×
×
☰ MENU

I dati di Parma

Centro antiviolenza: «Da inizio anno 314 richieste di aiuto»

Centro antiviolenza: «Da inizio anno 314 richieste di aiuto»

25 Novembre 2025, 03:01

I numeri da soli già rendono l'idea della portata allarmante del fenomeno: in dieci mesi, dal 1° gennaio al 31 ottobre di quest'anno, sono state 314 le donne che si sono rivolte al Centro antiviolenza di Parma.

Trecentoquattordici vite in bilico tra paura e sofferenza. Trecentoquattordici donne che hanno scelto il coraggio di ripartire. Facendo un breve calcolo, si tratta di una richiesta di aiuto al giorno.

In dieci anni +53%

I dati delle donne che si sono rivolte al Centro antiviolenza della città raccontano di un fenomeno costante che rispecchia quanto accade nel resto del Paese e «non accenna a diminuire»: nel decennio 2014-2024 il numero di donne accolte è cresciuto complessivamente del 53%, considerando il confronto tra il primo e l’ultimo anno. Il trend di crescita ha interessato anche il numero di donne ospitate nelle case rifugio, aumentate del 48% tra il 2014 e il 2024.

Richieste in un anno

Dal 1° gennaio fino al 31 ottobre 2025, si sono rivolte al Centro antiviolenza della città 314 donne che hanno subito violenza. Ma in particolare, di queste, 233 hanno chiesto sostegno per la prima volta e 81 hanno invece cominciato il loro percorso negli anni precedenti.

Considerando esclusivamente le nuove richieste, la maggior parte delle donne era di origine italiana (60%), e in misura minore proveniente da altri Paesi (40%). Un dolore che non ha geografia e che si insinua nella quotidianità, diventa incubo. Attraversa le mura di casa, che si fanno gabbia. E in forme diverse.

Diversi tipi di violenza

Per quanto riguarda le tipologie di violenze subite, spesso plurime, nel periodo di riferimento la violenza psicologica è stata subita dal 90% delle donne, quella fisica dal 60%, la violenza economica dal 40% e la violenza sessuale dal 15%. Si tratta di comportamenti violenti che «si verificano prevalentemente nel contesto di una relazione intima - fa sapere il Centro-, ad opera di partner ed ex partner e le violenze che le donne subiscono tendono a presentarsi come violenze multiple e reiterate nel tempo».

«Il caso Italia»

Il quadro non migliora a livello nazionale. Anzi. «L’Italia, ancora una volta, pochi giorni fa, è stata condannata dalla Corte di giustizia europea perché, nonostante la vigenza di numerose leggi che affrontano e offrono strumenti per il contrasto al fenomeno della violenza maschile sulle donne, non è in grado, con le proprie istituzioni, con i soggetti preposti alla tutela e sostegno alle donne di riconoscere la violenza - spiega il Centro antiviolenza di Parma - e di sostenere le donne ed i loro figli nei percorsi di uscita, di fare una valutazione del rischio e di mettere in atto azioni di tutela efficaci». Il messaggio è chiaro: si chiede un maggiore impegno. Non solo alle istituzioni.

«Ascoltate le donne»

Secondo il Centro, infatti, «la violenza maschile sulle donne è strutturale e persistente e, come ci racconta la sentenza di condanna dell’Italia, non è possibile contrastarla con mere azioni repressive senza ascoltare la voce delle donne e quanto emerge dall’esperienza dei Centri antiviolenza che lavorano con le donne e al loro fianco». Un lavoro che inizia con l'accoglienza e che prosegue anche dopo l'uscita della vittima dalla situazione di violenza.

Porte aperte

E oggi il Centro antiviolenza dalle 17,30 aprirà la sua sede a tutta la cittadinanza, «per chiedere il sostegno di tutti perché il nostro percorso venga riconosciuto e difeso». E ancora, questo sabato dalle 10,30 all'OniricArt in via Pasubio 1/c il Centro racconterà i suoi 40 anni di storia, ripercorrendo la forza di chi lo ha fondato e delle donne che negli anni lo hanno popolato, abitato e sostenuto cogliendo la necessità di cambiamento sempre per le donne e con le donne. Un impegno concreto e quotidiano. Una promessa di libertà.

Cavandoli (Lega)

Laura Cavandoli, deputata della Lega, ricorda che «non bastano le celebrazioni o i simboli. Servono strumenti concreti, tempi rapidi e pene certe. Una donna che trova il coraggio di denunciare - dichiara - deve sapere che lo Stato è al suo fianco e che non dovrà affrontare da sola burocrazia, paura e solitudine».

A.P.

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI