Il commento
Ripensare, a freddo, alla sconfitta con la Juventus paradossalmente fa ancora più male. Perché allo Stadium, live, la sensazione è stata quella di una ripresa segnata, con i bianconeri in crescita costante e i crociati ad arretrare fatalmente il baricentro. E così è arrivato il primo gol. E poi, con la Juventus in dieci, la voglia di recuperare è stata punita con la seconda rete in contropiede. David e Vlahovic gli autori, Yildiz l'ispiratore.
Il giorno dopo, complice una dichiarazione notturna di Alessandro Circati, la riflessione sulla partita genera più di un rammarico. «Dobbiamo imparare a difenderci anche un po’ con la palla»: vero. Ha ragione Circati. La buona organizzazione difensiva vista per un tempo allo Stadium deve avere un'evoluzione anche in fase offensiva. Traduzione secondo la filosofia del calcio nostrano: a difendersi e basta prima o poi si becca gol.
E a dire il vero nel primo tempo il Parma è arrivato almeno in due o tre occasioni pericolosamente tra le linee della Juventus, con palloni partiti sia dalla trequarti che dal fondo. Ma poi tutto si è spento, è mancata l'illuminazione finale, quell'idea (che sarebbe stata meravigliosa) che cambia una partita, che capitalizza un'azione potenzialmente pericolosa con il gol. E quando c'è stata questa idea, la capitalizzazione non è riuscita: errore di Pellegrino o bravissimo Bremer? Forse entrambe le cose, per non scontentare nessuno. Di certo quella gigante occasione da gol a inizio ripresa meritava qualcosa di più. E forse saremmo qui a parlare di un'altra partita, visto il nervosismo generale che stava attanagliando le giocate bianconere. Anche qui una considerazione nell'area «banalità vere»: in serie A non si possono sbagliare certe occasioni sennò si viene poi puniti. E così è andata.
Insomma, il gioco del Parma è mancato di qualità. E qui entra in campo un'altra discussione che appassiona i «tifosi allenatori» del Parma. Bernabé non riesce più a esprimersi a certi livelli per un calo personale (che ci può stare, nulla di male) o perché mal si adatta al ruolo di centrocampista di destra (e ci potrebbe stare anche questa ipotesi). Partendo da queste considerazioni, va detto che l'unico dubbio riguarda se sia giusto affidare il gioco ad un giocatore soltanto. In appoggio a una punta soltanto. Perché l'Almqvist visto allo Stadium, uno dei migliori peraltro tra i crociati, ha giocato da quarto centrocampista e soprattutto ha usato la sua velocità per mettere in difficoltà gli avversari. Servirà, da qui in avanti, qualche idea in più. L'ultima nota, a freddo, è per Pellegrino. Criticato per il tiro scagliato sul corpo di Bremer entrato in scivolata disperata, intervento salva-gol: tutti hanno criticato aspramente l'argentino del Parma. «Quel gol si doveva fare». Vero, un centravanti doveva segnare. Ma un centravanti-gladiatore, che va a far sportellate a centrocampo, corre avanti e indietro per tutto il fronte d'attacco a pressare chiunque gli passi vicino, lotta contro tutti, forse può anche perdere di lucidità. E trovargli una spalla valida è quasi un obbligo.
Da oggi il Parma inizierà a preparare la sfida con l'Atalanta. Un'altra storia (si spera). E, come sempre, meglio guardare avanti. Con fiducia, visto che tutti i crociati scesi in campo sono usciti dallo Stadium con la maglia (molto) sudata.
© Riproduzione riservata
Contenuto sponsorizzato da Ass. Archeosofica Parma
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata