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IN CAMMINO

Il collecchiese Massimo Ghirardi, la Via Francigena tutta d'un fiato

Il collecchiese Massimo Ghirardi, la Via Francigena tutta d'un fiato

15 Settembre 2025, 03:01

Collecchio Prima dell’anno Mille, l’arcivescovo Sigerico si mise in cammino da Canterbury alla volta di Roma, per ricevere l’ordinazione papale. Documentò il viaggio, codificando così il tracciato della via Francigena caduta nell’oblio del tempo nel corso dei secoli, dopo essere stata calpestata da migliaia di pellegrini partiti dal nord per raggiungere la città eterna.

Ma la via Francigena non finisce lì: altri pellegrini ne hanno creato il tratto che continua fino alla punta del tacco, a Santa Maria di Leuca, dove ci si imbarcava alla volta dei Gerusalemme.

Il cammino attraversa 5 Stati, 16 regioni e oltre 600 comuni. Non è dato sapere se qualcuno abbia già percorso a piedi i 3200 e passa chilometri che separano la città inglese dall’estremo lembo della Puglia. Oggi qualcuno ha deciso di provarci. Si tratta di Massimo Ghirardi, parmigiano doc, che attualmente vive a Collecchio, 65 anni, pensionato dopo aver lavorato tanti anni alle dipendenze del Cedacri, con alle spalle una lunghissima esperienza da capo scout nel gruppo Parma 6, dalla quale ha ereditato lo spirito di sacrificio e il gusto dell’avventura.

I cammini storici delle vie dei pellegrini sono da tempo una sua passione, tanto che già una decina di anni fa si era fatto il percorso da Sala Baganza a Roma. Ma stavolta, visto che il tempo non gli manca, ha deciso di affrontare una sfida che potrebbe apparire quasi impossibile: investire oltre 3 mesi di vita per percorrere a piedi l’intera via Francigena, da Canterbury a Santa Maria di Leuca.

Ghirardi non è tipo da cerimonie ufficiali e da documentazioni ipertecnologiche. Solo con il suo zaino (e con il beneplacito della moglie) è partito da Collecchio nel luglio scorso alla volta di Canterbury, e da lì, come il vescovo Sigerico mille anni fa, ha dato gambe al suo sogno custodito a lungo nel cassetto: l’11 luglio scorso ha iniziato l’avventura che in 3200 chilometri lo porterà a destinazione, laggiù dove si confondono le acque di Adriatico e Ionio.

«In questi giorni – dice Ghirardi – sto percorrendo la Toscana e presto entrerò nel Lazio. Sono ben oltre metà strada. Salvo gravi imprevisti, l’arrivo a Roma è cosa quasi fatta, anche perché è una via che già conosco, ma non so cosa mi aspetta dopo, nella strada verso il sud. Comunque sono ottimista, anche grazie al fatto che negli ultimi decenni i cammini religiosi hanno avuto un risveglio, soprattutto in Italia, e sono di solito ben segnalati e muniti dei servizi essenziali».

La prima tappa, unica oltremanica, lo ha portato in 34 chilometri da Canterbury a Dover, dove si è dovuto imbarcare per raggiungere Calais. Poi è stata solo una interminabile faccenda di gambe: «Attraversare la Francia è stato tutt’altro che agevole – confessa Massimo –. Il cammino dei pellegrini corre lungo il confine est, per lunghi tratti poco abitato e senza servizi essenziali, quali strutture per mangiare e dormire, quindi non è stato facile programmare le tappe. Una volta mi sono persino perso nella foresta».

Il camminatore parmigiano ha percorso Haute de France, Grand Est e Bourgogne Franche Comtè, poi i cantoni Vaud e Vallese in Svizzera, per raggiungere la Val d’Aosta dal passo del Gran San Bernardo. Ha quindi attraversato Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Liguria e Toscana e ora sta per immettersi nel Lazio, verso Viterbo, Bolsena e Roma. «In Emilia – rammenta - ho giocato in casa, non solo perché conosco il territorio, ma anche perché il 22 agosto ho potuto dormire per una notte a casa mia in famiglia, a Collecchio, e soprattutto perché avevo appuntamento con sei amici con i quali ho condiviso l’esperienza scoutistica, che mi hanno accompagnato fino ad Aulla, in sei tappe più brevi del solito, ma sicuramente più piacevoli. Se tutto va bene, conto di arrivare a destinazione a metà ottobre. A Roma farò il punto della situazione, per verificare come sono messi i percorsi a sud, ma ora come ora punto ad arrivare in fondo al tacco dello stivale, attraversando Campania, Basilicata e la lunghissima Puglia». La vita del camminatore è tutt’altro che facile, e il ritmo delle giornate è scandito da una serie di incombenze: «Percorro in media 30 chilometri al giorno – fa notare Ghirardi – devo partire presto al mattino per arrivare presto alla meta di giornata, non solo per motivi organizzativi, ma banalmente anche perchè nello zaino ho solo l’essenziale e tutti i giorni devo lavare gli abiti e avere il tempo per asciugarli. Non faccio foto, vado all’avventura seguendo il percorso della Francigena. Per godersi il viaggio – continua Massimo – è necessario avere spirito di adattamento, essere aperti al cambiamento, essere curiosi di scoprire mondi sconosciuti e di conoscere gente. Per questo, dove è possibile, preferisco scegliere gli ostelli rispetto agli alberghi, perché lì incontro persone che vivono le mie stesse esperienze. Chi me lo fa fare? Non c’è una ragione precisa. Forse la provenienza dal mondo scout, la sfida con me stesso, la voglia di nuove esperienze. Nel cammino non c’è nulla di turistico: si cammina, si mangia, si parla, si incontrano persone che ti raccontano anche quello che non direbbero al loro migliore amico. Stando qualche ora insieme ci si confida senza pregiudizi e senza condizionamenti, si azzerano le differenze di età e di ceto. Si capisce che siamo tutti uguali nelle nostre diversità. Questi incontri, da soli, valgono ampiamente la fatica di mesi di cammino».

Antonio Bertoncini

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