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La mitica orchestra «Millelitri»: musica, gioia di vivere e il piacere del «goccetto»

La mitica orchestra «Millelitri»: musica, gioia di vivere e il piacere del «goccetto»

14 Agosto 2023, 03:01

Un parmigiano che non ha la musica nel sangue - bofonchiò una volta un anziano in una vecchia osteria «de dla da l’acua» - «l’è nasù a Pärma par zbàli».

Si dice che, parecchi anni fa, un noto tenore alloggiato nell’ albergo «Croce Bianca» (in piazza della Steccata), lussuoso locale dove pernottavano gli artisti che si esibivano al Regio, giunto a Parma per «sfidare» il loggione del nostro «tempio del melodramma» in un’opera verdiana, ebbe la ventura di sentire cantare un garzone di un fornaio che transitava sotto le finestre della sua camera. Si affacciò e seguì quella voce straordinaria. Dopo di che, assalito da comprensibile timore, chiamò il proprio impresario al quale confidò l’intenzione di dare forfait. «Se un garzone di fornaio canta in questo modo - affermò- figuriamoci cosa si attendono da me i loggionisti parmigiani!». Come andò a finire non si sa e non è dato di sapere se questa sia leggenda o verità, fatto sta che il canto e la musica, a Parma, l’hanno sempre fatta da padrone. E non solo al Regio.

Stornellatori

Tempo fa nei borghi dell’Oltretorrente, da quelle anguste porticine delle vecchie osterie, unitamente all’odore di vino e di trippa, uscivano pure le note di certi cori che facevano rimanere a bocca aperta. E mica erano coristi o studenti del Conservatorio. Il più delle volte quei cori improvvisati erano formati da operai, facchini, scariolanti, muratori, calzolai, gente del popolo che, dopo aver trangugiato qualche bicchiere, si dilettava nel canto.

Il «Conservatorio dei borghi», infatti, è stato proprio la palestra dove si sono allenati con una voce davvero superba due stornellatori parmigiani, forse gli ultimi : Amedeo (Iones) Balestrieri e Franco Ferraguti. Due belle voci tenorili, due operai (uno facchino e l’altro muratore), due ex atleti i quali, prima di darsi alla musica, avevano fatto onore a due popolarissime discipline: il calcio e la boxe. Iones Balestrieri, a 13 anni, iniziò la carriera calcistica nel Parma sotto la guida del mitico Dante Boni. A 17 anni l’esordio con il Parma in serie B che preludeva ad una lunga carriera in diverse società: Pisa, Pro Patria, Cosenza, Siracusa, Perugia, Genova, Inter, Napoli, Entella e Savona. Invece Franco Ferraguti, che ebbe come maestro l’indimenticato Marcello Padovani, fu un beniamino degli appassionati di box.

Il destino di Iones e Franco fu quello di incrociarsi sul pentagramma proprio con l’intento di proporre alla gente i canti degli ultimi stornellatori parmigiani che si esibivano periodicamente con l’orchestra «Millelitri».

L'orchestra «Millelitri»

L’orchestra «Millelitri», unicum parmigiano, nasce nel mondo in cui la «torlìda», nella nostra città, era come l’aria che si respirava.

Alcuni anziani sostengono che sia stata fondata in Oltretorrente ai tempi di Augusto Migliavacca, il violinista cieco nato nel 1838 in Borgo dei Minelli (strada che correva lungo la fiancata dell’ex cinema Ducale in Strada Bixio a Borgo Grassani) che ci regalò brani famosissimi come la splendida mazurca che prese il suo nome.

Secondo la versione di altri parmigiani del sasso, l’orchestra parmigiana nacque nel 1968 nell’osteria «Le Valli» di Collecchio dove iniziò a fare i primi passi, meglio, ad emettere le prime note.

