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NELLA BASSA

Maxi ragnatele, parla l'esperto: «Servono ai ragni per migrare»

Maxi ragnatele, parla l'esperto: «Servono ai ragni per migrare»

06 Novembre 2024, 03:01

Dalla città alla pedemontana e alla collina ma, soprattutto, alla Bassa. È esteso, e «dilagante» ovunque, in questi giorni d’autunno, il cosiddetto fenomeno delle «ragnatele volanti», conosciute anche con il più affascinante e fiabesco nome di «capelli d’angelo».

Hanno coperto campi ed argini, alberi e case; c’è chi se le ritrova in faccia o attaccate agli indumenti e alle auto, chi se le ritrova addosso mentre fa una scampagnata in sella alla bicicletta e chi se le ritrova sui balconi e alle finestre. Quest’anno sembra davvero essere una invasione quella di queste «ragnatele volanti» che non ha risparmiato nulla. Ci sono in città, a Parma come a Fidenza e a Salsomaggiore ma, soprattutto, nella Bassa, sia nei centri abitati e, ancora di più, nelle aree più periferiche e, come è naturale che sia, attirano la curiosità di molti e fanno sorgere diverse teorie. Nulla di legato ad Halloween, va subito evidenziato, anche se il paesaggio a suo modo si presterebbe. Questi curiosi e resistenti filamenti sono davvero ragnatele e lo dimostra il fatto che sono «popolate» da un gran numero di piccoli ragni.

Ci sono coloro che continuano a sostenere che si tratti di una conseguenza delle cosiddette scie chimiche e chi parla di modelli di bioingegneria per il controllo del clima; addirittura chi allude a qualcosa di extraterrestre. Come evidenziato però dagli esperti si tratta del fenomeno conosciuto come ballooning, un modo per spostarsi nell’aria utilizzato da diversi ragni e da altre specie di insetti, già attestato anche in Italia da secoli. Soltanto nell’area della Pianura Padana il fatto è sempre uguale e si ripete ogni anno, in questo periodo, da secoli.

Le prime cronache risalgono addirittura al 1500. Si tratta di ragnatele dalle caratteristiche eccezionali per resistenza chiamate «draglie» prodotte dai ragni nelle grandi pianure del Nord Europa e confini, alle quali affidano le loro uova ai fini della diffusione della specie (diffusione anemofila).

Incontrando l’ambiente idoneo le uova si schiudono riproducendo la specie. I ragni, come noto, secernono il filamento, che non è altro che seta, in modo da essere trasportati dalle correnti e migrare.

Inoltre in questa stagione, come i contadini sanno bene, tutti i campi vengono ricoperti da queste ragnatele. A Parma e provincia il fatto in questo periodo risulta più diffuso e visibile perchè, nelle aree interessate dagli allagamenti dei giorni scorsi i ragni di fatto «fuggono» utilizzando questa sorta di paracadute o di «mongolfiera».

«Una mattina del lontano 1832, il giovane naturalista Charles Darwin, affacciandosi sul ponte del Beagle mentre solcava i mari dell’emisfero australe, notò che tutte le superfici della nave, attorno a sé, erano ricoperte da una fitta coltre di ragnatele – racconta Davide Persico, esperto naturalista e docente universitario a Parma - gli artefici di quell’opera erano migliaia di piccoli ragni, ben distinguibili sulla tela. La nave, in quei giorni, era a circa 60 miglia dalla costa argentina. Un fenomeno simile si sta manifestando nella Bassa proprio in questi giorni ed incrementa soprattutto nelle fasi di allagamento della golena. Come molte altre specie – ricorda - anche i ragni rifuggono dall’acqua di esondazione e sfruttano la tecnica del ballooning proprio per mettersi in salvo più in fretta. Questa tecnica prevede il rilascio di fili di ragnatela dalle ghiandole dell’addome che, rimanendo attaccati al ragno e separati tra loro, culminano in un groviglio con funzione di vela. In balia del vento, ma anche di campi elettromagnetici che i ragni sanno percepire e sfruttare, questi esemplari prendono il volo percorrendo anche decine se non centinaia di chilometri. Per sfruttare al meglio il vento, correnti ascensionali e campi elettromagnetici di potenziale favorevole, i ragni si arrampicano su alberi, cespugli e ogni altro punto rialzato prima di spiccare un efficace volo. Così, le ragnatele, lunghissime e spesso fitte, che ospitano centinaia di individui decollano e atterrano creando grovigli e coperture sulla vegetazione ma anche su ostacoli antropici. Tutto ciò è stato osservato e provato sia sperimentalmente che fotograficamente».

Una spiegazione, quella del professor Persico, ribadita e confermata anche dal è professor Donato Grasso, docente di Zoologia generale, ecoetologia, sociobiologia, conservazione e gestione della fauna all’Università di Parma

r.c.

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