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Inchiesta

Sicurezza in piscina: sempre più bambini lasciati da soli in acqua

Sicurezza in piscina: sempre più bambini lasciati da soli in acqua

22 Agosto 2025, 03:01

Sono passati pochi giorni dalla tragedia avvenuta alla piscina River di Ponte Taro, dove un bambino di 8 anni ha perso la vita in seguito a un malore in acqua.

È un mercoledì d'agosto un po' atipico: il cielo è grigio e minaccia di piovere. Alla piscina Coopernuoto di Moletolo c'è solo una mamma che fa il bagno insieme ai suoi tre figli, nella vasca per bambini. I piccoli nuotano e improvvisano dei tuffi. Tutto avviene sempre sotto lo sguardo attento della madre. Nel frattempo, sopra allo scivolo colorato, anche un bagnino, con la divisa rossa e gli occhiali, con occhi vigili, controlla. In quel momento si sente una voce robotica, provenire da un alto parlante: «Ricordiamo ai genitori di non lasciare soli i bambini in piscina durante il bagno ma di controllarli durante i loro spostamenti».

Oggi più che mai è importante interrogarsi sulla qualità degli standard di sicurezza nelle piscine e sulla responsabilità della quale sono investiti i genitori che accompagnano i figli in acqua. «Ultimamente stiamo assistendo a un brutto trend - racconta Davide Bonomini, direttore del centro sportivo Coopernuoto di Moletolo, -: i genitori tendono sempre di più a lasciare i figli da soli in acqua mentre fanno altro. Spesso - aggiunge - per stare al cellulare».

Nella piscina di Moletolo ogni giorno, tra bagnini, assistenti e stuart, operano 16 persone. «Succede a volte che qualche bambino va dove non si tocca e inizia ad agitarsi. In quei casi c'è l'intervento tempestivo del bagnino. Il problema è che i genitori oggi sembra che abbiano sempre meno il senso del pericolo». Nella piscina di Moletolo ci sono tre vasche: una piccola (per bambini), una media e una grande. In tutto sono due gli scivoli, ognuno dei quali, di fronte alle rispettive scalette, ha apposto un cartello dove sono ben segnati i limiti di altezza. «È fondamentale rispettare il regolamento prima di salire. In tutti i casi, di fronte agli scivoli c'è sempre un bagnino che sorveglia».

Nel concludere, Bonomini sottolinea l'importanza di portare fin da piccoli i propri figli ai corsi di nuoto. «Il nostro Paese ha 7000 chilometri di coste - afferma - quindi per un italiano è fondamentale imparare a nuotare fin dai primi anni di età. Come piscina noi organizziamo corsi di nuoto dai tre mesi fino all'età adulta anche all'aperto, per far capire a tutti una cosa fondamentale: la miglior prevenzione contro i rischi in acqua è imparare a nuotare»

Simile è la situazione alla piscina dello Sport Center Ercole Negri del Campus.

Lì le vasche sono due: una, piccola, dedicata ai bambini e una, più profonda, per gli adulti. «Consigliamo e richiediamo - spiega il direttore Stefano Mari - che tutti i bambini sotto i 13 anni siano sorvegliati e accompagnati dai genitori. Il regolamento è esposto fuori ma non è sempre facilissimo farlo rispettare con il solo aiuto dei bagnini».

Proprio per questo motivo, all'interno della piscina del Campus, nei giorni più affollati, operano anche dei bodyguard, per garantire la sicurezza e aiutare gli operatori di salvataggio. «La security ci garantisce un maggior rispetto delle regole, soprattutto in presenza di utenti adulti che non si comportano bene». Anche qui, negli ultimi anni, dal punto di vista della sicurezza, le cose sembrano essere cambiate. «Molto spesso i nostri bagnini devono sollecitare i genitori a controllare i loro figli, a non lasciarsi distrarre dalle chiacchiere e, soprattutto dal cellulare». Tuttavia, aggiunge: «Fortunatamente quest'anno non abbiamo dovuto svolgere nemmeno un intervento di salvataggio. I nostri assistenti sono molto attenti nella prevenzione e se vedono qualcuno che non sa nuotare avvicinarsi alle zone dove non si tocca, intervengono subito dicendo di spostarsi». Oltre ai bagnini, alla piscina del Campus è sempre presente un coordinatore di vasca, oltre che al direttore. Come a Moletolo, anche la piscina del Campus offre corsi di nuoto «che sono fondamentali - sottolinea Mari - soprattutto per la sicurezza di tutti i cittadini in acqua».

Infine, anche se nessuno lo dice apertamente, nell'ambiente c'è molta preoccupazione per i tanti bagnanti che vengono in piscina e, molto spesso, non sanno nuotare. Questo probabilmente avviene perché in molti Paesi l'acqua non è considerata un simbolo di sport e divertimento e inoltre molti non hanno la possibilità di imparare a nuotare.

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