Venti anni dopo
È stato definito più volte un «miracolo», eppure il salvataggio della Parmalat, dopo il crac del 2003, dipese, in gran parte, dal coraggio, dall’impegno e dalla volontà delle lavoratrici e dei lavoratori che, scegliendo di rimanere uniti, misero in salvo l’azienda che, per molti, aveva rappresentato dignità, lavoro e quotidianità, nonostante tutto.
Ieri pomeriggio, all’Auditorium Paganini, le federazioni territoriali, insieme alle segreterie nazionali di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, hanno organizzato un convegno dedicato al salvataggio dell’azienda di Collecchio, intitolato «Il miracolo del latte. Il lavoro dà vita al futuro», di cui i lavoratori furono indiscussi protagonisti.
Due tavole rotonde
E, di fatto, tramite le voci di Enrico Patroni, Sergio Puelli e Diego Savi, lo sono stati anche ieri, sul palco, durante l’evento, suddiviso in due tavole rotonde, introdotte da Laura Pagliara, di Uila Uil provinciale, e moderate dalla giornalista Francesca Strozzi, a cui hanno partecipato Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, l’ex ministro Pier Luigi Bersani e Maurizio Bassani, attuale general manager Parmalat Italia.
«Non ho rimosso quel periodo, perché la speranza, la rabbia e lo sconforto non si scordano – ha detto Patroni -. Il miracolo del latte è stato possibile grazie a tanti attori: i lavoratori, le organizzazioni sindacali, il mondo politico, i fornitori e le catene distributive».
Gli effetti dello «tsunami»
E se quel crac da 13 miliardi fu per l’economia e per i lavoratori della Parmalat uno «tsunami», la paura di perdere il proprio posto non impedì quella che Puelli definisce «un’incredibile coesione, che ha fatto in modo che ci si fidasse l’uno dell’altro»: «L’attaccamento al nostro marchio ci diede la forza di continuare e di non arrenderci e oggi possiamo dire di essere stati un tassello importante, che ha fatto continuare a vivere una realtà industriale sana e all’avanguardia».
Anche il sindaco, Michele Guerra, ha sottolineato l’importanza di «restituire quella parte di storia che non andò sui giornali», in cui «i lavoratori, le delegazioni sindacali, le istituzioni e la politica riuscirono a tenere in piedi un’azienda che funzionava, che poteva continuare a lavorare».
«Ciò che conta davvero non è quanto accaduto prima o dopo, ma quello che accadde durante – ha aggiunto Savi -. In quel durante vinsero le persone e il lavoro, malgrado tutto e tutti, perché è proprio da esso e dalla sua dignità che si dà vita al futuro».
Bersani, definendo il ruolo dei lavoratori come essenziale nei casi di crisi aziendale, quasi commosso, ha voluto ricordare il sindacalista Enrico Barbuti e ha aggiunto: «Io ne ho viste tante e ho sempre osservato che un’impresa è una comunità e un mondo vitale, il cui perno sono i lavoratori: non ho mai visto un’azienda salvarsi senza che essi ci si mettessero con tenuta, capacità di coinvolgimento, determinazione e fiducia».
«Furono le lavoratrici e i lavoratori, con la loro intelligenza e la loro capacità di saper fare che, in quel momento, non solo salvarono il loro posto di lavoro, ma garantirono di non disperdere ciò che era un patrimonio per il territorio e il Paese – ha spiegato, infine, Landini -. Credo che questo sia un messaggio importante che, ancora di più oggi, andrebbe utilizzato e valorizzato per governare e gestire un processo di trasformazione, anche produttivo, che il nostro Paese stra attraversando, perché dimostra che la conoscenza e la volontà delle persone, in molti casi, è decisiva, più ancora di chi dirige, a volte, le imprese, in modo sbagliato, come è avvenuto in quella vicenda».
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