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Fidenza

Addio al «Prof» Luca Vaienti, il chirurgo che ricostruiva le vite

Addio al «Prof» Luca Vaienti, il chirurgo che ricostruiva le vite

19 Novembre 2025, 03:01

Il Prof. Per i «suoi» questo restava, anche una volta che loro erano diventati colleghi a tutti gli effetti. Responsabile dell’Unità operativa di Chirurgia plastica e ricostruttiva all'ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio e chirurgo plastico e della mano nella casa di cura La Madonnina a Milano, nemmeno la pensione gli avrebbe potuto cambiare l'appellativo. Lungi dall'appendere il camice al chiodo, Luca Vaienti c'era andato il 31 ottobre, per raggiunti limiti d'età: fine delle lezioni dalla cattedra di Chirurgia plastica e della mano all'Università di Milano, ma non al tavolo operatorio, dove avrebbe continuato a dare l'esempio, ricordando l'importanza di avere sempre piani B e C. Diciotto giorni è durata la sua pensione: Luca Vaienti è spirato ieri all'ospedale Maggiore, stroncato da una patologia repentina e feroce. Nulla avrebbe fatto presagire la morte del luminare, intervenuto un paio di settimane prima a un congresso a Napoli, per poi ballare con i colleghi al termine della cena. Solare fino ad allora e anche dopo: la sua è stata un'eclissi improvvisa.

Era nato a Fidenza, 70 anni fa. E anche se la sua carriera si è sviluppata altrove, borghigiano era rimasto. Se non fosse stato per i restauri in corso, sarebbe stato il duomo, all'ombra del quale era cresciuto, a ospitare l'ultimo saluto. Invece, sarà nella chiesa di San Michele che oggi alle 19 verrà recitato il rosario: sempre qui saranno celebrati i funerali domani alle 15.

Elena, la moglie, strumentista di sala operatoria; le figlie Silvia dermatologa, Bianca chirurga plastica e Costanza studentessa di Medicina; il fratello minore Enrico, direttore della Clinica ortopedica del Maggiore, che commosso ricorda le doti umane e chirurgiche di Luca e «l'altissima professionalità e l'affetto di medici, infermieri e oss che lo hanno assistito nei suoi ultimi giorni nella Clinica e immunologia medica diretta dal professor Giuseppe Regolisti». Solo la sorella Cecilia, traduttrice, non ha indossato il camice, dopo che i genitori Carlo ed Elena Comuni erano stati medici di famiglia a Fidenza. Medicina e amore hanno coabitato nella vita di Luca Vaienti. Da qui la passione per l'arte di curare, suo marchio distintivo e contagioso.

Nel 1981 la laurea a Parma, nel 1985 la specializzazione in Chirurgia della mano e, nel 1990, quella in Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica. Nel 1986, con una borsa di studio dell’Università di Nancy, lo stage al Service de Chirurgie Plastique Reconstructrice e nel Centro Sos Main di Strasburgo, per approfondire le conoscenze nel campo della Chirurgia plastica e della mano e della Microchirurgia e sperimentare un innovativo modello di organizzazione sanitaria. Nel 1991, è al Davis Medical Center di San Francisco. Dal 2002 al 2020 è responsabile dell’Unità operativa di Chirurgia plastica e ricostruttiva al Policlinico San Donato, ruolo rivestito da fine 2020 all'Istituto ortopedico Galeazzi. Dal 2006 è direttore della cattedra di Chirurgia plastica dell’Università di Milano e docente in numerose scuole di specializzazione. Più ricostruttriva che estetica, la sua Chirurgia plastica: il suo bisturi permette di recuperare la vita o di salvaguardarne la qualità a chi subisce lesioni per traumi o tumori. Autore di 110 pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali, di due testi editi in francese, spagnolo e italiano e di numerosi capitoli di libro, Vaienti ha organizzato e presieduto una trentina di corsi sulla chirurgia della testa, del collo, degli arti e della mano. Doti riconosciute anche oltre frontiera: nel 2011 è il primo chirurgo plastico italiano membro della prestigiosissima Academie Française de Chirurgie.

Judoka affascinato dall'Estremo oriente, era stato centometrista a livelli nazionali: con la scuola di atletica leggera di Fidenza, sotto la guida del professor Pratizzoli, era arrivato terzo ai campionati nazionali di eptathlon. Amabile, generoso, non ha mai voltato le spalle alla propria terra. «Ogni anno - ricorda Andrea Marchesi, direttore di Chirurgia plastica al San Gerardo di Monza, che con Vaienti ha compiuto tutto il percorso di studi e buona parte di quello professionale - riuniva i suoi specializzandi con quelli del fratello Enrico nella Bassa parmense, per una giornata gastronomica». Pronto a divertirsi, quando le circostanze lo permettevano, Vaienti era «un punto di riferimento per i casi più complessi. Quanti ne ha risolti, molti pediatrici: ferite che non guarivano, arti al limite dell'amputazione... Fu lui il primo in Italia ad applicare per gli arti inferiori la tecnica dei “lembi perforanti”, fino ad allora ritenuta troppo difficile».

«Era coinvolgente: l'esatto contrario del barone universitario» lo ricorda Andrea Bianco, chirurgo plastico a sua volta suo allievo. «Appena laureato, ero interessato alla Chirurgia plastica: mi è bastato incontrarlo, per innamorarmi della specialità. Era il numero uno: sempre sul pezzo, quando c'era da lavorare, ma anche pronto a trasformarsi nei momenti di relax in un empatico goliarda». Fuori e in casa. Bravo ai fornelli, Vaienti amava anche cucinare per i tanti amici. E così, sfruttando l'ambiguità del termine, si firmava «Chef». E gli altri leggevano «Prof».

Roberto Longoni

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