lutto
«Dal suo posto di lavoro, in via Savani, ha visto Parma cambiare profondamente. Ma lui non è cambiato: si è sempre dedicato alla famiglia e ai ragazzi che amavano il calcio a cui ha voluto trasmettere valori e un insegnamento».
Gian Luca Berni, pur con il dolore dentro, sorride: l'eredità di suo padre Rubens, deceduto all'età di 85 anni, è di quelle che riempiono il cuore. Che aiutano anche a superare lo strazio di un addio.
«Se dovessi riassumere la figura di mio papà direi che è una persona che ha fatto tutto per la sua famiglia. Ma non solo: perché le centinaia di ragazzi dello Juventus Club Parma, di cui è stato presidente, ricordano bene quanto si sia impegnato per loro, quanto si sia speso per offrire la possibilità di vivere la loro passione».
Uno sforzo ritagliato tra i pochi momenti liberi di chi ha sempre messo il lavoro in primo piano. Dal 1955 Rubens Berni ha aiutato il padre nella pompa di benzina di via Savani: e allora era ben diversa dai distributori che conosciamo ora.
«All'inizio era una semplice pompa sul marciapiede. Solo nel 1970 si è allargata e si è trasferita dove si trova ora». Ma quelli erano gli anni in cui la piccola città ha iniziato a crescere, a scoprire i primi assaggi di quella modernità che l'avrebbe rivoluzionata. E Rubens, per tanti in quei giorni di cambiamento, era una faccia amica.
«Ricordo ancora che c'erano gruppi di amici che prima di partire si davano appuntamento lì, al distributore di Berni», ricorda Gian Luca che, a sua volta, ha lavorato in quella stazione di servizio con la mamma, la sorella. E poi, terza generazione, con suo figlio.
«Ma certamente il motivo per cui mio padre era più conosciuto è il suo grande amore per il calcio e per la Juventus». Nel 1961 fondò lo Juventus Club Parma: e da allora non si è mai più fermato. Sono stati lunghi anni di impegno per il club qui in città e di trasferte in giro per tutto il mondo. A seguire una passione bianconera ma sempre virata in salsa parmigiana.
Fu infatti Berni ad inventare il Battistero d'oro e, fino all'ultimo, ha portato con sé come un ricordo emozionante quell'edizione che vide la partecipazione di Giampiero Boniperti e nove giocatori della prima squadra: la foto è in bianco e nero, ma i volti dei campioni si riconoscono ancora bene.
Mentre altrettanto impossibile da dimenticare fu la tremenda notte del 29 maggio 1985 nello stadio Heysel di Bruxelles. Rubens era lì e ancora a distanza di anni ripeteva che quella fu «una serata da brividi, terrificante. Anche il club di Parma ha pagato duramente il prezzo di quella tragedia. Tre nostri soci che erano appunto nella famigerata curva Z rimasero feriti e si ristabilirono solo dopo alcuni mesi».
Ma per un dolore ci furono molte gioie. E tanti ricordi dolci.
«Per i ragazzi del club lui c'era sempre. Li accompagnava alle partite se i genitori non potevano farlo, li spronava». Come, è sempre il figlio a dirlo, ha fatto con la sua famiglia: e dare l'esempio con saggezza è stata la scelta che lo ha caratterizzato. Purtroppo, però, il tempo passa impietoso e negli ultimi anni alcuni problemi di salute lo hanno allontanato dal lavoro e dalla passione per il club bianconero. «E anche se non si riconosceva più in quello che stava intorno ha sempre portato avanti la sua filosofia e l'impegno per la famiglia».
Rubens Berni lascia la moglie Carla e i figli Stefania e Gian Luca.
Il rosario verrà recitato questa sera alle 18.30 nella chiesa di Santa Maria della Pace, mentre il funerale si svolgerà domani alle 10.15 nella stessa chiesa.
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