Tragedia
Ci sono ricordi di sorrisi così vicini nel tempo, che è difficile accettare che in un lampo sia potuto cambiare tutto. Uno stesso istante che mette insieme tragedia e, tenacissima, la vita: una mamma, Frehiwet Tesfaye, 38 anni, che muore durante il parto, e la sua bimba, Maria Chiara, che ogni ora che passa si rafforza un po’ di più nella minuscola culla della Terapia intensiva neonatale del Maggiore in cui è ricoverata da sabato notte. «E speriamo di poterla portare a casa presto, forse già la prossima settimana», dice in un soffio il suo papà, Luca Cosmi.
È lui – in questo momento difficilissimo - a trovare parole calde e generose per raccontare chi è stata «Frie» per la sua famiglia ma anche per la piccola comunità di amicizie e conoscenze: «Mia moglie se lo merita. Si è sempre messa all’ultimo posto per aiutare gli altri e mi ha insegnato tanto: ad esempio che essere felici è la prima cosa, sempre». A stabilire i motivi della sua morte sarà l'autopsia prevista nelle prossime ore.
Era arrivata in Italia dall’Etiopia nel 2006 grazie all’aiuto di una cugina. «In cerca di fortuna – spiega il marito - . La sua è una famiglia dignitosa ma povera: aveva bisogno di sostentamento». Si erano conosciuti nel 2007, quando era diventata la badante della nonna paterna. «Poi nel 2008 la nonna è venuta a mancare e dopo quel periodo abbiamo iniziato a capire che tra noi c’era qualcosa che andava oltre il rapporto di amicizia». Una relazione costruita a piccoli passi, cercando di conoscersi e vedere se le proprie vite erano destinate a incrociarsi per davvero. «Fino a quando una domenica l’ho portata in un posto a me molto caro, a cui sono legato sin da bambino: un bosco dell’Appennino reggiano in cui andavo a raccogliere castagne. Ecco: quel giorno ne abbiamo parlato seriamente e abbiamo avuto il desiderio di dirlo ai miei genitori». E’ iniziata la convivenza, la sistemazione nel 2014 in una nuova casa e il matrimonio a ottobre 2020: «Tutto quello che avevamo fino alle 2 di sabato...».
Nel frattempo Frie era stata assunta nell’azienda della famiglia di Luca, la Torneria meccanica Cosmi di via Nobel. «Lei è stata un vero esempio di integrazione – tiene a dire il marito -. Era addetta agli imballaggi e al controllo dei pezzi, e andava d’accordo con tutti: dipendenti e fornitori. Aveva sempre una parola buona e un sorriso, sia nelle giornate belle, sia in quelle no. È stata un esempio di come dovrebbe essere presa la vita. Che non è solo lavorare, fatturare, consegnare: essere felici è la prima cosa».
Felice come lo era quando cucinava («non solo le specialità etiopi, l’ultima volta sono stati i tortelli che ha fatto per tutti noi a San Giovanni»); felice come quando poteva accorrere – sempre la prima – ad aiutare chi ne aveva bisogno: «Se c’era qualcuno che aveva la mamma o un figlio all’ospedale, lei prendeva e andava a fare assistenza».
Era stata felice, dopo essersi un po’ arrabbiata, quando il 29 settembre scorso il marito le aveva organizzato una festa di compleanno a sorpresa: «Per i nostri compleanni cucinava sempre ciò che più ci piaceva: per una volta avevo voluto che fosse lei ad essere a protagonista. Aveva scoperto che avevo ordinato una torta in pasticceria e mi aveva rimproverato per il disturbo. Poi però quando aveva visto tutti gli amici era stata contenta. E’ stato il suo ultimo compleanno e se non avessi fatto quel che ho fatto, ora mi sentirei a metà...».
Era felice anche nella fede: «Era molto credente, non mancava mai la domenica a messa. Solo l’ultima, ha saltato: avevamo fatto, come tradizione, la “Festa dell’attesa” per Maria Chiara. Era stata una giornata intensa e dopo tante emozioni era stanca, non se l’era sentita». Ma la preghiera si era levata dal cuore.
Non ha fatto in tempo, Frie, a conoscere Maria Chiara. Ma la si può immaginare già orgogliosa, lassù, di quello che sta facendo per papà Luca. «Quando sono andato a trovarla nel reparto di Terapia intensiva neonatale e l’ho toccata, mia figlia ha aperto gli occhi e mi ha sorriso. Al ritorno a casa ero sempre distrutto, come potrebbe essere diversamente?, ma avevo un’altra forza dentro: è lei che mi sta aiutando».
Chiara Cacciani
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