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Intervista

Francesco Agnello: «Metto in scena lo spirito francescano di gioia e allegrezza»

Francesco Agnello: «Metto in scena lo spirito francescano di gioia e allegrezza»

19 Aprile 2024, 03:01

Torna a Parma il regista, compositore e percussionista Francesco Agnello, che nel 2019 e nel 2022 ha portato in San Francesco del Prato le opere «Pierre e Mohamed» e «Charles de Foucauld fratello universale».

Martedì alle 21 nella stessa chiesa presenterà «I Fioretti», azione teatrale sul celebre florilegio trecentesco ispirato alla vita di San Francesco e dei suoi seguaci. Per gli organizzatori – la Famiglia Saveriana e i Frati Minori conventuali di San Francesco del Prato, con il patrocinio di Comune e Diocesi – i Fioretti «sottolineano il legame tra ogni creatura, e ci inducono a riflettere sulla povertà, le malattie, le ingiustizie e la violenza».

«Perfetta letizia», «Il lupo di Gubbio», «La tentazione della carne», «La predica agli uccelli», sono i più noti tra i 53 testi dell’opera. Ne saranno rappresentati undici, interpreti l’attore Lorenzo Bassotto, voce recitante, e Francesco Agnello con l’hang, strumento a percussione svizzero in forma di sfera metallica, e la kalimba, lamellofono africano. Agnello è nato in Sicilia, a quattro anni emigrò con la famiglia. Ci racconta da Parigi: «Ho vissuto in Francia e ho ricevuto un’educazione italiana, a casa parlavamo la lingua e il dialetto dei miei genitori. Le mie radici sono in Italia ma mi sento anche francese». Formatosi con i maestri Sylvio Gualda, Gaston Sylvertre, Jacques Delecluse e Michel Clas, ha scoperto il teatro come percussionista solista nella Carmen di Peter Brook. Ha firmato una dozzina di spettacoli e si dedica alla formazione di attori, ballerini e musicisti. Nel 1996 ha ricevuto il Premio Villa Medici. «I Fioretti» è stato il suo debutto teatrale: «Ho un legame particolare con San Francesco: sono nato il 4 ottobre, mi hanno dato il suo nome e la mamma da piccolo mi raccontava di lui. Perciò ho deciso di dedicare ai Fioretti il primo spettacolo della mia vita. Per me è più che una rappresentazione: è la missione di far rivivere la spiritualità francescana nella semplicità e nello spirito di gioia e allegrezza». Per trent’anni, con 1800 repliche in francese e in italiano, la rappresentazione ha calcato i teatri d’Europa e l’Aula Magna di un’Università di Washington. È patrocinata dal Consiglio d’Europa, dal Pontificio Consiglio della Cultura nel mondo e dal Comitato nazionale della Musica di Francia. Nel 2024, su richiesta di un liceo francese, lo spettacolo è stato riattivato. Con le altre opere di Agnello rappresentate a Parma ha in comune «l’umanità e l’universalità. San Francesco, Pierre Claverie, Charles De Foucauld hanno percorso un cammino a cui non si può rimanere insensibili. Il teatro, la professione che ho scelto, è diventato per me il modo per divulgare un senso».

Laura Caffagnini

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