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Anita Louise, la poetessa che scelse Parma per amore

Anita Louise, la poetessa che scelse Parma per amore

22 Luglio 2025, 03:01

L’arte della parola l’aveva accompagnata per tutta la sua vita, dall’infanzia negli Stati Uniti fino agli anni trascorsi a Parma.

Anita Louise Olachea si è spenta venerdì scorso a 89 anni, dopo una febbre fulminea che ne aveva aggravato le già precarie condizioni di salute. Originaria della città americana di Filadelfia, nello Stato della Pennsylvania, Anita Louise aveva dedicato gran parte delle sue giornate alla scrittura, iniziando a lavorare negli Stati Uniti come giornalista d’inchiesta per il «Bulletin», quotidiano locale pubblicato fino al 1982.

Le sue radici americane, unite alle origini basche di una parte della famiglia, l'avevano tenuta fortemente ancorata alla madrepatria, fino all’incontro con il suo futuro marito Cesare Bucci.

Lui, allora docente universitario di struttura della materia a Parma, negli anni Sessanta era in Pennsylvania per impegni lavorativi. I due si conobbero nel 1965, per poi sposarsi due anni dopo e tornare insieme a Parma.

Dalle parole del marito, 88enne originario di Milano e fino al 2021 consigliere della Fondazione Monteparma, emerge l’eleganza e la grande cultura della signora Olachea. A Parma si era occupata inizialmente anche di traduzioni e consulenza per alcune case editrici, come Garzanti. Ma la poesia ha sempre rappresentato l’amore più grande per Anita Louise, che dedicava molte ore, soprattutto quelle notturne, alla scrittura.

Versi rigorosamente in lingua inglese, nonostante conoscesse bene l’italiano, perché «le piaceva giocare in casa», come racconta il marito.

Il tema ricorrente dei suoi pensieri era la nostalgia, la mancanza di un qualcosa appartenente al passato. Una poesia che abbracciava anche altri argomenti, come il territorio italiano e la sua amata famiglia, dal marito Cesare al figlio Filippo fino ai nipoti.

«Mio figlio tra le tante, ha scelto una poesia di Anita che si intitola “Papà comes to America”, che affronta il tema dell’immigrazione, ma dal punto di vista dei sentimenti, non tanto della politica o altro. Lei -ricorda Cesare Bucci - era una persona timida, non amava mettersi in mostra. L’ho dovuta convincere io a presentare le sue poesie, anche sulle riviste statunitensi, vincendo poi alcuni premi. In quasi 60 anni di matrimonio non abbiamo mai litigato, soprattutto grazie a lei, che era attenta a mantenere sani i nostri scambi di idee».

Da alcuni anni, con l’avanzare dell’età, Anita Louise aveva smesso di scrivere poesie, ma continuava a raccogliere i propri pensieri in alcuni piccoli diari, che il marito tiene conservati, pronti per essere sfogliati per la prima volta, nella loro casa in via XXII Luglio.

Bucci sta preparando una raccolta delle oltre ottanta poesie scritte dalla sua amata compagna di vita, insieme all’editore «Berti». «Ho trovato un dipinto ad acquerello di un’amica di Anita, dove c’è lei seduta mentre usa la sua macchina da scrivere. Vorrei usarlo come copertina del libro», ha spiegato il marito.

I funerali di Anita Louise Olachea si sono tenuti ieri pomeriggio, partendo dalla sala del Commiato di Ade, per poi arrivare fino al Tempio di Valera.

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