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Liborio Parrino: il medico-scrittore va in pensione

Liborio Parrino: il medico-scrittore va in pensione

di Katia Golini

09 Novembre 2025, 03:01

Medico-scrittore, autore della rubrica «Pillole di sonno» sul nostro quotidiano, a sogni e sonno ha dedicato la vita. Di torte per la festa di saluto al suo team ne ha portate due: una datata 1.4.1981, l'altra 31.10.2025. Liborio Parrino, primario dell'Unità operativa complessa di Neurologia, dopo quasi 45 anni, lascia l'ospedale Maggiore a 70 anni per raggiunti limiti di età.

Nel 2021, il giorno del passaggio da direttore del Centro del sonno a primario disse: «No all'autoritarismo, sì all'autorevolezza. Vorrei essere un federatore. Un facilitatore di incontri tra persone e competenze».

Il primo anno di direzione della Uoc Neurologia ha coinciso con la fase ancora attiva della pandemia da Covid, in una situazione complessa anche dal punto di vista logistico. Con la collaborazione di tutti sono stati gradualmente ripristinati logistica adeguata, recuperati posti letto e spazi adatti per gli ambulatori. «Un’avventura faticosa e vincente che si è realizzata senza autoritarismi, ma grazie a una squadra di professionisti solidali e qualificati». Luminare nel suo campo, Parrino non smette mai di ribadire l'importanza del gioco di squadra e di sottolineare il valore dei suoi «orchestrali che sanno suonare magnificamente i propri strumenti».

«Oltre alla medicina del sonno - sottolinea pensando al lavoro svolto in ospedale -, siamo cresciuti in tutti gli ambiti della Neurologia come le cefalee, la sclerosi multipla, le demenze, il morbo di Parkinson, le epilessie, le neuropatie periferiche, le malattie cerebrovascolari, aprendo anche nuove competenze sul monitoraggio intraoperatorio degli interventi neurochirurgici e l’Eeg in continuo nei pazienti in coma».

Erede di una scuola prestigiosa, capitanata da Mario Giovanni Terzano a cui nel '24 è stato intitolato il Centro della medicina del sonno, non manca di ricordare: «Lo scienziato è un ribelle, un insoddisfatto che domina i fondamenti della propria disciplina, ma che non vuole restare intrappolato nella comfort zone delle conoscenze acquisite. Come ci ammonisce Socrate, il sapere non deve essere un punto d’arrivo ma la piattaforma per proiettare la mente oltre la convenzione accettando di esplorare nuovi territori culturali, magari distanti dalla materia di partenza. E la medicina del sonno, proprio per la sua marcata impronta multidisciplinare, ama la contaminazione feconda e trasversale, dove anche l’arte diventa fonte di ispirazione. Ai miei allievi ho chiesto di mantenere alta la fama del Centro di medicina del sonno seguendo ognuno il proprio percorso autonomo e personale, ma senza mai perdere il gusto di vivere l’esperienza di una bottega artigianale rinascimentale».

Allievi, collaboratori e maestri: c'è un prima e un dopo a cui Parrino si sente grato: «Ho avuto la fortuna di avere maestri straordinari e la fortuna di avere allievi eccellenti. La Scuola Neurologica di Parma ha espresso direttori di rilievo ma ha formato anche brillanti giovani specializzandi che si sono affermati in Italia e all’estero. In un’epoca in cui si registra un preoccupante calo delle vocazioni mediche, la Scuola di specializzazione di Neurologia di Parma continua ad esercitare un forte effetto attrattivo sui giovani neolaureati in Medicina e chirurgia».

Orgoglioso dell'operato, Parrino non ha mai smarrito la vocazione al contatto con i pazienti: «Anche se il direttore di una struttura complessa ospedaliera passa molto tempo ad occuparsi di organizzazione e di moduli operativi, non può e non deve smarrire il rapporto diretto con i pazienti per non inaridire il proprio ruolo clinico. Quando nel 1974 dovevo scegliere la facoltà universitaria a cui iscrivermi ero incerto tra le materie umanistiche e medicina. Pur restando affascinato dalla letteratura, dalla filosofia e dall’arte ho scelto di seguire un percorso di contatto con la malattia per restare attaccato alla vita delle persone. Innamorandomi poi del cervello è stato bellissimo poter coniugare il corpo e la mente».

