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Il doppio ex

Cesare Prandelli: «Il Parma deve salvarsi, è troppo importante»

Cesare Prandelli: «Il Parma deve salvarsi, è troppo importante»

21 Maggio 2025, 03:01

Nell'Atalanta è nato calcisticamente e poi come allenatore, nel Parma ha probabilmente dato una svolta alla sua carriera da allenatore: in tutte due le piazze, per motivi diversi ma sempre calcistici, ha lasciato un pezzo di cuore.

E oggi Cesare Prandelli è pronto a seguire l'ultimo atto di un campionato che si chiude proprio con Atalanta-Parma. Per la «Dea» una gara con poco significato, per i crociati la partita che vale una stagione.

«Senza motivazioni l'Atalanta non l'ho mai vista, vuoi perché c'è un traguardo da raggiungere, vuoi perché c'è il capocannoniere della serie A, o per qualsiasi altro motivo - mette in guardia tutti Cesare Prandelli -. L'Atalanta arriva sempre motivata alle sue partite. In questi anni con Gasperini ha sempre mantenuto questo vestito di squadra solida e forte».

Il Parma dei giovani allora come dovrà affrontare una partita come questa?

«Partiamo dall'inizio. Da dove siamo partiti con il Parma? Cosa volevamo essere? Giovani molto interessanti ma secondo me questa squadra aveva bisogno di un paio di giocatori con una certa maturità ed esperienza proprio per far crescere questi giovani talentuosi. E così si ritorna all'inizio della stagione. Cosa volevamo fare? Il Parma ha avuto alti e bassi forse proprio perché nello spogliatoio non c'erano persone di una certa esperienza».

Anche in gennaio il Parma non ha cambiato politica comunque.

«Vero, sono politiche diverse, si punta sui giovani, serve anche più tempo per farli crescere. Va bene, ora bisogna capire come verrà strutturato il Parma l'anno prossimo. Se ci sarà una continuità, se i giovani non verranno venduti con la possibilità di migliorarsi ancora. Allora diventerebbe interessante. Ma io non conosco la politica e le intenzioni delle società».

E allora quanto è importante questa salvezza?

«Non è importante, è fondamentale. Sennò si dovrebbe ripartire con progetti diversi, con programmi diversi. Questa salvezza è importantissima».

Il Parma ha fatto più punti con le prime che non con le ultime: perché secondo te?

«Non è tanto un paradosso. Questa è una squadra che quando il pallino del gioco ce l'hanno gli avversari, allora si chiude bene, ha una buona gamba e l'esuberanza di contrattaccare e così con le prime ha fatto grandi prestazioni. Quando il Parma deve fare la partita, deve avere la capacità di occupare la metà campo avversaria, gli spazi sono stretti, devi avere l'abilità di fare un po' di ragionamento in più per trovare la chiave del gioco».

E si dice che, soprattutto in provincia, il modello sia proprio l'Atalanta...

«Per me è difficile pensare di strutturare un'altra società come è l'Atalanta. Perché è unica. Ha la stessa proprietà da moltissimi anni, una proprietà che ha fatto calcio, il presidente ha fatto calcio, i figli anche. E sono bergamaschi doc, sanno bene qual è la mentalità dei bergamaschi, quindi nasce tutto da questo modo di intraprendere il calcio. Lì, prima, formano le persone che poi diventano giocatori. Difficile quindi replicare un modello Atalanta, quasi impossibile. Ognuno deve avere la capacità di programmare il proprio modo di vedere il calcio, secondo la propria cultura calcistica. Negli della Parmalat, Parma era abituata a lottare per obbiettivi importantissimi, Coppe, scudetto. Con la voglia di costruire una squadra bella, con il bel gioco».

Quanto ti è servita la scuola Atalanta?

«L'Atalanta è una scuola di vita, Achille Bortolotti, allora presidente, quando smisi di giocare, mi disse “Cesare, ti dò una squadra, non so se sarai bravo ad allenare ma sicuramente ci rappresenterai molto, perché hai la voglia e la volontà di fare qualcosa di sociale per la nostra provincia. E questa era una cosa che mi ha colpito ed affascinato molto».

Ultima cosa: come giudichi questo campionato, così equilibrato in alto e in basso?

«Mi auguro che ci siano sempre più di due squadre che lottano per lo scudetto come è accaduto sino a un mese fa. E per quanto riguarda la salvezza i giochi sono ancora aperti. Quindi è stato comunque un campionato aperto e interessante».

Sandro Piovani

© Riproduzione riservata

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