Centomila soldati morti in battaglia in questi due anni di guerra? No: centocinquanta mila. Macché: soltanto (!) trentunmila ,precisano da Kiev. E Putin nega che la Russia abbia perduto finora settantamila combattenti. Impossibile capire che cosa stia accadendo davvero in questo scontro tra due Paesi retti da due oligarchi che fanno e disfano l’informazione basata su falsità propagandistiche. Putin ha sfornato una legge che prevede il carcere per i giornalisti che si ostinino a usare i termini della realtà: cioè «guerra» e vocaboli attinenti, come invasione, attacco, ritirata. Sono soltanto «operazioni speciali». E a Kiev Zelensky controlla personalmente i notiziari radiotelevisivi. Certo la Russia è l’invasore e l’Ucraina la vittima. Ma a Kiev è in funzione una fabbrica di notizie false per ingigantire le atrocità compiute dai soldati Russi. E Mosca parla di «nazificazione» effettuata dal presidente ucraino: che è di origini ebraiche.
Precise e acuminate per il nostro portafoglio sono invece le cifre del danno economico per tutta l’Europa che in questi due anni ha sborsato 144 miliardi di euro in aiuti all’Ucraina. E a noi italiani? Non si sa! Pare 500 milioni finora e 1 miliardo che dovremo scucire entro l’anno in corso: ma c’è un dato che condizionerà un po’ tutta la faccenda. Ed è quello connesso alla vendita di armi: che ci vede ottimi protagonisti , in quanto siamo il Paese che incassa più di tutti in Europa per la produzione e vendita di armi belliche. Cinismo? Insensibilità morale? Ma quando mai? Certo non è piacevole apprendere che le nostre mine ammazzano e mutilano un bel po’ di gente: ma che dovremmo fare, rinunciare all’incremento del Pil? E adesso, in nome di Dio, il presidente Zelensky vuole resistere fino a veder cadere l’ultimo uomo ucraino contro il Demonio Putin? Perché a rigor di logica, le soverchianti forze del neo zar del Cremlino non lasceranno scampo all’eroismo seppur alimentato, per solidarietà mista a furba convenienza anti Putin, dall’Europa e dall’America. Sta di fatto che l’invocazione all’Onnipotente, è stata indirettamente censurata dal ministro di Dio in terra: dal Papa, il quale a invitato i due statisti «irresponsabili» a trovare un accordo e metter fine a un’ inutile e spaventosa catastrofe di morte e distruzione. Apriti cielo! Subito accusato di interferenza impropria in materia politica, e imputato di partigianeria a favore di Putin o comunque reo di insensibilità per l’Ucraina, papa Francesco è finito sul libro nero del Presidente di Kiev, - uomo che sa usare con sapienza il mezzo televisivo, essendo stato attore comico e regista prima di essere eletto alla presidenza politica - uomo diventato il simbolo dell’agnello sacrificale. Cosa vera, intendiamoci: ma non semplice a essere ben decifrata vista la complessità degli interessi in gioco dei vari Paesi prodighi di miliardi e soprattutto di armamenti. Con uno slancio formidabile, tipico di chi standosene in panciolle predica l’assoluta necessità dell’«Armiamoci e…partite» i governanti autorizzano mostruose spese in cannoni e mine, in aerei e navi, in carri armati e mitraglie. L’Italia, si sa, è tra i maggiori produttori e venditori di ordigni bellici: prima in Europa quanto a incassi per smercio di attrezzi mortiferi .Sensi di colpa? Ma stiamo scherzando? Dobbiamo forse lasciare campo aperto a Macron, addirittura pronto a mandare in prima linea la Legione straniera? O i vertici del doppio Parlamento e soprattutto quelli della Commissione Europea, governo che non governa nulla se non le misure delle angurie, il prezzo dei cereali? Eccoli pronti questi s-governanti a stanziare cifre enormi e prometterne altre per dotare l’Ucraina di armi il più letali possibile. E Putin? Lo Zar del Cremlino ha guidato la Russia a divenire la seconda potenza mondiale: governa barbaramente un Paese barbaro che non ha mai conosciuto la democrazia. Un Paese la cui immensa ricchezza è nelle mani di un’oligarchia chiusa e inaccessibile a chiunque non si genufletta al Grande Capo. Un Paese abituato a usare l’esercito come carne da macello. E che si serve anche di un esercito privato, il famigerato «Wagner», che ha il compito di intervenire come forza primaria in battaglia. E’ composto da mercenari di varia provenienza, da volontari professionisti e da criminali comuni condannati per reati gravissimi, i quali liberati e intruppati in questo esercito a sé stante ma agli ordini dell’Armata Rossa e di Putin, combattono per la Grande Russia. Il premio, oltre a un lauto stipendio, è la grazia concessa dal Kremlino a chi sopravviva in prima linea almeno fino al sesto mese di guerra. Così è stato, per esempio, per uno dei mandanti dell’uccisione della giornalista Anna Politkovskaja, la coraggiosa ‘reporter’ assai critica nei riguardi dello Zar. Ritenuto colpevole d’aver partecipato all’organizzazione dell’agguato mortale e condannato a 20 anni di carcere, è stato graziato da Putin per aver partecipato all’invasione dell’Ucraina. Altri ergastolani redenti per ardente patriottismo sono tornati sui luoghi dei delitti compiuti: suscitando il terrore delle vittime. E gli Stati Uniti? Siamo anche qui davanti a un comportamento irresponsabile di chi in nome della libertà decide di armare fino ai denti i Paesi limitrofi nemici della Russia. Il presidente degli Usa, il vecchio inesausto «gaffeur» Biden è in linea con la delirante esibita convinzione dei governanti americani di essere una teocrazia creata da un Dio terribile ma giusto il quale li obbliga a combattere il Male. Poco importerebbe a quel Dio che le guerre sante provochino poi stragi di soldati ma soprattutto di civili inermi: 10mila le vittime dei bombardamenti russi su scuole e ospedali. E ben 8 milioni di bambini coinvolti nella tragedia immane dell’Ucraina. Finora: cioè in soli due anni di guerra. Ma fermo restando che la responsabilità maggiore sia certamente di Putin, stupisce la dichiarata volontà di martirio del Presidente Ucraino che sta ricevendo dagli Usa nuovi aerei bombardieri in grado di colpire al cuore la Russia. Bel risultato: Putin ha già avvertito l’Europa: colpirà con missili di alta e devastante precisione i Paesi dai quali decollerebbero i caccia americani. Siamo sull’orlo dell’abisso.