LUTTO
Senza programmarlo, si era ritrovata a sfidare le convenzioni di un'epoca e di un mestiere al maschile. «E il suo più grande orgoglio era questo: avere raggiunto traguardi importanti superando con tanta fatica le difficoltà che le ha messo di fronte la vita, partendo dal niente e guadagnandosi la stima e l'affetto sinceri di moltissime persone grazie alla sua dedizione, al suo impegno, alla sua dignità». Eccola, l'eredità alla famiglia di Prima Casini Mazza, il cuore della concessionaria di macchine agricole di via dei Mercati.
Quella che era considerata la signora dei trattori è morta a 88 anni. Fino a quando ha potuto, ha continuato ad andare nell'azienda che considerava «figlia» e casa insieme. Non se l'era immaginata così la sua vita, ma quando il marito - agente di vendita - morì a soli trent'anni e si ritrovò con due figli piccoli a cui pensare, le motofalciatrici da vendere in cortile le indicarono la strada. Le tornò utile - primo segnale della sua modernità - la patente che aveva voluto tenacemente prendere nonostante le perplessità in famiglia e iniziò a demolire passo dopo passo, a suon di impegno e umiltà nell'imparare, tutti i pregiudizi che negli anni Sessanta accompagnavano una donna che svolgeva lavori «da uomo». All'inizio la aiutarono - come raccontava - anche i colleghi venditori: chi solidarizzando, chi non vedendola come una minaccia per i propri affari, contribuirono ad evitare che le case produttrici le togliessero il mandato. Arrivò, anzi, la licenza dal Comune e da lì avviò una attività sempre più solida, facendosi un nome. E contribuendo, come sottolineano i familiari, alla meccanizzazione dell’Italia negli anni del boom economico.
«Era il perno, la stella polare a cui guardavamo. Una nonna che sì, ci metteva a tavola con i suoi manicaretti, ma era anche molto moderna - racconta una delle tre nipoti, Benedetta, ex Miss Parma e conduttrice radiofonica e televisiva -. La sua storia di donna e di imprenditrice è una grande ispirazione per tutti noi. Ha avuto a che fare con i problemi più basici e più difficili ma ha sempre avuto un'energia positiva e trascinante. Ci ha trasmesso che con la costanza e con il lavoro si possono realizzare i propri progetti, che non bisogna mai demordere, che di fronte a qualcosa che non si sa fare, l'unica regola è applicarsi ancora di più».
E non sono mancati i riconoscimenti: prima il cavalierato e poi la nomina a commendatore. «Ma ciò che la rendeva più felice e di cui siamo stati testimoni in tante occasioni - continua la nipote - era la stima, la fiducia, la devozione quasi, che come venditrice le venivano dimostrati da chi era nel settore, dal più giovane al più anziano. E l'ammirazione e l'affetto che riceveva come persona. Un affetto sincero che abbiamo sentito in questi giorni da parte di chi non può più attingere a una personalità come la sua».
Chiara Cacciani
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