×
×
☰ MENU

Allarme baby gang

Pestato dal branco in Cittadella. «Nessuno ha aiutato mio figlio»

Pestato dal branco in Cittadella. «Nessuno ha aiutato mio figlio»

10 Settembre 2023, 03:01

«Adesso basta. Io non ho paura. È arrivato il momento di una ribellione sana». A parlare è un papà di Parma, l'ennesimo papà che deve fare i conti con le ferite inferte dai bulli a chi è, o appare, più fragile, più vulnerabile, più indifeso. Solo che questa volta papà e figlio non hanno intenzione di abbassare lo sguardo davanti alle minacce e alle botte dei prepotenti. «Bisogna reagire, con intelligenza, ma bisogna ribellarsi a questo degrado dilagante. Questa città merita di meglio».

L'aggressione

Tardo pomeriggio di giovedì, campi da basket della Cittadella, non certo una periferia degradata: il luogo dell'aggressione è uno dei parchi più amati e frequentati dai parmigiani. Il ragazzo, che ha 14 anni, ha appena finito di giocare una partita di pallacanestro con alcuni coetanei incontrati sui campi. Ha ancora voglia di giocare e quindi si sta allenando da solo a centrare qualche canestro.

A questo punto si materializza il branco, che prima inizia a insultarlo, «ciccione, sei un obeso», e poi dalle offese passa alle botte. «Mio figlio, dopo un po' che lo sfottevano, si è avvicinato al gruppetto, formato da sette ragazzi, tutti italiani e tutti tra i 15 e i 17 anni. Con loro c'era anche un ragazzo più grande, attorno alla ventina. Quando gli ha chiesto “cosa volete da me” in due gli sono saltati addosso. Lo hanno immobilizzato, mentre un terzo ha iniziato a colpirlo con calci e pugni», racconta il papà, un 51enne arrabbiato e combattivo.

Attorno al ragazzino e ai violenti c'erano altri giovani, tante mamme e tanti papà insieme ai loro piccoli. «Nessuno è intervenuto, nessuno ha mosso un dito». Erano le 19, un orario in cui la Cittadella, a fine estate, è affollata.

La fuga dal parco

Finito di picchiare, il branco si è dato alla fuga. Ma prima, ha rubato al 14enne la palla da basket e lo zaino. Dentro c'erano il cellulare e il portafoglio. Solo uno scrupolo del più grande ha ridotto i danni. «Mentre scappavano – continua il papà – quello più alto ha detto “molliamo lo zaino, altrimenti ci becchiamo una denuncia”». Zaino ritrovato, ma magra consolazione. Bilancio finale di un pomeriggio da dimenticare: il 14enne si ritrova ora con la schiena dolorante, lividi e un labbro gonfio. Il suo pallone è sparito insieme ai bulli. Purtroppo, con il dolore restano rabbia e delusione. E quelli, forse, impiegheranno più tempo a scomparire.

Appello al sindaco

Pochi giorni dopo l'aggressione, il papà non vuole che il figlio indossi i panni della vittima. «È un ragazzo forte, intendo dal punto di vista psicologico, tanto che il giorno dopo è voluto tornare da solo al parco per allenarsi». Il papà, prudentemente, lo ha controllato a distanza. Ma il coraggio e la determinazione di un padre non bastano.

«Il sindaco e tutta l'amministrazione comunale devono intervenire immediatamente in quelle aree dove regnano spaccio, degrado, violenza e baby gang. Non è possibile che le famiglie abbiano paura a portare i figli a prendere un gelato». A proposito di famiglie: «Certe madri e certi padri hanno bisogno di un percorso obbligatorio di genitorialità». E qui il riferimento è alle mamme e ai papà dei bulli.

«Non voglio che questo pestaggio si trasformi nell'ennesimo “caso”». Questa, per il papà del 14enne, è l'occasione per dire basta alla violenza e al menefreghismo. «La cosa più preziosa è vivere in un mondo sano e tranquillo. Mi interessa il bene di tutta la comunità». Purtroppo, tanti preferiscono voltarsi dall'altra parte.

Pierluigi Dallapina

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI