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Seminario

Il Ris in cattedra: così la prova del dna risolve gli enigmi»

Il Ris in cattedra: così la prova del dna risolve gli enigmi»

16 Gennaio 2025, 03:01

Le serie tv a sfondo giallo mettono sempre più in evidenza l’utilizzo della comparazione del dna e delle tracce biologiche, ma è proprio così in realtà?

Il seminario di genetica forense dal titolo «Dalla scena del crimine alle nuove frontiere della genetica forense» prova (e riesce) a dare una risposta. Organizzato dalla professoressa Maria Carla Gerra, con la partecipazione del tenente colonnello Fabiano Gentile del Reparto Investigazioni Scientifiche (Ris) di Parma dell’Arma dei carabinieri, l’incontro era inserito nell’ambito dell’insegnamento di Genetica molecolare umana e di organismi modello della laurea magistrale in Biotecnologie genomiche, molecolari e industriali del dipartimento di Scienze chimiche, della vita e della sostenibilità ambientale.

La «lectio» di Gentile parte da un’immagine scattata su un treno: un uomo vicino a una donna che indossa la mascherina. Se qualcuno fosse stato chiamato a testimoniare in tribunale su cosa stesse accadendo fra quei due, potrebbe aver ricordato alcuni particolari, impressioni personali. Se però la testimonianza si allontana nel tempo i ricordi diventano sempre più offuscati o addirittura distorti.

L’esame di una semplice immagine permette di ricostruire parte di un oggetto e notare che i due in realtà non erano seduti affiancati.

I dati riscontrati da una ricerca negli Stati Uniti, nel progetto Innocence Project, sono allarmanti: 252 persone sono state scarcerate dopo una permanenza in carcere media di 16 anni, oltre la metà di questi sono stati condannati per errati riconoscimenti, mentre 25 persone erano stati condannati a morte. Un caso su tutti: un uomo condannato nel 1985 per violenza su una bambina di 9 anni è stato scagionato grazie a una comparazione del dna che è stata possibile solo nel 1993, quando la tecnologia ha permesso le prime analisi.

Il tenente colonnello, biologo e membro del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche (RaCIS), ha poi spiegato cos'è una scena del crimine, quali sono le attività che vengono svolte e le fasi che vengono affrontate caso per caso. «Anni fa - afferma Gentile - cercavamo tracce biologiche e impronte digitali su una scena del crimine di un fatto di portata nazionale: un marito sospettato di aver ucciso la moglie prima di togliersi la vita. Un collega mi fece notare che mancava una tazzina da caffè. In cucina sembrava fosse passato un ospite. Identificammo una persona: alla domanda se sapesse dove si trovava quella tazzina, confessò il duplice omicidio. Aveva portato con sé l’oggetto che aveva toccato, nel tentativo di sottrarre prove che riconducessero a lui».

Il luogo in cui si compie un atto violento può essere analizzato da diversi punti di vista, sfruttando molteplici elementi, dalla formazione di macchie di sangue alle tracce biologiche. Su questo fronte le nuove tecnologie, prosegue l’ufficiale che ha preso parte alle indagini dell’omicidio di Yara Gambirasio, permettono ora di tracciare il fenotipo delle persone di cui vengono rinvenute tracce biologiche o ematiche, definendo così il colore degli occhi, dei capelli e della carnagione fino a risalire al possibile paese di provenienza o di origine.

Questo tipo di indagini diviene sempre più risolutivo, e lo testimoniano i premi e i riconoscimenti internazionali proprio per aver risolto fatti di sangue che parevano veri enigmi.

Il problema si sposta adesso sul fronte etico, per capire fino a che punto ci si potrà spingere nell’utilizzo di strumenti tecnologicamente avanzati in grado di determinare un numero di elementi sempre più alto, fino a identificare la comunità di provenienza di un potenziale autore di un crimine. Ulteriore incognita risiede nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale che sembra essere, al momento, la naturale evoluzione delle indagini scientifiche anche se al momento l’intervento umano risulta ancora fondamentale perché i colpevoli vengano individuati.

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