Il nome, tanto per accontentare i curiosi che potrebbero fare irriverenti anche se veritieri accostamenti, è stato attribuito dalla vocazione dei fondatori, non certamente astemi, a gustare un buon bicchiere di bianco o rosso che serviva a temprare ugole e spirito. La formazione composta da Franco Grossi (chitarra solista), Giorgio Malvisi (chitarra di accompagnamento), dal mitico Marco Fedi (soprannominato il «Claudio Villa» parmigiano) e da Paolo Randi (cantante melodico con una splendida voce), fin dagli inizi, si propose di portare le melodie parmigiane un po’ dappertutto. Ben presto, grazie alla bravura e alla simpatia dei suoi componenti, l’orchestra, si fece apprezzare e conoscere sia in città che in provincia dove si esibiva alla domenica nelle osterie tipiche: «Fogola» di Porporano, «Mosca» di Felino ed anche in quelle dell’Oltretorrente : «Il Sordo» in Borgo Sorgo, «La Campanära» in «bórog Pàja» (Borgo Paglia) gestita dall’indimenticata «Nisén» e «Picelli» in borgo Marodolo, dove la «Millelitri» si esibiva, per tradizione, in occasione del pranzo di ferragosto, a base di un’inarrivabile «buzéca» che il buon Gino serviva ai tavolini sistemati, per l’occasione, lungo tutto il borgo.

Ma altre richieste arrivarono anche dal piacentino e dalla Lunigiana di mare. Infatti a Monterosso (che in estate pullula di parmigiani), le note della «Millelitri», alla fine anni Sessanta- inizio Settanta, trotterellavano per quegli antichi «carugi» che profumavano di basilico, focaccia e sciacchetrà. All’orchestra, che eseguiva brani melodici del tempo ed i più noti e popolari cantari parmigiani, si aggregarono negli anni Settanta altre tre belle voci: Alfredo Calersi, Milièn Gobbi e Gian Carlo, per tutti «pagnotèn’na».

Le ultime «schegge»

La «Millelitri», dopo avere perduto i suoi pezzi forti, tra i quali, gli indimenticati Marco Fedi, Paolo Randi, parmigiano del sasso, ex bidello del «Marconi» e Luciano Porcari bella anima parmigiana, è sopravvissuta con le sue ultime «schegge» quando c’era da cantare per fare del bene e portare un momento di allegria nelle strutture per anziani ed anche nelle feste popolari come la «Féra äd san Giuzép» ma poi si è dovuta arrendere a causa della non certo verde età e relativi acciacchi dei suoi componenti. Mario La Franca, nato e cresciuto in borgo Retto e poi in Vicolo Santa Maria («Cul di sacco»), «sgombratore di solai e cantine», «grotadòr» (e cioè pescatore con le mani nei fondoni della Parma con il fedelissimo «Trombètta»), «cacciatore di lombrichi» di cui forniva i negozi di articoli per la pesca, «bel cme ‘l sól», spirito libero e anarcoide, ne è stato l’anima, il direttore nonché il prezioso virtuoso dell’armonica a bocca («organèn») con cui si esibisce ancora per gli amici nella sua casa immersa nella campagna di Chiozzola. Inoltre, Mario, è stato un abilissimo cuoco con ricette tutte sue da fare inorridire i severi accademici. Un esempio? I suoi personalissimi «anolini in brodo di verdura» che cuoceva « in diretta» sul pulmino dell’orchestra dotato di una ben fornita «cantinetta pensile» e di un’autarchica cucina mobile (una bombola a gas, un fornellino e una monumentale «bronza») posteggiato solitamente in piazzale Santa Croce che fu uno dei teatri in plein air dell’orchestra parmigiana. Gli altri componenti dell’orchestra parmigiana sono stati: Carlo Sacchetti (chitarra), oltretorrentino di via Bixio, Franco Ferraguti (voce), Francone Dodi, il gigante buono, un tempo venditore ambulante di alberi di Natale (coperchi), Luca Longhi (chitarra) ed Orio Barvitius, figlio del mitico Elico, strillone della Gazzetta di Parma anni Sessanta.

Già, l’orchestra «Millelitri», dove note di simpatia, solidarietà e di vita si stemperavano tra profumi e sapori di tortafritta, salame e lambrusco. Note di musica e di umanità vera che animavano i nostri circoli olretorrentini dove autentici giganti della parmigianità come: Walter Ferrari, il fornaio Gianni Cavazzini di via Bixio, Gigètt Mistrali, Claudio Mendogni, Giuliano Mazzera, Enrico Maletti ed Adriano Catelli ci raccontano la fiaba dell’ultima Parma. Ci provi la tanto declamata «intelligenza artificiale» a riproporci questa fiaba. «La srà dura».

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