o allarmismo, c'è la necessità di diffondere la consapevolezza che esiste anche questo mondo».
Chiara Cacciani
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