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Festival della narrazione industriale

Il dialogo «impossibile» tra cronaca ed epica e un'iconica Lettera 22 nel libro di Giuseppe Lupo

Il dialogo «impossibile» tra cronaca ed epica e un'iconica Lettera 22 nel libro di Giuseppe Lupo

27 Novembre 2025, 03:01

Il racconto di un dialogo impossibile tra il tempo breve della cronaca moderna e l’epica del passato. Un viaggio temporale, in cui la macchina da scrivere (o «per scrivere», come preferirebbe l’autore) diventa il collante tra le diverse fasi della storia mondiale, espressione di una narrazione industriale che continua a mutare.

Lo scrittore e saggista Giuseppe Lupo è stato il protagonista dell’incontro di ieri pomeriggio allo Spazio 51 di Palazzo Giordani, in un racconto del suo ultimo libro «Storia d’amore e macchine da scrivere» (Marsilio, 2025): un appuntamento organizzato con la libreria «Diari di Bordo», nell’ambito della terza giornata del Festival della narrazione industriale di Parma.

Il dialogo dell’autore con il vice caporedattore della Gazzetta di Parma Aldo Tagliaferro ha permesso di conoscere la storia del protagonista del libro, il «Vecchio Cibernetico», che, nel suo misterioso viaggio temporale, si ritrova a dover gestire la frenesia di Salante Fossi, inviato del giornale «Modern Times»: «C’è da una parte l’ossessione per la cronaca e per il tempo breve, dall’altra il Cibernetico, un uomo dell’epica», ha raccontato Lupo.

Un oggetto che ritorna in numerose vicende del protagonista, nato in Ungheria e fuggito dall’invasione dei carri armati sovietici a Budapest, è la Olivetti Lettera 22, macchina da scrivere di cui il Cibernetico porta con sé la custodia nelle varie epoche e paesi visitati.

La narrazione industriale passa inevitabilmente anche attraverso quell’iconico strumento, inventato da un imprenditore talmente attuale da chiedersi se «sia stato un padre che ci ha dato una lezione o un uomo che ha predicato nel deserto», come si è chiesto Tagliaferro.

Ha concluso Lupo, «Olivetti è stato un profeta privo di sostegno: l’azienda, dopo la sua morte, avrebbe dovuto ricevere il sostegno politico della classe dirigente, ma ciò non accadde. Nel libro si parla di un’invenzione tecnologica del protagonista e, oggi, ci scontriamo sempre più con l’intelligenza artificiale. Non credo dovremmo avere paura delle macchine, che rimangono delle utenze da saper sfruttare al meglio».

Pietro Amendola

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