La storia
Prima il Mali e ora il Niger, per restare nella fornace geopolitica del Sahel. La speranza e poi il crollo: lo scatto in avanti seguito dall'ennesimo infarto in uno dei cuori di tenebra africani (che magari una gran luce non l'hanno mai vista). «Il canovaccio è il solito: un golpe rovescia il regime filo occidentale, gli autori si presentano alle telecamere con un volto rassicurante. Ma presto, emergono tensioni per costringere gli ex coloni francesi ad andarsene. Poi, tocca a tutti gli occidentali far fagotto». Chi le strade le misura in chilometri e chi in difficoltà: più ne conta e più ci imposta il navigatore. «Vocazione personale» ammette Walter Amatobene, amministratore della Mondial Express. A lui, presidente del team Folgore della Protezione civile e fondatore di congedatifolgore.com, il gusto della sfida ha fatto da bussola pure nell'organizzazione del lancio di 42 paracadutisti italiani a El Alamein da un C130 egiziano. Nel 2023 è stato tre volte in Niger, la prima con un carico di 50 container con apparecchiature varie, dai generatori ai distributori di carburante mobili.
I suoi convogli targati Parma, hanno attraversato (o attraversano) Somalia, Sud Sudan, Iraq, Kurdistan e Afganistan. A fatica lui parla del Niger al passato («Ci sono margini di sviluppo enormi nella logistica: si allevierebbe una miseria endemica, mentre ora le sanzioni affameranno una popolazione già allo stremo» ripete), a fatica ne parla al futuro: specie se prossimo. «L'Ecowas minaccia l'intervento armato per riportare al potere Mohamed Bazoum. I 15 Paesi della comunità africana sono spalleggiati dagli Usa, e se Omar Tchiani, il capo dei golpisti, ha risposto picche è perché conta sull'appoggio della Russia». È questo a pesare: molto più di quanto annunciato da Ciad, Burkina Faso e Guinea schierati al fianco di Tchiani, pronti a rispondere alla guerra con la guerra. La polveriera ideale per jihadisti e mercenari della Wagner. I primi spadroneggiano nel 40 per cento del Mali; gli altri li contrastano con pattuglie motorizzate la cui regola d'ingaggio consiste nello sparare a vista.
Non che percorrere le rotte di queste terre sia mai stata una passeggiata. Non a caso la Mondial Express, presente in modo costante dal 2021 dopo le prime missioni sporadiche di dieci anni fa, è l'unica italiana e tra le pochissime imprese occidentali di logistica nella regione. Costretta come le altre ai viaggi sotto scorta e come le altre esposta agli agguati di terroristi che mirano non a saccheggiare, ma a uccidere, per far sì che nessuno guidi più un camion. «Ma la gente, poverissima, come dimostrano i nugoli di bambini per le strade, mai arroganti nel chiedere l'elemosina quanto piuttosto rassegnati, ha anche una gran voglia di lavorare: noi e la nostra consociata locale abbiamo sempre trovato autisti capaci e affidabili, meritevoli di ricevere compensi più congrui dei salari nigerini». Sarà anche il coraggio della fame, in uno dei Paesi più arretrati del pianeta, ma ciò non toglie valore alla vita messa in gioco.
Da mercoledì scorso le frontiere sono sigillate. Fino ad allora, i container - sbarcati nel porto beninese di Cotonou - puntavano verso nord e scaricavano nella capitale nigerina in otto giorni, dopo aver attraversato dogane elettroniche. «Gli ultimi quattro contenitori, trasportati per una ong tedesca, li abbiamo dovuti “parcheggiare” nel cortile della nostra consociata e non sappiamo quando potremo consegnarli». Non sono che una minima parte delle merci trasportate per organizzazioni non governative di varie nazionalità e per aziende e istituzioni italiane.
«Sta avvenendo come in Mali - ripete Amatobene - ma con tempi accelerati. Mai in giugno, l'ultima volta che mi sono recato sul posto, avrei immaginato questa situazione». Lui ha visto operai lavorare notte e giorno, nonostante le difficoltà del Ramadan, per restare nei termini di una consegna, ha verificato la buona disposizione dei nigerini nei confronti dei nostri connazionali. Evidente, come l'insofferenza verso i francesi troppo spesso dimentichi che l'era delle colonie dovrebbe ormai stare chiusa nelle soffitte dalla storia.
Dopo che la Folgore ha brevettato un battaglione di paracadutisti nigerini (facendoli lanciare da un C130 con bandiera tricolore), all'interno della base italiana si sta allestendo un ospedale di medicina aerospaziale destinato a essere donato al Niger. «Il nostro contingente ha puntato alla collaborazione e si è mosso sempre nel massimo rispetto - sottolinea Amatobene -. Finora siamo stati trattati di conseguenza, ma facciamo anche parte di una coalizione...». Il discorso viene lasciato in sospeso. La base, alla quale sono gli stessi nigerini a garantire la sicurezza, ora è un'entità a sé stante: se la situazione dovesse degenerare, potrebbe ritrovarsi al centro di un assedio. E in sospeso Amatobene lascia i tanti progetti legati al trasporto di pezzi per impianti fotovoltaici ed eolici, alla conservazione del cibo, alla filtrazione delle acque: questo e tanto altro ancora era in ballo prima del golpe. «I camion - dice lo spedizioniere “estremo” - oltre alle merci portano speranza». Si fermano loro, e partono i pick up con le mitragliatrici sul cassone.
© Riproduzione riservata
Contenuto sponsorizzato da Ospedale Maria Luigia
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata