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GREEN WEEK

Green Economy Festival: la seconda giornata. Domani l'evento conclusivo con Paolo Giordano

Fragilità e trasformazioni dell’economia reale: dal crollo del boom del lusso alle filiere resilienti

Green Economy Festival: la seconda giornata. Domani l'evento conclusivo con Paolo Giordano

18 Aprile 2026, 20:19

Oggi il Green Economy Festival ha messo a fuoco fragilità e trasformazioni dell’economia reale.

Dopo l’apertura sugli scenari del capitalismo con Giuseppe Sabella, il confronto si è concentrato sulla moda-lusso: per Andrea Batilla la crescita recente è stata illusoria (“il lusso pensava di essere immortale”), trainata per l’80% dai prezzi; Daniele Gualdani ha descritto una filiera in crisi dopo il boom post-Covid, con investimenti rimasti senza ordini e aziende passate in pochi mesi dalla crescita alla chiusura. Il rischio più ampio: perdere capacità produttiva significa perdere anche leadership innovativa, perché “l’innovazione la fa chi fa”.

Ampio il capitolo su filiere, industria e sostenibilità: dall’agroalimentare (Prosciutto di Parma) alle rinnovabili, è emersa la necessità di catene del valore più resilienti di fronte a pressioni geopolitiche, costi in aumento e transizione energetica. La sostenibilità è insieme ambientale, industriale e competitiva.

Sul lavoro nell’era dell’AI, Cristiano Boscato ha chiarito che l’intelligenza artificiale sostituisce attività, non professioni; per Loretta Chiusoli è un percorso di trasformazione culturale e organizzativa. Roberto Siagri vede un’AI che “tira fuori umanità”; Cesare Azzali invita al realismo sui rischi sociali; Vincenzo Colla avverte: senza accesso diffuso la tecnologia polarizza.

La geopolitica delle materie prime, con Henry Sanderson, ha mostrato la corsa globale alle risorse e il nuovo protagonismo africano nel chiedere maggior valore dalla transizione. Difficile per USA ed Europa creare filiere alternative a quelle cinesi.

Giuseppe Sarcina registra il passaggio dalla cooperazione sulla decarbonizzazione alla competizione sull’energia; Giuliano Noci definisce la Cina un “elettrostato”; Uski Audino ridimensiona il ruolo del Green Deal nelle difficoltà tedesche.

Maria Chiara Carrozza ha riportato al centro la conoscenza: servono investimenti continui in formazione, ricerca di base e trasferimento tecnologico, con un forte legame università–impresa.

Sul versante sociale, Don Dante Carraro ha ricordato che non c’è transizione senza ridurre i divari di salute, infrastrutture, acqua, istruzione, con l’Africa snodo decisivo.

Federico Faggin ha chiuso la giornata richiamando una tecnologia guidata da etica e umanità. In serata, Günter Blöschl su rischi alluvionali e adattamento climatico.

Assegnato il Premio Green Book 2026 a Roberto Battiston per “Energia. Una storia di creazione e distruzione”.

Domani tavola rotonda finale con imprenditori dei distretti emiliani e “Educare al futuro” con Paolo Giordano.

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