Ora che l'esperienza ospedaliera è conclusa si può fare il punto. «Lascio un reparto di 18 posti letto condivisi con la Stroke Unit con due nuovi contratti libero professionali (della durata di un anno) e un concorso per dirigente medico neurologo a tempo indeterminato in via di espletamento. Oltre al reparto, continua il lavoro ambulatoriale e di laboratorio al Padiglione Barbieri che rappresenta l’altra cavità pulsante del cuore neurologico e che visita e cura ogni anno migliaia di pazienti».

Sempre nonostante le difficoltà, Parrino si professa ottimista. «L’invecchiamento della popolazione e la bassa natalità stanno determinando pesanti squilibri al sistema sanitario e previdenziale. Le lunghe liste d’attesa scoraggiano i cittadini che per decenni si sono rivolti agli ospedali per tutte le cure comprese quelle non emergenziali. Concentrando negli ospedali solo le patologie più gravi e complesse, da qualche anno le energie sono state rivolte al territorio dove gestire le cronicità e alleggerire la pressione sul pronto soccorso. Questa operazione di decentramento richiede tempo e modalità di attuazione che diventano complicate in un periodo di carenze di medici e infermieri e in cui le risorse finanziarie sono contingentate. Solo una più disciplinata aderenza a stili di vita sobri e responsabili potrà garantire una traiettoria di salute e benessere».

«Il cervello è una straordinaria macchina adattativa - aggiunge volgendo lo sguardo al suo futuro personale -. In pratica, impara a fare quello che gli fai fare. Se ogni giorno vai a giocare a tennis, magari non diventi bravo come Jannik Sinner, ma prima o poi riuscirai a colpire la pallina e mandarla oltre la rete nel campo opposto. Vivere per quasi 45 anni nello stesso ambiente configura una vera e propria dittatura dell’abitudine e l’ospedale, da luogo di fatica e lavoro, si trasforma in una gabbia dorata che fai fatica ad abbandonare. Eppure, è giusto uscire dalla comfort zone per esplorare nuovi ambienti e accettare nuove sfide».

In tutti questi anni di esperienza non ha tralasciato la passione per l'arte in tutte le sue sfaccettature. Passione che hanno portato il medico-umanista a scrivere diversi libri di successo. «Quando preparo una lezione ho bisogno di accompagnare la narrazione scientifica con la suggestione artistica. Non solo perché credo che molte delle cose che raccontiamo oggi agli studenti e ai colleghi erano già state intuite dagli artisti e dai filosofi del passato, ma soprattutto per lasciare un’impronta emotiva nel cuore di chi ascolta. Il pubblico che abbiamo di fronte non è fatto di contenitori vuoti che devono essere passivamente riempiti dalle nostre nozioni, ma è composto di persone che attendono che qualcuno li aiuti a disormeggiare ricordi e passioni del loro passato. Nei libri che ho scritto ho raccolto le citazioni, le immagini e i grafici che ho custodito negli anni per condividerli universalmente in una disposizione ordinata e compatta. Continuerò a scrivere libri, con il supporto prezioso di mia moglie Monica, e a visitare pazienti mantenendo il legame tra res cogitans e res extensa . Per Cartesio erano due entità distinte ma quando gli chiesero come facciamo ad essere persone uniche fatte al tempo stesso di corpo e di pensiero il grande filosofo francese rispose candidamente che la sede dell’incontro tra spirito e sostanza era la ghiandola pineale. A distanza di 400 anni oggi sappiamo che nella ghiandola pineale viene prodotta la melatonina, un ormone che regola il ritmo del sonno e della veglia e quindi attore fondamentale del nostro equilibrio psico-fisico. Ancora una volta gli umanisti arrivano a meta molto tempo prima degli scienziati».

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