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MALTRATTAMENTI

Minacce e botte alla moglie: autista di bus condannato

Minacce e botte alla moglie: autista di bus condannato

08 Giugno 2023, 03:01

Era l'uomo della vita. Quello che aveva scelto quando era poco più che una ragazzina. Stessa età, erano cresciuti insieme. Un lungo fidanzamento e un matrimonio durato oltre vent'anni. Eppure, per Sara (la chiameremo così) i ricordi di quell'amore appartengono a un passato remoto. Cancellati dalle umiliazioni e dalle violenze che sarebbero cominciate quando ancora erano fidanzati. Finché si sarebbe ritrovata le sue mani al collo, un coltello puntato al ventre e quel pugno dritto alla tempia. Un marito e un padre aggressivo, perché anche i figli avrebbero visto e subito. Mai una denuncia, però. Per più di vent'anni, fino all'autunno del 2021. Perché a lungo ne è stata «perdutamente innamorata» e poi era da lui che «dipendeva economicamente», aveva sottolineato nella querela. Ma era anche «terrorizzata» dalle sue reazioni. Maltrattamenti aggravati, che hanno spinto il pm Fabrizio Pensa a chiedere 3 anni e 2 mesi per l'uomo, un 50enne parmigiano, autista di bus. Il collegio, presieduto da Alessandro Conti, gli ha riconosciuto le attenuanti generiche, oltre a quella specifica per aver risarcito il danno, e l'ha condannato a 1 anno e 6 mesi, concedendogli anche la non menzione sul certificato penale. Sì anche alla sospensione della pena, ma solo se frequenterà un corso di recupero di almeno otto mesi per persone condannate per questo tipo di reati.

Un uomo irascibile e aggressivo: così l'aveva descritto Sara, la prima volta che si era seduta davanti ai carabinieri. «Ma c'è un problema di credibilità di questa donna. Anche lei era molto reattiva - sottolinea Daniele Carra, difensore dell'ormai ex marito, durante la discussione del processo -. La testimonianza di uno dei figli in questa aula è stata drammatica: ha parlato di rapporti burrascosi e di provocazioni da entrambe le parti, ma ha aggiunto anche di non aver mai subito violenze dal padre, così come il fratello. Anche la madre della signora ha spiegato di non aver mai saputo dalla figlia di eventuali violenze né di avervi assistito. Non dimentichiamo, poi, che la signora ha rimesso la querela, con accettazione da parte del marito».

Ma il processo è comunque andato avanti. E le parole di Sara sono diventate accuse credibili, almeno in questa fase del processo. Credibili quelle offese che spesso lui avrebbe urlato per ferirla: «Sei una persona povera. Non lavori neanche, se ti separi voglio vedere come fai a vivere».

Il ricatto dei soldi. Potente quanto i colpi che ti feriscono il corpo. Ma erano arrivati anche quelli, secondo Sara. Come quella volta, nell'ottobre del 2021, quando durante una discussione, lui le avrebbe piazzato un pugno in fronte. E toccò a uno dei figli intervenire. Anche l'aspirapolvere, passato quando lui voleva dormire, l'avrebbe fatto esplodere fino a minacciare la moglie con un attizzatoio.

Nel novembre del 2021 si era decisa a fare il passo che mai aveva osato fare: aveva denunciato. Ma i primi giorni di dicembre un'altra discussione, sempre davanti ai figli, aveva alzato il livello della tensione e della paura: un coltello puntato al ventre e un pugno alla tempia. Poi la minaccia: «Prima o poi, di notte, mentre dormi, ti sgozzo: tu credi che io stia scherzando, ma prima o poi lo farò», aveva sibilato.

Era arrivata prima, invece, una nuova denuncia. E per lui l'allontanamento dalla casa familiare. Poi le loro strade si sono separate. Dopo più di trent'anni da quando si erano fidanzati.

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